«Treviso seconda in Veneto per export verso gli Usa»


Treviso seconda provincia in Veneto per l’export verso gli Stati Uniti. Un mercato che nel 2024 ha fatturato oltre un miliardo e trecento milioni di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente del 5,1%, quando il Veneto ha subito una contrazione del 4,1%. Un mercato su cui è calata la scure americana dei dazi al 20% sui prodotti artigiani. «Servono misure efficaci e urgenti», è l’appello di Loris Balliana, vicepresidente vicario Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. 

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I numeri

Per la provincia di Treviso il mercato statunitense ha raggiunto l’anno scorso il valore record di 1.343.271.885 euro, con un balzo di 64.710.127 euro rispetto al 2023. Dati che collocano Treviso al secondo posto in regione, con il 18,8% del totale delle esportazioni venete che ammontano a oltre sette miliardi. Secondo Confartigianato, occorre agire sull’accesso facilitato al credito agevolato, crediti di imposta o deduzioni fiscali specifiche per le imprese colpite dai dazi, in modo da compensare l’aumento dei costi, rafforzamento di strumenti come il Fondo gestito da Simest, magari con una corsia preferenziale per le micro e piccole imprese artigiane, aiuti per la diversificazione dei mercati esteri. Dai dati elaborati dal centro studi Confartigianato, emerge che una situazione in chiaroscuro dei diversi settori. L’anno scorso hanno raggiunto il loro record di esportazioni verso gli Usa l’alimentare e le bevande, il legno e soprattutto i mobili, la carta e i prodotti correlati, la farmaceutica, i prodotti in gomma e le materie plastiche, quelli in metallo, computer ed elettronica, le apparecchiature elettriche, i macchinari e gli autoveicoli. In profondo rosso i prodotti metallurgici, la chimica, abbigliamento e pelle e il tessile.

Il commento

«Se calano gli ordini dagli Usa bisogna evitare che si fermino i laboratori – prosegue il vicepresidente Balliana -. È fondamentale che il Governo intervenga tempestivamente per sostenere l’artigianato veneto, pilastro dell’economia locale e nazionale. Se gli Stati Uniti chiudono apriremo altre porte, ma dobbiamo aiutare la nostre aziende con corsi rapidi e co-finanziati per sostenere i piccoli imprenditori artigiani nell’affrontare pratiche doganali e accompagnarli attraverso strategie di ingresso in nuovi mercati. Diventa dirimente anche aiutare i nostri artigiani a diventare sempre più digitali. Non ultimo – conclude – ci preoccupa l’effetto domino che i dazi potrebbero innescare, facendo alzare l’inflazione e mettendo in difficoltà tutta la filiera che in Europa gioca la partita più importante. Oggi il problema è ancora più ampio: l’intero mercato interno europeo è in crisi, con settori chiave come l’automotive e la moda di lusso che registrano forti rallentamenti. Se l’Europa non rilancia la domanda interna, le nostre imprese artigiane, parte essenziale di queste filiere, rischiano di pagare un prezzo altissimo».



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