Il Digital Divide: una barriera all’equità sociale, economica e politica


“The digital economy is the economy of the future, yet 2.6 billion people remain offline. The digital divide is a major barrier to economic growth and sustainable development, with only 27% of the population in low-income countries that has access to the internet, compared to 93% in high-income ones. In a world where digital access drives opportunity, one third of the population is excluded from education, jobs, and financial services. Bridging the digital divide goes beyond technology—it is a fundamental driver of economic equality, social inclusion, and political participation. With an estimated $418 billion needed to connect individuals worldwide through digital infrastructure, prioritizing strategic investments, digital literacy, and cybersecurity is essential to unlocking global economic potential, fostering social inclusion, and building a more equitable and connected future for all.”

Andrea Poggi | Head of DCM Public Policy & Stakeholder Relations Centre, DCM Innovation Leader

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Executive summary

Le tecnologie digitali si stanno evolvendo a un ritmo estremamente rapido, permeando ormai quasi tutti gli aspetti della società, dell’economia e della vita quotidiana. Nonostante i recenti progressi, nel 2024, 2,6 miliardi di persone restano senza connessione, mentre l’accesso e l’utilizzo di tecnologie come internet e l’intelligenza artificiale continuano a essere fortemente divergenti – una disparità conosciuta come “digital divide”.

A livello globale, i Paesi in via di sviluppo permangono indietro nell’accesso a internet e nell’adozione delle nuove tecnologie: nei Paesi a basso e medio-basso reddito, solamente il 27% e il 53% della popolazione ha, rispettivamente, accesso a Internet, rispetto all’80% ed al 93% dei Paesi a medio-alto ed alto reddito. Inoltre, all’interno dei singoli Paesi, emergono disparità significative nei livelli di digitalizzazione tra aree urbane e rurali, spesso causate da limiti infrastrutturali. Le disuguaglianze sociali rischiano di esacerbare queste problematiche, colpendo in particolare specifici gruppi, come donne e giovani, che sono più esposti al divario digitale. Nei Paesi a basso reddito, ad esempio, il 90% delle ragazze adolescenti e delle giovani donne (dai 15 ai 24 anni) rimane offline, rispetto al 78% dei loro coetanei maschi.

Gli impatti di queste disparità sono profondi. Da un punto di vista sociale, bassi livelli di formazione digitale possono portare a minori opportunità di lavoro e carriera. In ambito sanitario, in assenza di servizi digitali i pazienti in aree rurali e nei Paesi in via di sviluppo rischiano di essere esclusi dalle cure di base. Una limitata digitalizzazione può frenare la crescita economica: un aumento del 10% nella diffusione della banda larga mobile può infatti essere associato a un incremento del PIL pro-capite dell’1,5-1,6%. Una minor adozione delle tecnologie digitali può anche ostacolare l’inclusione finanziaria e limitare l’accesso al credito per gli imprenditori, riducendo al contempo gli investimenti esteri fino all’8%. Infine, le disuguaglianze digitali possono avere significative implicazioni politiche, da una minor partecipazione civica a possibili interferenze nei processi democratici.

Colmare il digital divide non è solo una sfida tecnologica. È essenziale per promuovere l’uguaglianza economica, l’inclusione sociale e la partecipazione politica, contribuendo alla costruzione di un futuro più prospero per tutti.

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Introduzione

Le tecnologie digitali stanno evolvendo rapidamente, trasformando le economie, le società e la vita quotidiana delle persone. La diffusione di Internet continua a crescere, passando dal 65% nel 2023 al 68% nel 2024[1]. Tuttavia, nonostante questi progressi, 2,6 miliardi di persone – circa un terzo della popolazione mondiale, per lo più nei Paesi a basso e medio-basso reddito[2]  – risultano ancora offline nel 2024[3]. Questo persistente “digital divide”[4] riflette profonde disuguaglianze nell’accesso a Internet, all’intelligenza artificiale (IA) e ad altre tecnologie emergenti, accentuando le disparità tra Paesi, tra aree urbane e rurali e tra diversi gruppi sociali, con implicazioni significative da un punto di vista socioeconomico e politico.

Le diverse dimensioni del divario digitale

L’adozione e l’utilizzo delle tecnologie digitali variano notevolmente tra i Paesi. Nei Paesi a basso e medio reddito, solo il 27% e il 53% della popolazione ha rispettivamente accesso a Internet, rispetto all’80% e al 93% dei Paesi a reddito medio-alto ed alto[5]. Uno dei principali ostacoli resta il costo: gli utenti delle economie a reddito medio-basso spendono sei volte di più del loro reddito per la banda larga mobile rispetto a quelli dei Paesi ad alto reddito, mentre gli utenti dei Paesi a basso reddito pagano 19 volte di più[6] (Fig. 1).

Figura 1: Prezzo della banda larga mobile solo dati (2GB) in % del reddito nazionale lordo pro capite, 2023-2024

Fonte: Facts and Figures 2024, The International Telecommunication Union (ITU)

Le disparità sono altrettanto pronunciateall’interno dei Paesi. Nel 2024, l’utilizzo globale di Internet nelle aree urbane ha raggiunto l’83%, rispetto ad appena il 48% nelle regioni rurali[7], dove le limitazioni infrastrutturali ostacolano la connettività (Fig. 2). Questo divario è più ridotto nei Paesi ad alto reddito, ma significativamente più ampio in quelli a basso e medio reddito.

Figura 2: Percentuale di individui che utilizzano Internet nelle aree urbane e rurali, 2024

Fonte: Facts and Figures 2024, The International Telecommunication Union (ITU)

Oltre all’accesso a Internet, le disparità si estendono ai livelli di adozione, sviluppo e investimento nell’IA. La Cina e l’India sono gli unici Paesi tra i 15 con i maggiori investimenti privati nell’IA che presentano un divario significativo nella diffusione di Internet. L’AI Preparedness Index del Fondo Monetario Internazionale (FMI)[8] – che misura le infrastrutture digitali, gli investimenti in capitale umano, le competenze STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), l’innovazione tecnologica e l’adattabilità normativa (tra le altre variabili) – evidenzia ulteriormente questo divario. Le economie avanzate ottengono un punteggio medio di 0,68, mentre i Paesi a basso reddito si fermano allo 0,32, evidenziando così disparità significative anche per quanto riguarda la preparazione e la capacità in materia di IA[9].

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A queste disparità tecnologiche si aggiungono quelle sociali. Le donne e le ragazze affrontano le più grandi disparità nell’accesso al digitale. Nei Paesi a basso reddito, il 90% delle ragazze e delle giovani donne adolescenti (15-24) è offline, contro il 78% dei loro coetanei maschi[10].Questo gap di competenze digitali limita l’accesso a lavori ben retribuiti, ampliando le disuguaglianze di genere nella forza lavoro e ostacolando l’indipendenza economica.

Una adozione digitale disuguale è strettamente legata agli investimenti in infrastrutture (cavi, data center, hub digitali). Nel 2023, gli investimenti infrastrutturali necessari per collegare tutti i cittadini non connessi a livello mondiale hanno raggiunto i 418 miliardi di dollari [11], di cui il 73% (305 miliardi di dollari) destinato ai mercati emergenti e il 24% (102 miliardi di dollari) ai Paesi a basso reddito. Le economie avanzate, invece, hanno rappresentato solo il 3% del fabbisogno totale di questi investimenti[12].

Il divario di investimenti tra le nazioni riguarda anche l’istruzione digitale, con esigenze di finanziamento che variano in base agli obiettivi di connettività. In uno scenario offline di base[13], la spesa in conto capitale necessaria ammonta a 67 miliardi di dollari, di cui il 78% (52 miliardi di dollari) per i Paesi a basso e medio reddito[14]. Uno scenario di scuole completamente connesse fa salire i costi previsti a 225 miliardi di dollari, con l’81% (183 miliardi di dollari) destinato a questi Paesi[15]. L’estensione della connettività sia alle scuole che all’ambiente domestico fa lievitare i costi a 1,4 trilioni di dollari, con oltre il 70% (più di 1 trilione di dollari) richiesto ai Paesi a reddito basso e medio-basso[16], sottolineando il grande impegno finanziario necessario per colmare il divario educativo digitale (Fig. 3).

Figura 3: Spese in conto capitale e operative necessarie per realizzare la trasformazione digitale dei sistemi educativi, 2024-2030

Fonte: 2023 Global Education Monitoring Report, UNESCO

Impatti sociali del divario digitale

Il divario digitale e l’accesso limitato all’istruzione e alla formazione hanno un impatto significativo anche sull’occupazione, con milioni di persone che rischiano di essere escluse dalle opportunità di lavoro emergenti. Con l’evoluzione del mercato del lavoro, le competenze digitali stanno diventando essenziali in quasi tutti i settori: il World Economic Forum prevede che entro il 2030quasi il 40% delle competenze odierne diventerà obsoleto e il 60% dei lavoratori avrà bisogno di riqualificarsi[17].

I gruppi più vulnerabili, come giovani e donne, sono particolarmente esposti. Le ragazze hanno il 35% di probabilità in meno rispetto ai loro coetanei maschi di acquisire competenze digitali[18]. Le disparità di genere pongono le ragazze e le giovani donne in una posizione di svantaggio per quanto riguarda l’uso di Internet, le opportunità di lavoro e l’accesso ai servizi essenziali, aggravando le disuguaglianze e perpetuando le lacune nel mercato del lavoro. Di conseguenza, le donne restano sottorappresentate nei ruoli legati alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, limitando l’innovazione e la diversità di pensiero. In assenza di un contributo significativo da parte delle donne, l’IA può perpetuare o addirittura amplificare la discriminazione e riflettere pregiudizi inconsci, oltre a rafforzare gli stereotipi di genere[19]. Le donne, in particolare, svolgono un ruolo fondamentale nell’agricoltura globale, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove il settore rappresenta una parte importante dell’economia e dove producono fino all’80% del cibo. Allo stesso tempo, la mancanza di accesso alle risorse tecnologiche può impedire loro di beneficiare pienamente dei progressi in ambito agritech, ostacolando lo sviluppo del settore agricolo di questi Paesi in generale[20].

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Il divario digitale riguarda anche il settore sanitario, dove la digitalizzazione sta rivoluzionando l’assistenza ai pazienti nelle cliniche, negli ospedali e a domicilio. L’accesso alla sanità digitale è scarso, in quanto alcuni Paesi non dispongono di sistemi strutturati, limitando la capacità di fornire consultazioni mediche a distanza, cartelle cliniche elettroniche e diagnosi basate sull’intelligenza artificiale. Anche nei Paesi con servizi avanzati di sanità digitale, le barriere di alfabetizzazione impediscono a molti di beneficiare pienamente di questi progressi[21]. Sebbene oltre il 70% dei Paesi disponga di strategie per la salute digitale, molti di essi non dispongono di finanziamenti, framework standardizzati e governance coesa, limitandone l’efficacia[22].

Impatti economici del divario digitale

Una limitata adozione del digitale può ostacolare il progresso e rallentare la crescita economica. L’accesso alla banda larga svolge un ruolo cruciale nello sviluppo economico, e diversi studi collegano una maggiore diffusione della banda larga a un aumento del PIL. Una review di tali studi condotta durante la pandemia COVID-19 ha rilevato che un aumento del 10% della penetrazione della banda larga mobile ha aumentato il PIL pro capite dell’1,5-1,6%[23].

D’altra parte, la mancanza di servizi finanziari digitali può portare all’esclusione finanziaria, limitando l’accesso al credito, l’imprenditorialità e la crescita del reddito. I Paesi a basso e medio reddito che non dispongono di un’adeguata infrastruttura pubblica digitale per i servizi finanziari potrebbero perdere l’opportunità di una crescita del PIL più rapida del 20-33% nei prossimi anni[24].Tali infrastrutture vanno anche a vantaggio delle imprese, in particolare delle PMI: i servizi finanziari digitali potrebbero contribuire a colmare le lacune di capitale, ampliando l’accesso ai finanziamenti per 19 milioni di PMI entro il 2030[25].

I dati dimostrano che i governi che fanno leva sulle soluzioni digitali attraggono anche più investimenti. I Paesi in via di sviluppo che offrono servizi online, sia come portale informativo che all’interno di uno sportello unico (un portale transazionale in cui la registrazione delle imprese o la concessione di licenze può essere effettuata online) registrano, in media, un aumento dell’8% degli afflussi di investimenti diretti esteri. Questi servizi online aumentano anche i tassi di registrazione delle imprese, con effetti positivi soprattutto per le donne, i giovani imprenditori e le persone che vivono al di fuori delle aree urbane – gruppi colpiti in modo sproporzionato dal divario digitale[26].

Impatti politici del divario digitale

Le tecnologie digitali hanno un impatto profondo anche sulle questioni politiche. Diversi Parlamenti nel mondo stanno implementando la trasformazione digitale per ottimizzare l’efficienza, la trasparenza e la partecipazione: attualmente, il 68% di essi ha adottato strategie digitali pluriennali, mentre il 73% sta attuando programmi di modernizzazione strutturati[27]. Tuttavia, nei Paesi a basso reddito, il 75% dei parlamenti considera la mancanza di accesso a Internet un ostacolo alla partecipazione pubblica, rispetto ad appena il 6% dei Paesi ad alto reddito[28].

Carenze nelle capacità digitali e di cybersecurity espongono le istituzioni a minacce crescenti, potenzialmente inasprendo le instabilità economiche e politiche. Gli incidenti legati all’IA sono aumentati del 1278% tra il 2022 e il 2023[29], aggravando anche i rischi politici: le tecnologie deepfake e la disinformazione generata dall’IA possono erodere la fiducia nella governance, consentendo ad attori malintenzionati di manipolare la percezione pubblica e interrompere i processi democratici. I Paesi in cui i media tradizionali sono deboli e l’alfabetizzazione digitale è limitata sono particolarmente vulnerabili alla disinformazione che si diffonde a un ritmo molto più veloce a causa della mancanza di meccanismi di verifica dei fatti e di consapevolezza digitale.

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Ricerche, dati e casi studio dimostrano che il superamento del divario digitale non riguarda solo la sfera tecnologica. È un fattore chiave per promuovere l’uguaglianza economica, l’inclusione sociale e la partecipazione politica. Senza investimenti strategici in infrastrutture, alfabetizzazione digitale e sicurezza informatica, le disparità continueranno ad aumentare, limitando il potenziale economico globale e approfondendo le disuguaglianze sociali.


[1] ITU, 2024 Link

[2] Il World Bank Group assegna le economie mondiali a quattro gruppi di reddito: basso (principalmente l’Africa subsahariana), medio-basso (principalmente l’Africa settentrionale, occidentale e meridionale e l’Asia meridionale), medio-alto (principalmente Cina, Sud-est asiatico, America centrale e meridionale) e alto (principalmente Europa, Medio Oriente e Nord America). Le classificazioni vengono aggiornate ogni anno il 1° luglio, sulla base del RNL pro capite dell’anno solare precedente (World Bank, 2024-2025 Link)

[3] ITU, 2024 Link

[4]Il divario digitale si riferisce alla distinzione tra coloro che hanno accesso a Internet o ad altre tecnologie digitali e sono in grado di utilizzare i servizi online e coloro che sono esclusi da tali servizi” (Eurostat, 2024 Link)

[5] World Bank su ITU, 2024 Link

[6] ITU, 2024 Link

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[7] ITU, 2024 Link

[8] L’indice è ricavato come media semplice delle quattro dimensioni chiave: infrastruttura digitale, capitale umano, innovazione tecnologica e quadro giuridico. Ogni dimensione è a sua volta calcolata facendo la media di una ricca serie di sotto-indicatori macro-strutturali, tra cui alcuni indicatori basati sulle percezioni che riflettono le valutazioni e le esperienze soggettive degli individui (IMF, 2024)

[9] Le economie in via di sviluppo comprendono l’Africa, l’America Latina e i Caraibi, l’Asia senza Israele, Giappone e Repubblica di Corea, e l’Oceania senza Australia e Nuova Zelanda. Le economie sviluppate comprendono l’America del Nord e l’Europa, Israele, Giappone, Repubblica di Corea, Australia e Nuova Zelanda. (UNCTAD, 2025 Link). Il FMI raggruppa le economie sviluppate come “economie avanzate” e le economie in via di sviluppo come “mercati emergenti ed economie in via di sviluppo” (IMF, 2023 Link)

[10] UNICEF, 2023 Link

[11] La stima si basa sull’ipotesi di fornire agli utenti una banda larga cellulare 4G universale con circa 40-50 GB di dati mensili al 95% di affidabilità

[12] IMF, 2023 Link

[13] Lo scenario offline di base prevede alcune opportunità di insegnamento e apprendimento digitale nelle scuole, con dispositivi condivisi. Tutte le scuole avranno la corrente, anche se non collegate alla rete, ma non ci sarà alcuna connessione a Internet oltre ai livelli attualmente disponibili. Lo scenario scuole completamente connesse prevede un apprendimento digitale su misura, ancora dispositivi condivisi, ma in numero maggiore, e scuole completamente elettrificate e connesse. Lo scenario scuole e case completamente connesse prevede uno scenario con apprendimento digitale personalizzato a scuola e a casa e la disponibilità universale di dispositivi, elettricità e connettività internet (UNESCO, 2023)

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[14] UNESCO, 2023 Link

[15] UNESCO, 2023 Link

[16] UNESCO, 2023 Link

[17] World Economic Forum, 2025 Link

[18] UN, 2023 Link

[19] Deloitte, 2024 Link

[20] World Economic Forum, 2024 Link

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[21] World Health Organization, 2023 Link

[22] World Health Organization, 2024 Link

[23] ITU, 2021 Link

[24] Infrastruttura pubblica digitale: “un insieme di blocchi digitali interoperabili, costruiti su standard e specifiche aperti che forniscono accesso a servizi pubblici e privati su scala sociale e sono regolati da norme abilitanti per guidare l’innovazione, l’inclusione e la concorrenza nell’economia digitale” (UNDP, 2023 Link)

[25] UNDP, 2023 Link

[26] UNCTAD, 2024 Link

[27] Inter-Parliamentary Union, 2024 Link

[28] Inter-Parliamentary Union, 2024 Link

[29] OECD, 2024 Link




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