Lo choc provocato sui mercati finanziari dai dazi Usa è profondo e sarà probabilmente duraturo. Le mosse per reagire all’incertezza
Tutte le categorie di investimento sono state colpite dalla crisi dei dazi. Vediamo le possibili strategie per proteggere il portafoglio e magari continuare a guadagnare.
Perché non vendere quando i mercati crollano?
Si tratta di una norma di buon senso, sempre valida. Tanto più che nelle prossime settimane potrebbe esserci un rimbalzo delle quotazioni e quindi vendere adesso sull’onda dell’emotività può voler dire massimizzare le perdite.
Molti investitori acquistano sulle debolezze, proprio nei momenti di calo dei listini. È un approccio corretto?
In linea di massima lo è, ma potrebbe non esserlo in questo caso. Non sappiamo infatti come si adeguerà l’economia globale al nuovo scenario ed è troppo presto per fare previsioni su una (possibile) recessione. Gli indici di Borsa potrebbero di conseguenza scendere ancora, e di molto. Generalmente un buon punto di ingresso per l’investimento in azioni (in una logica contrarian) è la fase iniziale di una recessione, quando i profitti aziendali scendono.
Ci sono settori e titoli che proteggono il capitale?
In genere tutti i settori cosiddetti «difensivi», come gli alimentari, i farmaceutici e le utilities offrono una tenuta migliore rispetto ai comparti più ciclici dell’economia, come l’industria e le banche. In generale le società ad alto dividendo hanno quotazioni più stabili.
C’è il rischio di un deprezzamento dei Btp?
Nelle tempesta che si è scatenata il 2 aprile scorso i titoli di Stato hanno svolto una efficace azione di stabilizzazione del portafoglio. Nonostante un aumento dello spread da 110 a 119 punti, il rendimento del Btp decennale è rimasto sostanzialmente stabile al 3,75% (e così i rendimenti relativi a tutte le diverse scadenze), senza provocare perdite ai risparmiatori. Ricordiamo sempre che portando i bond a scadenza non si subisce alcuna perdita.
Conviene investire sui titoli di Stato?
In questa fase di altissima volatilità dei mercati i Bund tedeschi continuano a essere percepiti come un bene rifugio. Il rendimento del decennale ieri è sceso al 2,58%, con un leggero guadagno (i prezzi si muovono in direzione opposta ai rendimenti) per i possessori. Anche i Btp potrebbero comportarsi in modo analogo, soprattutto se la Bce andrà avanti nella sua politica di riduzione dei tassi di interesse.
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Le obbligazioni societarie sono una buona alternativa?
Nemmeno i corporate bond hanno subito scossoni in questi giorni. Nel lungo termine potrebbero soffrire, soprattutto se il rallentamento economico atteso si trasformasse in una vera e propria recessione.
Quali contraccolpi subiscono i fondi?
L’andamento dei fondi dipende dal sottostante in cui investono. I fondi azionari tech, Usa, Europa e di altre categorie geografiche o settoriali subiscono perdite importanti. Mentre i fondi obbligazionari resistono. Per quanto riguarda questi ultimi, tuttavia, c’è da osservare che il portafoglio delle emissioni in cui investono viene rinnovato costantemente. Quindi per i fondi obbligazionari non vale la regola che abbiamo visto per i bond: portarli a scadenza per evitare le perdite. I fondi non hanno scadenza.
Il dollaro ha perso l’8%, la caduta continuerà?
Il biglietto verde da gennaio ha perso circa l’8% del suo valore e potrebbe continuare a deprezzarsi soprattutto se l’economia Usa dovesse entrare in recessione. Di contro l’atteso taglio dei tassi sull’euro da parte della Bce potrebbe frenare l’apprezzamento della divisa europea e di converso il calo del dollaro.
Quali le monete rifugio?
Un tempo il dollaro stesso era considerato una valuta rifugio, ma quell’epoca sembra tramontata. Le due divise tradizionalmente meno soggette a oscillazioni repentine si confermano il franco svizzero e lo yen giapponese. Che tuttavia offrono rendimenti di poco superiori all’1% per chi investe in titoli denominati in queste divise.
Il prezzo dell’oro crescerà?
Con le guerre in corso (dall’Ucraina a Gaza) e il terremoto dei dazi, l’oro continua ad essere un bene molto ricercato dagli investitori. Molti analisti lo danno in ulteriore apprezzamento fino a 3.300 dollari/oncia.
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