Maria Ameli, Head of wealth advisory di Banca Generali, in occasione dell’evento “Tavola rotonda. Politiche culturali come strumento di sviluppo economico”, è stato intervistato da Il Giornale d’Italia
Ci parla del ruolo dell’Art advisory di banche come Generali per le collezioni private?
“In questi anni abbiamo assistito ad una crescente richiesta, da parte dei nostri clienti, di supporto nella gestione e nella protezione delle loro collezioni, non solo artistiche, ma anche di beni di lusso in senso più lato.
Il supporto che ci viene richiesto, da un lato ha delle caratteristiche tecniche specialistiche alte, è un supporto alla compravendita, alla valorizzazione, alla protezione, alla trasmissione del patrimonio artistico e culturale; dall’altro c’è una richiesta molto importante in relazione all’affidabilità del professionista che dialoga con il cliente, e anche alla sicurezza e alla riservatezza.
Quindi questi tre ingredienti, la competenza da un lato, l’affidabilità e la riservatezza sono, dal mio punto di vista, un po’ i fattori critici di successo per sviluppare una vera e propria piattaforma nell’ambito dei servizi di art advisory.
La domanda è molto cresciuta, e si è anche ampliata e raffinata e io ritengo che un modello olistico che si basi sui tre principi cardine che vi ho citato, sia veramente di grandissimo supporto alle collezioni private, ma non solo.
Un altro punto molto importante è arrivare a formare e a comunicare argomenti che a volte, anche tecnicamente, sono complessi in modo semplice, efficace, senza mai lasciare spazio alla banalizzazione del contenuto.
Qui per esempio noi abbiamo fatto diversi lavori; abbiamo collaborato con l’Università di Pavia, Generali Arte e Deloitte ad un osservatorio arte e sostenibilità di impresa molto interessante, che valorizza i beni anche all’interno delle fondazioni o delle aziende che investono strutturalmente in cultura, nell’ambito del bilancio di sostenibilità.
Abbiamo anche fatto un percorso veramente meraviglioso con Chora Will, che è leader nel mondo dei podcast, per avvicinare i nostri contenuti ai nostri stakeholder, ai nostri clienti. Vi invito, tra le altre cose, ad ascoltarli. Sono disponibili sul nostro canale Spotify di Banca Generali e in relazione all’arte c’è un primo podcast di 8 minuti che si chiama “A regola d’arte” che coglie nel segno uno dei servizi che noi facciamo e portiamo avanti per valorizzare il patrimonio artistico privato”.
Qual è la vostra visione nell’organizzare una tavola rotonda che lega cultura ed economia?
“La nostra visione, quanto mai in questi giorni, è fortemente legata al fatto che le politiche culturali possono essere uno strumento e anche un motore di sviluppo economico del Paese e dei singoli territori.
Vogliamo mettere all’attenzione i programmi già in atto per fare da cassa di risonanza, ma anche cercare di innestare un circolo assolutamente virtuoso.
Quindi, dal nostro punto di vista le politiche culturali sono centrali nello sviluppo economico del nostro Paese e dei nostri territori e gli ospiti che oggi noi abbiamo coinvolto e che daranno il loro contributo in questo talk lo dimostreranno anche con esempi molto concreti”.
Come definirebbe con un paio di aggettivi lo stato di salute, oggi, dell’arte italiana?
“Per me rappresenta una grandissima opportunità. Sicuramente sotto-assicurata, sotto-protetta, da un certo punto di vista, e probabilmente anche un po’ sottovalutata”.
Come influisce il contesto macroeconomico attuale sulle strategie di investimento alternative, inclusa l’arte? Nota uno spostamento di capitali in questa direzione?
“Non possiamo ancora dirlo. Siamo in giornate molto calde con eventi anche di carattere politico che stanno impattando sugli aspetti economici e viceversa. Però sì, ci aspettiamo che questo possa assolutamente avvenire, un po’ lo si è visto con l’oro, l’andamento del dollaro, l’andamento nelle scorse ore di tutto il mercato obbligazionario; quindi direi sì, questo lo vediamo come impatto”.
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