Il 2 aprile «sarà il giorno della liberazione per gli Stati Uniti» perché entreranno in vigore i dazi. Ma per Donald Trump ci sarà «flessibilità». «Le persone vengono da me e parlano di dazi e mi chiedono se possono avere delle eccezioni. Una volta che lo fai per uno, devi farlo per tutti», ha detto il presidente americano parlando dallo Studio Ovale, ma ha assicurato che «la parola flessibilità è una parola importante. E ci sarà flessibilità, ma senza alcun dubbio i dazi saranno reciproci, non ho cambiato idea», ha continuato.
Anche se non ha voluto fare alcun riferimento ai Paesi con cui avrebbe già discusso, le parole di Trump sembrano una risposta all’Europa che due giorni fa ha annunciato di voler aspettare altri 15 giorni prima di mettere i dazi sui prodotti americani, questo per evitare una guerra commerciale che sarebbe molto rischiosa per entrambe le economie. I contro-dazi europei sarebbero dovuti entrare in vigore il primo di aprile, il giorno prima di quelli di Trump che ha poi attaccato: «In Europa non vogliono le macchine americane, e però ci mandano milioni di auto, ci mandano prodotti agricoli, ma non vogliono i nostri, non vogliono niente da noi», nonostante non sia vero che i Paesi Ue non importino prodotti americani. «L’Unione europea è molto dura con noi, ma ora è giusto che qualsiasi cosa fanno a noi la facciamo a loro», ha detto Trump, ripetendo ancora una volta l’idea dei dazi reciproci per regolare la bilancia commerciale americana. Trump e i suoi collaboratori affermano che il piano assegnerà di fatto tariffe doganali a tutti i Paesi che impongono dazi sui beni statunitensi. Anche i Paesi che applicano altre politiche commerciali non tariffarie, come l’Iva (imposta sul valore aggiunto), e che l’amministrazione Trump considera discriminatorie, potrebbero essere soggetti a nuovi dazi.
VERSO PECHINO
Dopo le tariffe imposte nella sua prima presidenza e la guerra commerciale con la Cina, Trump continua a credere che siano uno strumento per arricchire il Paese, nonostante i mercati, decine di economisti e la stessa Federal Reserve ritengano che siano invece molto rischiosi e possano portare gli Stati Uniti verso una recessione.
Oltre ai dazi su Europa, Messico e Canada, Trump si prepara anche ad aumentare le tariffe sulla Cina, nonostante abbia anche in questo caso dato segni di apertura: «Possiamo parlare», ha detto ai giornalisti che gli chiedevano se Pechino potesse fare qualcosa per evitare lo scontro.
Intanto, dazi o non dazi, Antonio Tajani conferma che «entro la fine della legislatura l’export italiano debba raggiungere i 700 miliardi». Attualmente le vendite del made in Italy all’estero hanno un valore di 623,5 miliardi, circa la metà verso l’area extra Ue. Per raggiungere quest’obiettivo entro il 2029 il vicepremier e ministro degli Esteri ha presentato un apposito piano mettendo assieme tutti i pezzi che accompagnano le nostre imprese Oltreconfine (Cassa depositi e prestiti, Sace, Simest, Ice fino al sistema camerale e quello diplomatico), dopo aver raccolto gli imput di associazioni e aziende. Piano che si affianca alla decisione di creare alla Farnesina una nuova direzione di natura più economica.
La piattaforma prevede di intensificare gli accordi di libero scambio, le missioni all’estero e la presenza nelle fiere del sistema Italia, di integrare – sotto il coordinamento della Farnesina – tutti gli strumenti di promozione esistenti a favore delle imprese come il programma Business matching di Cdp, quello OpportunItalia di Ice, gli strumenti di push strategy di Sace, Linea Equity ed Export Credit di Simest. Queste ultime tre realtà, a breve, annunceranno nuove risorse in questa direzione.
LA STRATEGIA
Alla Farnesina è stata aperta anche una linea telefonica e un indirizzo mail per le imprese. Nel piano si spinge per aumentare gli scambi verso aree emergenti, dove è forte l’appeal il made in Italy come Turchia, Cina, Emirati Arabi Uniti, Messico, Arabia Saudita, Brasile, India, Paesi Asean (in particolare Thailandia, Vietnam e Indonesia); Paesi africani (tra gli altri, Algeria); Balcani Occidentali (in particolare, Serbia) e Paesi dell’America Latina. Matteo Zappas, presidente dell’Ice, sottolinea che vanno sostenuti «settori, ad alto valore aggiunto come aerospazio, agroalimentare, biotecnologie, farmaceutica, design, energia, meccanica, automazione, moda, nautica, salute e benessere». Secondo Tajani le aziende italiane non possono perdere l’accesso al mercato Usa, verso il quale la bilancia commerciale ha un surplus a nostro favore di 38,8 miliardi di euro. Il ministro plaude alla scelta della Ue di aver rinviato la sua risposta. E ha fatto sapere che durante l’ultimo incontro con il commissario Ue al Commercio, Marcos Sefcovic, gli ha consigliato di non alzare le tariffe sul bourbon per evitare contraccolpi al vino italiano, che rischia un conto da 2 miliardi. Intanto, dal mondo agricolo, va segnalata la lettera congiunta della Coldiretti e la sua omologa Usa National Farmers’ Union inviata sia a Trump sia a von der Leyen per bloccare una guerra commerciale. «Penalizzerebbe soprattutto loro – nota il presidente dell’associazione Ettore Prandini – che esportano materie prime agricole».
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