La frenata della crescita nei numeri di Confindustria
L’industria comincia a sentire il peso dell’instabilità e lo scenario economico, pur non drammatico, rallenta. Gli uffici studi di Confindustria hanno rivisto le previsioni: la crescita stimata per il 2025 scende dallo 0,8 allo 0,6 per cento. Orsini esclude al momento il rischio di recessione ma avverte: “Non possiamo stare fermi. La nostra manifattura ha bisogno di nuove certezze per continuare a investire. Il rischio è che si freni proprio ora che stava ripartendo”.
Un piano industriale straordinario: la ricetta di via dell’Astronomia
Ma la partita non si gioca solo sul breve termine. Il numero uno di Confindustria chiede un vero e proprio piano industriale, straordinario ma concreto, da costruire in due anni. L’obiettivo è duplice: consolidare le eccellenze e salvare le realtà in crisi. “Abbiamo bisogno di strumenti per rafforzare i settori che già funzionano, ma anche di accompagnare la trasformazione di quelli in difficoltà. E dobbiamo puntare a nuovi mercati: India, Africa, America Latina”. In questo schema, il PNRR può ancora rappresentare una leva, se usato in modo flessibile.
Le spine dell’Europa: auto elettrica e certificati verdi
Tra i nodi più citati da Orsini, anche quello delle scelte europee, a suo avviso troppo ondivaghe. “Le regole sull’auto elettrica sono cambiate troppe volte, l’incertezza su come gestire la transizione ha creato sconcerto tra gli imprenditori. Lo stesso vale per i certificati verdi: servono norme chiare e stabili”. Il messaggio è indirizzato non solo a Bruxelles, ma anche a Roma, perché sia protagonista nel ridefinire le strategie continentali in campo industriale.
“Ora tocca a noi fare come la Spagna”
L’esempio iberico resta il riferimento per Orsini. Madrid ha deciso di intervenire direttamente a sostegno delle aziende colpite dai dazi americani, stanziando fondi con decisione. “Noi non possiamo eguagliare quelle cifre per il nostro debito – ammette – ma dobbiamo comunque fare qualcosa. Altrimenti sarà troppo tardi”. Il messaggio a Palazzo Chigi è chiaro: l’industria italiana ha bisogno di risposte rapide, risorse dedicate e una cornice stabile per non perdere terreno nella sfida globale.
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