Terra dei fuochi: omissioni e azioni nefande della sinistra

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“Il posto migliore per nascondere qualsiasi cosa è in piena vista”, scriveva Edgar Allan Poe, uno dei massimi esponenti della letteratura statunitense di ogni tempo. Chissà se, proprio a questa frase, si è ispirato chi, in particolare in questi ultimi dieci anni, qui in Campania è arrivato perfino a negare l’esistenza della “Terra dei fuochi”. Una scelta tanto cinica quanto mediocre, frutto esclusivamente di incapacità e interessi nell’affrontare la questione. È, nei fatti, quanto avvenuto nell’area che si estende tra le province di Napoli e Caserta: una tragedia di cui la sinistra ha enormi responsabilità perché questo dramma affonda nelle negligenze di coloro che, nell’ultimo quarto di secolo, hanno guidato, quasi ininterrottamente, la Regione Campania. A inchiodare alle proprie responsabilità Palazzo Santa Lucia, il Pd e la sinistra è il verdetto di condanna emesso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La Cedu ha sentenziato, senza appello, il totale fallimento dell’Amministrazione regionale sul versante della difesa dell’ambiente, oltre che della gestione dei rifiuti, certificando, pagina dopo pagina, che nulla è stato fatto in questi anni da chi governa il territorio per bloccare o almeno limitare questa terribile piaga, sociale, ambientale, umana. L’unica risposta alla decisione europea da parte di De Luca & friends è stata una scrollata di spalle. Ma, in fondo, cosa ci potevamo aspettare da un signore che, per anni, è arrivato a dichiarare, pubblicamente e a più riprese, che l’emergenza non c’era e che sì, “esiste una Terra dei fuochi, ma si trova nel Nord del Paese”! Per fortuna del Nostro Posto, il Governo nazionale ha deciso di prendere in mano la questione, istituendo un commissario unico per la bonifica di quella vasta porzione di territorio. Insieme alle azioni da mettere in campo, consentitemi però una considerazione preliminare: come mai, in tutti questi anni, a fronte degli ingenti finanziamenti arrivati in Campania con la finalità specifica di contrastare il disastro idrogeologico e le problematiche ambientali non è stato fatto nulla per strappare quell’area e i cittadini dall’inferno degli sversamenti abusivi, dell’inquinamento, dei roghi tossici? Semplicemente perché quei soldi sono stati dirottati per altri scopi, destinati ad azioni che, per restare in tema, puzzano di clientelismo elettorale e affarismo. Almeno 125 milioni di euro sono stati sottratti alle finalità per cui la Comunità europea li aveva destinati alla Campania per dar vita a discutibili appalti per la “manutenzione ordinaria” prima delle strade provinciali e poi delle foreste regionali! Appalti milionari assegnati a ditte spesso improvvisate che hanno assoldato il personale selezionandolo dalla platea dei “disoccupati organizzati”, per giunta con criteri di mera appartenenza ai vari gruppi più vicini alle forze politiche di maggioranza! Un’operazione non solo scandalosa ma del tutto inutile dal punto di vista ambientale, come denunciato anche da varie trasmissioni televisive e inchieste giornalistiche che hanno mostrato l’immagine di centinaia di persone, ammassate in aree rurali a non poter far nulla, anche per carenza di mezzi e competenze. Altrove sarebbe successo il finimondo, sarebbero partite azioni e proteste e la stessa magistratura avrebbe chiesto di vederci chiaro: da noi, la mia interrogazione e i miei interventi sono rimasti solitaria indignazione. Almeno per ora. Vicende che fanno il paio con l’affaire ecoballe. In questo caso, la saga delle chiacchiere e delle promesse è partita nel lontano 2016, quando De Luca ricevette oltre mezzo miliardo di euro dal Governo guidato da Renzi e proclamò che, nel giro di 18 mesi, le avrebbe completamente smaltite. Ad oggi, tra un proclama e un altro, le ecoballe sono ancora stipate sul territorio campano. Attenendosi ai fatti e al “ritmo” assicurato da questa Amministrazione, ci vorrebbero altri cento anni. Intanto però una buona fetta di quei 500 milioni è finita nelle tasche di operatori di vari Paesi e intermediari locali che sono stati coperti d’oro per smaltire questa piccola parte delle nostre ecoballe. Come? In impianti di ultima generazione, non inquinanti e ad emissione zero, che esistono praticamente dovunque in Europa (proverbiale quello di Copenaghen che ha sopra un campo di sci), e che invece De Luca si è rifiutato di costruire da noi per un costo inferiore a quello dell’operazione ecoballe! Ma non potremmo chiudere la questione degli strumenti da adottare, delle responsabilità e delle azioni mancate sul tema dell’emergenza “Terra dei fuochi” se non affrontassimo la questione dei campi rom, criticità legata a doppio filo a quella dei roghi tossici, degli sversamenti fuorilegge e, in generale, dell’inquinamento. Anche su questo delicatissimo tema – accampamenti abusivi che sono bombe sociali ed ecologiche a tempo – la Regione ha preferito lavarsene le mani, con la solita tecnica di negare l’esistenza del problema. Indifferente, ipocrita e immobile davanti alle istanze provenienti da chi, giorno dopo giorno, continua ad ammalarsi e a morire per le sostanze velenose che si diffondono nell’aria a causa dell’incendio di rifiuti, questa maggioranza si rifiuta, da anni, persino di discutere in Aula la proposta che noi della Lega Campania abbiamo presentato in Consiglio regionale. Un piano che prevede, da un lato, la chiusura dei campi rom, la bonifica e la riconversione del territorio, dall’altro forme di housing sociale nelle aree spopolate della Regione anche per spezzare il cerchio criminale che si è saldato in quegli accampamenti, in cui l’unica a negare le condizioni indegne in cui vivono gli occupanti è la solita sinistra ipocrita e finta buonista, Pd campano in testa. Tanto, per loro, l’unica cosa che conta è restare abbarbicati alla poltrona. Non è un caso che un nuovo, patetico, capitolo del percorso di “cambiamento per non cambiare” avviato dai dem per provare a ricostruirsi una “verginità politica” in vista degli appuntamenti elettorali, è stato scritto proprio nella capitale della “Terra dei fuochi”, quella Giugliano ormai ospite tanto fissa quanto involontaria delle pagine di cronaca nera per gli scandali che si succedono da anni. Le dimissioni di 19 consiglieri, penoso tentativo di sfuggire all’avvento inevitabile della Commissione d’accesso, sono state celebrate addirittura come la dimostrazione di trasparenza e di responsabilità amministrativa! Quanto cinismo, quanta doppiezza, quanta ipocrisia. Mi chiedo cosa abbiano da festeggiare questi signori e tutto il Pd campano. Forse proprio il mancato avvio delle bonifiche, mai partite a causa delle scelte clientelari di Palazzo Santa Lucia, che quegli amministratori locali, fedeli vassalli, hanno avallato e sostenuto? Magari festeggiano la persistenza dei campi rom? I roghi tossici che attentano all’ambiente e alla salute pubblica? O, infine, celebrano i soldi – tanti soldi – che dovevano servire per il miglioramento delle condizioni dei territori, e che invece sono finiti in misteriosi circuiti affaristici? Al di là di tutto, resta una certezza: il futuro della “Terra dei fuochi”, il suo recupero e il suo rilancio, passano, per ora, attraverso le azioni dell’Esecutivo nazionale, che da quando si è insediato ha dimostrato con i fatti, la massima attenzione per il Nostro Posto. Ha messo in campo misure adeguate, a cominciare dal potenziamento del numero di uomini e mezzi per garantire i controlli in territori che la politica locale ha abbandonato per anni al loro destino. Il vento,però, è finalmente cambiato: noi procediamo sulla strada del rinnovamento, quello vero, quello che va realizzato quotidianamente per il bene della collettività. La differenza rispetto a un passato disastroso si avvertirà ancor di più tra pochi mesi, quando il centrodestra guiderà la nostra regione e avvieremo, fra le prime azioni, il piano delle bonifiche ambientali. 





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