#Finsubito news – #Finsubito news – Mele italiane, 1,2 miliardi e primato mondiale per valore


Il consuntivo diffuso il 30 ottobre prolunga il risultato già documentato nel nostro articolo sull’ortofrutta italiana pubblicato ad aprile. Il sorpasso registrato nella campagna 2024/25 resiste per un’altra annata commerciale, stavolta con quantità quasi ferme e una remunerazione media più alta per ogni chilo spedito.

La campagna segue il periodo compreso fra agosto 2025 e luglio 2026. Questa scansione accompagna il ciclo delle vendite e impedisce di mescolare raccolti appartenenti a stagioni diverse.

Perimetro delle cifre: gli importi monetari e le percentuali conservano gli arrotondamenti dei documenti originari.

Sommario dei contenuti

Il primato si misura alla frontiera

La graduatoria internazionale usa il valore delle merci nel momento in cui lasciano il Paese. Nelle statistiche del commercio estero l’export è registrato in termini FOB: il prezzo comprende il prodotto e le spese sostenute fino alla frontiera italiana, inclusi il trasporto interno e l’assicurazione relativa a quel tratto.

L’importo appartiene alla fase commerciale che porta le mele fuori dall’Italia e comprende attività svolte dopo la raccolta. Selezione e conservazione precedono la vendita; imballaggio e movimentazione completano il tragitto nazionale. Il compenso destinato ai frutticoltori prende forma nei contratti di conferimento. Per le cooperative arriva con la liquidazione ai soci; nelle vendite dirette coincide con il ricavo dell’azienda agricola.

La quota italiana era del 16% nella campagna 2024/25 e sale ora al 17%. Le prime posizioni raccolgono insieme il 44% del valore mondiale. Il margine è di tre punti sugli Stati Uniti e di quattro sulla Cina; il distacco rimane contenuto.

Tre centesimi in più per ogni chilo

Rapportando l’importo complessivo ai volumi spediti si ottiene una media di circa 1,13 euro al chilogrammo. Nella campagna 2024/25 lo stesso rapporto era vicino a 1,10 euro, calcolato sui 1,173 miliardi di euro e sui 1,068 miliardi di chili registrati allora.

La distanza è di poco superiore a tre centesimi per chilo e riproduce la variazione ufficiale del prezzo medio. I totali arrotondati indicano una lieve flessione quantitativa, inferiore all’1%, perciò l’aumento in euro nasce soprattutto da una quotazione unitaria più alta. Una differenza apparentemente piccola assume un peso notevole quando viene applicata a oltre un miliardo di chilogrammi.

Dodici mesi di vendite dopo il raccolto

La produzione italiana del 2025 si è attestata attorno a 2,32 milioni di tonnellate. Alto Adige e Trentino ne hanno raccolte insieme 1.574.411, quasi il 68% del totale nazionale. Una concentrazione simile si appoggia a grandi strutture cooperative. Celle di conservazione e linee di selezione preparano partite omogenee per clienti molto lontani.

Il confronto fra volumi esportati e raccolto richiede lo stesso calendario. La produzione fotografa ciò che entra nei magazzini durante l’anno agricolo; la campagna commerciale segue le partenze fino al luglio successivo e incorpora i mesi di conservazione. Una mela raccolta in autunno può lasciare l’Italia molto più tardi, quando l’ordine del compratore incontra il programma di vendita.

Questa distanza temporale fra campo e dogana è parte del risultato economico. La continuità delle forniture per tutto l’anno dipende dalla capacità di custodire il prodotto e liberarlo in quantità coerenti con gli ordini, evitando che l’intera offerta arrivi sul mercato nelle settimane immediatamente successive alla raccolta.

L’espansione fuori dall’Unione attraversa aree diverse. Nel Medio Oriente spiccano Arabia Saudita ed Egitto. Israele compare a sua volta fra i primi dieci sbocchi; nella stessa fascia entrano Brasile e India.

Un mercato lontano richiede partenze distribuite nel corso della stagione e tempi di conservazione compatibili con il viaggio. La diffusione geografica racconta una capacità commerciale che continua ben oltre il raccolto, dentro i magazzini e lungo le tratte marittime. Ogni nuova destinazione amplia il calendario delle vendite e rende meno concentrato il peso dei compratori storici.

Germania in testa, Spagna in accelerazione

La Germania rimane la destinazione principale pur registrando un ridimensionamento sull’annata precedente. La Spagna occupa il secondo posto e cresce del 10%, dopo il +9% già segnato nella campagna 2024/25.

La sequenza delle due stagioni consolida il mercato spagnolo come sbocco europeo in aumento. Il rallentamento tedesco convive con l’aumento di altri compratori e con la spinta oltre i confini dell’Unione, mentre il totale delle spedizioni resta vicino alla soglia raggiunta un anno prima. Una platea più ampia distribuisce le partenze su periodi e richieste commerciali differenti.

Le varietà club entrano nel prezzo

Il rinnovo varietale entra nel prezzo medio. Accanto a Golden Delicious e Gala le mele club hanno superato nel 2025 le 300 mila tonnellate.

Queste cultivar seguono accordi di licenza che regolano l’accesso alla coltivazione e la commercializzazione. La disponibilità programmata affianca alle varietà storiche profili gustativi e calendari di vendita differenti.

Le varietà tradizionali continuano a coprire gran parte dei volumi. Le club aggiungono referenze con un’identità commerciale riconoscibile e contribuiscono al prezzo medio ottenuto sui mercati esteri.

Dal dato doganale ai conti dei produttori

Valore delle esportazioni e saldo commerciale misurano grandezze diverse. Per calcolare l’avanzo servono anche le importazioni della stessa campagna, un dato assente nella comunicazione odierna. Nella stagione 2024/25 il saldo aveva raggiunto 1,146 miliardi di euro; trasferire quella cifra al 2025/26 produrrebbe un confronto privo della componente necessaria.

Da lì il ricavo entra nei bilanci delle strutture che raccolgono e vendono il prodotto. I recenti articoli di Sbircia su Melinda e La Trentina mostrano due capitoli di quel processo: il ricavo commerciale attraversa la gestione cooperativa e arriva ai soci attraverso la liquidazione. Quei bilanci riguardano singole strutture e rimangono distinti dalla cifra nazionale registrata in dogana.

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