BARI – L’agroalimentare pugliese rischia di pagare un prezzo altissimo per le scelte commerciali degli Stati Uniti. Alla vigilia dell’imposizione dei nuovi dazi americani sui prodotti alimentari europei, la Flai Cgil Puglia lancia un grido d’allarme sulle ricadute che queste misure potrebbero avere sull’intero comparto regionale.
A intervenire con toni duri è Antonio Ligorio, segretario generale della federazione di categoria, che parla senza mezzi termini di una minaccia concreta per l’export, la tenuta occupazionale e l’intero equilibrio economico delle campagne pugliesi.
“L’entrata in vigore delle nuove tariffe rischia di colpire duramente l’economia agricola del nostro territorio”, ha dichiarato Ligorio. “In gioco ci sono migliaia di posti di lavoro, soprattutto tra i lavoratori stagionali e precari che già oggi vivono condizioni difficili”.
Il riferimento è ai dazi commerciali annunciati dal presidente statunitense Donald Trump, che potrebbero entrare in vigore a ridosso del cosiddetto “Liberation Day” americano. Una mossa destinata a incidere pesantemente sull’export italiano, in particolare su quei prodotti che da anni trainano le esportazioni della Puglia, come olio, vino, pasta, ortofrutta e conserve.
I numeri dell’export pugliese raccontano una storia di crescita significativa: nell’ultimo anno si è registrato un aumento del 16 per cento, con picchi superiori al 60 per cento nel settore olivicolo, da sempre fiore all’occhiello dell’agricoltura regionale. “Risultati ottenuti grazie al lavoro quotidiano di migliaia di persone, dalle aziende agricole alle piccole realtà a conduzione familiare”, ha sottolineato Ligorio. “Un patrimonio umano e professionale che oggi rischia di essere vanificato da decisioni politiche lontane dalla nostra realtà”.
Ma l’impatto non si limita ai numeri. Per il sindacato, una contrazione delle esportazioni potrebbe tradursi in un drastico calo delle ore lavorate, o in licenziamenti nei settori più fragili della filiera agricola. E a preoccupare sono anche gli effetti indiretti: meno export significa anche meno investimenti in innovazione, formazione e ricerca, tre leve fondamentali per la competitività del settore nel medio-lungo periodo.
La Flai Cgil Puglia si dice pronta a mobilitarsi per difendere il lavoro e tutelare le produzioni locali. “Non possiamo restare in silenzio mentre scelte esterne minano le basi economiche delle nostre comunità”, ha ribadito il segretario regionale. “La nostra battaglia non si fermerà finché non saranno adottate politiche che mettano al riparo l’agricoltura pugliese dagli effetti devastanti di questi provvedimenti”.
Il sindacato chiede al Governo italiano e alle istituzioni europee interventi immediati per tutelare il settore agroalimentare, considerato uno dei motori dell’economia meridionale. “Il futuro del lavoro nelle campagne, e con esso la dignità di chi ogni giorno coltiva la terra, non può essere lasciato in balia degli umori di Washington”, ha concluso Ligorio, auspicando un fronte unito a difesa dell’agroalimentare pugliese e del suo straordinario capitale umano.
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