Tribunali abruzzesi, Fina: “Lettera aperta all’avvocato Tirabassi”

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“Il suo ruolo è incompatibile con la candidatura a sindaco”, scrive il senatore del Partito Democratico Michele Fina, in una lettera indirizzata all’avvocato Franco Tirabassi, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Sulmona. Il tema al centro dello scontro è la mancata proroga per il tribunale della città e il conseguente dibattito politico che ha visto contrapposti il senatore e il candidato sindaco sostenuto dal centrodestra.

“I suoi toni inaccettabili e la sua incompatibilità”

Fina non usa mezzi termini nel criticare l’atteggiamento di Tirabassi:

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“Pur comprendendo il suo nervosismo per essere stato colpito nell’orgoglio, la invito a rileggere la mia osservazione, che era esclusivamente politica, e la sua sguaiata risposta, non priva di mancanza di rispetto personale e istituzionale”.

Poi attacca la doppia veste di Tirabassi, evidenziando un’incompatibilità tra il ruolo di Presidente dell’Ordine degli Avvocati e quello di candidato sindaco:

“Avrebbe dovuto rinunciare al suo incarico nel momento stesso in cui ha accettato la candidatura. Le sue dimissioni arriveranno comunque dopo le elezioni, qualunque sia il risultato, perché è evidente che anche da consigliere d’opposizione non potrà svolgere serenamente il suo ruolo”.

Secondo Fina, mantenere questa “incompatibilità sostanziale, se non formale”, sarebbe un danno sia per la comunità degli avvocati che per il territorio.

“Una battaglia persa: la destra l’ha abbandonata”

Il senatore entra poi nel merito della questione più spinosa: la mancata proroga del tribunale di Sulmona. E accusa Tirabassi di essere stato usato politicamente:

“Fratelli d’Italia, dopo averla gettata nell’agone politico, l’ha abbandonata proprio sul suo terreno di gioco, con la mancata proroga per il tribunale”.

Per Fina, il vero problema è che “lei è il primo presidente dell’Ordine che, dopo 12 anni, non porta a casa la proroga per la sua città”.

“Una proroga non avrebbe ostacolato la riforma”

Uno degli argomenti utilizzati dalla destra per giustificare la mancata proroga è la volontà di procedere con una riforma strutturale della geografia giudiziaria. Fina smonta questa tesi:

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“Tutti, giudici, avvocati e amministratori locali, hanno detto che la proroga non avrebbe impedito l’approvazione di una legge definitiva. Tutti, tranne lei”.

E insiste: “La prima avrebbe aiutato un ordinato iter parlamentare per la seconda, evitando il rischio di ritardi che, come sappiamo, sono all’ordine del giorno”.

Secondo Fina, il problema è ormai evidente: con la bocciatura della proroga, il trasferimento delle udienze all’Aquila sarà inevitabile, portando a un progressivo svuotamento del tribunale. “Ciò che effettivamente avverrà nei prossimi mesi segnerà l’inizio della fine”, avverte.

“La mia proposta c’era, ma nessuno della destra l’ha votata”

Fina rivendica il proprio impegno sul tema, ricordando di aver presentato da tempo una proposta di legge per la riapertura dei tribunali soppressi:

“Da due anni è depositato in Senato un mio disegno di legge per normare la riapertura dei tribunali sub-provinciali. Ho più volte invitato i colleghi di destra a votarlo insieme, anche rinunciando alla mia prima firma, se necessario”.

Inoltre, sottolinea che una proposta è già stata presentata dal Consiglio Regionale d’Abruzzo e giace in Commissione Giustizia al Senato: “Basterebbe sbloccare l’iter invece di aspettare un decreto del governo”.

Per Fina, dunque, Tirabassi sta sostenendo una posizione “scollegata dalla realtà”: “Nessuno dei suoi colleghi di partito glielo dice, né lei sembra rendersene conto”.

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“La sfido a dimettersi se il governo non risolve il problema”

Fina chiude con una sfida diretta a Tirabassi, citando una sua dichiarazione recente:

“Lei ha detto che se la questione del tribunale non verrà risolta, trarrà ogni conseguenza del caso, nessuna esclusa. Bene, siamo già a questo punto: un candidato sindaco che, prima ancora di essere eletto, annuncia di essere pronto a dimettersi”.

Ed ecco la provocazione finale:

“Se nei prossimi giorni il governo proporrà una legge che salva i tribunali, io voterò convintamente a favore. Ma se questo non accadrà entro maggio, con la definitiva chiusura di Procura e Tribunale, lei dovrà rispettare le sue parole e trarne le conseguenze”.

Infine, un ultimo invito: “Nel frattempo, lasci il suo ruolo di Presidente dell’Ordine per permettere che qualcuno super partes rappresenti davvero l’interesse dell’Ordine e non della politica”.



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