Genova. “Le oltre 13mila microimprese artigiane di Genova rappresentano un patrimonio inestimabile, che va difeso e valorizzato con politiche serie e coraggiose, non con le solite promesse elettorali destinate a rimanere lettera morta. Siamo d’accordo di ridurre il carico fiscale per le imprese e di combattere l’abusivismo, ma queste misure devono essere accompagnate da un profondo ripensamento delle politiche economiche e sociali della città”.
Francesco Toscano, candidato sindaco per Democrazia Sovrana Popolare, commenta così le proposte del documento #NextGenova di Confartigianato.
“Non bastano incontri sporadici o dichiarazioni di intenti. Serve un vero patto sociale tra amministrazione e artigiani, con strumenti di consultazione permanenti e vincolanti. Gli sgravi fiscali mirati sono un passo avanti, ma occorre riformare completamente il sistema tributario locale, che oggi penalizza chi lavora onestamente e arricchisce chi specula sulla pelle della città”.
“Noi proponiamo un fisco comunale equo, che premi il lavoro e penalizzi la rendita parassitari. Non servono solo campagne di sensibilizzazione, ma strumenti di controllo efficaci e un’amministrazione che non chiuda un occhio sulle irregolarità. Troppo spesso, dietro l’abusivismo si nascondono grandi interessi economici, che vanno colpiti senza esitazione – aggiunge –
La Polizia locale è già stata impegnata con risultati discreti, oltre alla collaborazione con la Guardia di Finanza, si potrebbe pensare a un ‘percorso di emergenza’ per la regolarizzazione, che permetta a chi lavora in nero di mettersi in regola con una burocrazia semplificata e costi non esosi. Gli sgravi fiscali e l’accesso agevolato al credito per le microimprese che dimostrano di operare nella piena legalità sarebbero una soluzione virtuosa. Senza contare che si potrebbe agire con il recupero di locali comunali dismessi da destinare a laboratori artigiani a costi calmierati e la creazione di un “mercato dell’artigianato” in centro città, dove solo attività in regola possano esporre e vendere”.
“Il centro storico e le delegazioni devono tornare a essere spazi vivi, in cui l’artigianato e il commercio locale possano prosperare – coclude – Non si può accettare che intere zone della città vengano abbandonate all’incuria e alla speculazione immobiliare. Noi vogliamo una Genova dove il lavoro venga prima dei profitti dei soliti noti. Non firmiamo impegni simbolici, vogliamo costruire una politica concreta che metta davvero il lavoro al centro. Questa è la nostra promessa ai cittadini di Genova”.
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