È stato ingaggiato con il compito di accompagnare la realizzazione del piano One Veronafiere 2024-2026 su cui è previsto un investimento di 30 milioni di euro. Il piano riguarda anche Vinitaly, l’obiettivo è di aumentare il fatturato realizzato dalle attività all’estero. Dal giugno dell’anno scorso Adolfo Rebughini è il top manager che ricopre il ruolo di direttore generale di Veronafiere spa.
Tra le sue mission c’è anche quella di riqualificare il quartiere fieristico secondo criteri di sostenibilità ambientale. Adolfo Rebughini è un professionista di lungo corso entrato a Veronafiere dopo una carriera di alto profilo in Unicredit con incarichi in Italia e all’estero.
Come procede lo sviluppo internazionale di Vinitaly? “Vinitaly è lo strumento di bandiera per la promozione del vino italiano nei principali mercati, consolidati ed emergenti. Un posizionamento che deriva da un piano di sviluppo strategico della manifestazione, che Veronafiere sta attuando e potenziando. Nell’ultimo triennio, infatti, abbiamo allargato il raggio di azione di Vinitaly e abbiamo ampliato la geografia dei mercati target, per supportare sempre di più le aziende, la propensione all’export del Made in Italy enologico e al contempo per consolidare la rassegna di Verona. Per questo tutte le iniziative e gli eventi fieristici realizzati da Vinitaly nel mondo hanno, tra le finalità, quella di individuare nuovi e potenziali buyer profilati in vista della manifestazione b2b a Verona”.
Nel mondo dove si muove Vinitaly? “In questi ultimi anni oltre al presidio permanente in Cina con Wine To Asia, Vinitaly Chengdu e il Vinitaly Roadshow, Vinitaly è diventato l’apripista della promozione del vino in Sudamerica, in Brasile, dove siamo presenti con Wine South America, o ancora nell’area in crescita dei Balcani con Vinitaly @Wine Vision. Non solo. Nel 2024 abbiamo centrato l’obiettivo di alzare il tricolore negli Stati Uniti, con la prima edizione di Vinitaly USA a Chicago, l’unica rassegna interamente dedicata al vino italiano dove torneremo in ottobre. Siamo stati inoltre tra gli attori a bordo dell’Amerigo Vespucci, nelle tappe di Tokyo, Doha e Gedda del tour di promozione del Made in Italy su scala mondiale organizzato dal governo. Mentre tra le new entry di quest’anno, abbiamo inserito due Roadshow: Vinitaly India e Vinitaly Kazakistan”.
Rapporti con gli enti istituzionali? “In uno scenario particolarmente confuso e complesso come quello attuale, Veronafiere sta lavorando in network con tutti i referenti istituzionali a partire dai ministeri e Ice ma anche con gli uffici diplomatici delle ambasciate per garantire competitività, ottimizzazione delle risorse e per aumentare le opportunità di business per le nostre aziende espositrici. Abbiamo realizzato per il secondo anno consecutivo un appuntamento Preview di Vinitaly a Bruxelles alla presenza sia dei ministri italiani che delle associazioni di rappresentanza del settore per ribadire la centralità del settore e tenere alta l’attenzione su un comparto campione anche in termini di bilancia commerciale”.
In un momento difficile per il vino come l’attuale, quale deve essere il ruolo di una fiera come il Vinitaly? “In una fase di profonda trasformazione del settore tra contrazione dei mercati, evoluzione della domanda, politiche commerciali protezionistiche e allarmi salutistici, sentiamo forte la responsabilità di essere a fianco delle aziende mettendo a disposizione il nostro know how per blindare la competitività del settore”.
Su che direttrici vi muovete? “Sono due le principali direttrici di Veronafiere per rendere Vinitaly sempre più funzionale alle aspettative e alle esigenze delle imprese. La prima è quella dell’internazionalizzazione sia verso i mercati esteri che verso la manifestazione di Verona, con la messa a terra di programmi di incoming altamente profilati dai paesi target. La seconda è quella che rende Vinitaly l’incubatore e il baricentro delle tendenze. Veronafiere ha nel proprio Dna l’osservazione dei mercati e dei comportamenti legati al consumo di vino per tradurli poi in servizi ad alto valore aggiunto e contenuti per il comparto. Con questo obiettivo, a Verona vanno in scena il nuovo progetto pilota dedicato ai vini NoLo – No e Low Alcohol – che entrano per la prima volta nel programma della rassegna e che quello specifico sull’enoturismo, con il debutto di Vinitaly Tourism. Sempre nell’ambito delle tendenze, abbiamo confermato la collaborazione con Raw Wine, la comunità globale dei produttori di vino naturale: un segmento ancora di nicchia ma dinamico e in crescita, oltre all’area Amphora. Guardando agli Usa, Vinitaly è stato precursore nella lettura del successo in questo mercato con l’ideazione di Opera Wine, l’appuntamento prologo della rassegna firmato in collaborazione con Wine Spectator arrivato alla 13ª edizione con 131 cantine selezionate dalla rivista e sul quale si rifletterà molta attenzione visto il tema dazi”.
Quanti contatti sono stati totalizzati l’anno scorso attraverso la piattaforma Vinitaly Plus? “La piattaforma di matching tra domanda e offerta ha registrato 20mila appuntamenti business, il doppio rispetto all’anno precedente. Mentre sul fronte della partecipazione, l’edizione 2024 è andata in archivio con 97mila operatori, di cui il 31% da 140 Paesi”.
Quanto conta il mondo del vino sia sul piano delle cifre che della reputazione del Made in Italy nel mondo agroalimentare? “Secondo le analisi e le elaborazioni del nostro Osservatorio Vinitaly-Uiv il vino italiano esprime un fatturato di 14,5 miliardi di euro, che sale a 31 miliardi con l’indotto, generando un impatto diretto e indiretto di oltre 45 miliardi di euro, l’1,1 per cento del Pil. Una fotografia che si completa con il valore export mondo di 8,1 miliardi di euro raggiunto l’anno scorso, per una bilancia commerciale attiva che segna un surplus pari a 7,5 miliardi di euro. Il vino, quindi, gioca un ruolo centrale nella reputazione e nella comunicazione del Made in Italy. Un brand che identifica il nostro lifestyle, sinonimo di qualità, salubrità, benessere ma anche cultura, tradizioni e territori, nel mondo”.
Vinitaly and the city che abbraccia tutta la città funziona come punto di ascolto per le nuove tendenze? “Vinitaly and the City è l’anima pop di Vinitaly che, ogni anno, chiama a raccolta a Verona wine lover e appassionati di tutta Italia per una tre giorni all’insegna del buon vino. Il fuorisalone in programma dal 4 al 6 aprile si estende nel suggestivo triangolo che comprende Piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale, luoghi simbolo della città patrimonio Unesco e conta già oltre 70 appuntamenti tra degustazioni, masterclass, conferenze, incontri e visite guidate. È un punto di osservazione fondamentale per raccogliere tendenze e orientamenti e un format vincente ed ‘esportabile’. L’anno scorso c’è stata la prima edizione a Sibari, in Calabria, che replicheremo quest’anno, per far emergere la storia e la cultura di un prodotto simbolo della nostra identità”.
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