A Commessaggio l’ultimo saluto a don Attilio Sarzi Sartori

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Una folta assemblea composta da parenti, famigliari, amici e tanti parrocchiani provenienti dalle sue ex comunità ha riempito, nel pomeriggio di martedì 25 febbraio, la chiesa di Sant’Albino, a Commessaggio, per l’ultimo saluto a don Attilio Sarzi Braga, il sacerdote originario del paese che si è spento sabato scorso all’età di 89 anni. Le esequie, presiedute dal vescovo emerito di Cremona Dante Lafranconi, sono state concelebrate dal parroco don Roberto Pasetti, alcuni preti diocesani e altri giunti dalla Diocesi di Reggio Emilia–Guastalla, nella quale don Attilio Sarzi Sartori ha prestato a lungo servizio. Tra loro il vicario generale della Diocesi di Reggio Emilia–Guastalla, don Giovanni Rossi, e don Edoardo Ruina, parroco di Casoni di Luzzara, dove il sacerdote mantovano ha svolto il proprio ministero. Una liturgia eucaristica condivisa, dunque, tra diverse comunità diocesane.

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Il vescovo emerito Lafranconi ha portato il cordoglio e la vicinanza del vescovo Antonio Napolioni, impegnato in questa settimana in Liguria negli esercizi spirituali del clero cremonese. A don Rossi, invece, il compito di dare lettura del messaggio del vescovo di Reggio Emilia–Guastalla Giacomo Morandi. «Ho avuto modo di incontrare don Attilio nella sua parrocchia di Casoni, quando già la malattia e la vecchiaia ne avevano fortemente limitato il suo operato», il ricordo del presule, che ha voluto sottolineare il «carattere forte» di don Sarzi Sartori e il suo prezioso servizio di confessore come canonico penitenziere della Concattedrale di Guastalla, ma anche nella Cattedrale di Mantova e in quella di Reggio Emilia. «Il Signore – ha scritto ancora il vescovo Morandi – gli doni di partecipare con pienezza alla gioia della compagnia celeste, riservata a tutti coloro che sono chiamati ad essere operai della sua messe». 

 

Ascolta la lettura del messaggio del vescovo di Reggio Emilia–Guastalla

 

Durante l’omelia monsignor Lafranconi ha brevemente ripercorso l’esperienza sacerdotale di don Attilio Sarzi Sartori in diocesi, ricordando come «nel pensiero della vita eterna di don Attilio è bello che la Chiesa, nella varietà delle sue presenze, si riunisca per affidare al Signore questo fratello, ma anche per riconfermare quanto egli ci ha trasmesso con la sua parola e con il suo esempio, che vogliamo seguire».

Riprendendo le letture, il vescovo emerito ha posto l’attenzione sulla «novità della Risurrezione» nel momento della morte, come orizzonte di senso della vita terrena. «È questa parola che illumina la notte – ha detto Lafranconi –, questa grazia di Dio, divenuto partecipe della nostra condizione umana per darci la possibilità di partecipare come suoi figli nella beatitudine eterna». Ecco allora che il mistero della morte, «per quanto umanamente lasci sempre segni dolorosi dentro di noi», è però un momento che ha in sé non solo la speranza, ma «l’impegno di rendere la nostra vita una scelta conforme ai discepoli di Gesù; cioè di coloro che credono in Colui che non ha rifiutato la morte come eredità dell’uomo, ma ha garantito all’uomo la Risurrezione». 

Da qui l’interrogativo del vescovo Lafranconi: «Io vivo giorno per giorno nella certezza che l’esilio finale della mia esistenza è la Risurrezione?». Un interrogativo in grado di cambiare la quotidianità, con la scelta di navigare controcorrente, distanti dalla logica del mondo. «Come cristiani, non possiamo però fare a meno di avere questa certezza: che don Attilio già condivide con Cristo quello che lui ha sempre creduto e ha cercato di praticare nelle sue scelte di vita. Accogliamo dunque la testimonianza di don Attilio, sia che la sua presenza sia stata breve, sia che la sua presenza sia stata prolungata e continua: ci ricorda che siamo figli della Risurrezione. Possiamo rivolgerci a lui e chiedergli la grazia di continuare in qualche maniera il suo ministero di intercessione, perché noi tutti che ci diciamo cristiani, possiamo pienamente vivere come tali. Anche quando questa scelta si “distacca” dallo stile di vita e dalle prospettive della contemporaneità». 

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Ascolta l’omelia del vescovo emerito Lafranconi

 

Prima dell’aspersione e dell’incensazione della bara, su cui sono erano posti una sua fotografia e il suo tricorno, la nipote ha voluto tratteggiare un ricordo dello zio: le sue origini contadine e la passione per la montagna, la cura per le giovani generazioni e dei propri parenti, la canonica «come un museo piena di quadri, statue, libri che custodivi gelosamente», ma «che facevi vedere a tutti i tuoi parrocchiani ai quali hai voluto tanto bene». 

 

 

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Profilo biografico di don Attilio Sarzi Sartori

Classe 1936, don Attilio Sarzi Sartori, originario di Commessaggio, è stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1961, insieme ad altri 12 confratelli: tra loro i vescovi Maurizio Galli (deceduto nel 2008) e Piergiuseppe Vacchelli e poi don Mario Aldighieri, don Antonio Aresi, mons. Felice Bosio, don Romeo Cavedo (2023), don Giuseppe Giussani (2020), don Umberto Leoni, don Angelo Merisio (2016), don Angelo Ramella, don Giosuè Regonesi e don Carlo Vignola (1973).

Da sacerdote novello don Attilio Sarzi Sartori iniziò il proprio ministero come vicario a Rivarolo del Re (1961-1963, passando poi a San Giovanni in Croce (1963-1967) e Bozzolo (1967-1970). Nel 1970 la nomina a parroco di Barzaniga e, quindi, dal 1975 di Villa Pasquali.

Nel 1981 iniziò quindi a svolgere il proprio ministro nella diocesi di Reggio Emilia–Guastalla dove è stato nominato parroco a San Bernardino di Novellara e successivamente della parrocchia di Casoni di Luzzara, che ha accompagnato e servito per quasi quarant’anni. Per nove anni don Sarzi Sartori ha svolto il suo servizio anche come parroco a Villarotta di Luzzara.

La chiesa di Casoni, danneggiata dalle scosse sismiche del 20 e 29 maggio 2012, è rimasta chiusa per sette anni. Don Attilio ha potuto riaprirla al culto solo il 21 dicembre 2019 in una solenne celebrazione presieduta dal vescovo Massimo Camisasca.

Per lungo tempo è stato canonico penitenziere della Concattedrale di Guastalla e si recava, inoltre, nella Cattedrale di Mantova ed in quella di Reggio Emilia per le confessioni.

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Recentemente, dopo un breve periodo alla Casa del Clero di Montecchio, si era ritirato ospite dai nipoti a Commessaggio, dove è morto nella serata di sabato 22 febbraio, all’età di 89 anni.

Jacopo Orlo


TeleRadio Cremona Cittanova



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