Roma – La manovra è stata bollinata dalla Ragioneria e trasmessa alle Camere. Sulle pensioni contiene una certezza e una promessa: da gennaio gli assegni medio-alti recupereranno soltanto una parte dell’inflazione, mentre le nuove possibilità di lasciare prima il lavoro restano da definire. E la stretta arriva proprio mentre il carovita accelera. Il risultato è un aumento delle pensioni inferiore al rialzo dei prezzi, che peserà anche sulle rivalutazioni degli anni successivi.
Inflazione, perché il 5,4% di ottobre non si applica alle pensioni
Secondo la stima Istat diffusa il 30 ottobre, i prezzi sono saliti del 5,4% rispetto allo stesso mese del 2025, contro il 4,2% di settembre. Ma le pensioni non verranno rivalutate del 5,4%: è il dato di un singolo mese. Per gli aumenti del 2027 conta la media dei prezzi dell’intero 2026 rispetto alla media del 2025, usando l’indice delle famiglie di operai e impiegati, senza tabacchi. A settembre questo indice segnava un +4% annuo. Se restasse fermo al valore di settembre per tutto l’ultimo trimestre, la media 2026 crescerebbe di circa il 2,9%. Nel frattempo l’Istat calcola un’inflazione 2026 già “acquisita” del 3,4%, ma su un indice generale diverso. La percentuale esatta da applicare alle pensioni non è dunque ancora stabilita.
Come si calcoleranno gli aumenti di gennaio
Il governo fisserà un tasso provvisorio sulla base dei dati disponibili in autunno e l’Inps lo applicherà automaticamente agli assegni dal primo gennaio. Quando sarà conosciuta la media definitiva dell’intero anno, si procederà all’eventuale conguaglio. Non servirà presentare alcuna domanda. Ma la stessa percentuale di inflazione non verrà riconosciuta a tutti allo stesso modo.
Sei fasce: chi recupera tutti i rincari e chi no
Con il minimo Inps di riferimento a 611,85 euro, il recupero è integrale fino a 2.447 euro lordi mensili. Scende all’85% fra 2.447 e 3.059 euro, al 53% fra 3.059 e 3.671, al 47% fino a 4.895 euro, al 37% fino a 6.119 e al 32% oltre quella soglia. La percentuale ridotta vale per l’intero assegno, non soltanto per la parte che supera il limite, come avveniva con il precedente sistema. Una clausola di salvaguardia attenua il salto per chi si trova appena oltre una soglia. Nessuna pensione viene ridotta nell’importo nominale: diminuisce la quota di inflazione recuperata.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti
Gli esempi con un’inflazione media ipotetica del 3%
Con le simulazioni, una pensione di 2.000 euro salirebbe di 60 euro mensili, recuperando tutti i rincari. Un assegno di 3.000 euro crescerebbe invece di 76,50 euro anziché 90: sono 13,50 euro di aumento mancato ogni mese rispetto alla tutela integrale. Con le vecchie regole l’aumento sarebbe stato di circa 88 euro. Su una pensione di 4.000 euro il nuovo aumento sarebbe di appena 56,40 euro, contro 120 con l’adeguamento pieno e circa 111 con il sistema precedente. La differenza rispetto alle vecchie regole supera 700 euro lordi nell’arco di tredici mensilità. Sono simulazioni, non importi già definitivi.
Flessibilità, 850 milioni ma requisiti ancora ignoti
Il fondo dispone di 850 milioni annui nel triennio 2027-2029, senza indicare età, contributi o beneficiari. La Lega vuole una nuova Quota 100: uscita a 64 anni con 36 di versamenti e ricalcolo contributivo, anche per chi lavorava già prima del 1996. Ma quelle risorse potranno essere impiegate anche per altri sostegni a chi lascia il lavoro. Servirà una nuova legge; il Parlamento potrà ampliare la dote con ulteriori coperture. Nessun diritto a pensionarsi prima nasce automaticamente dal fondo. Prorogata anche l’Ape sociale dai 63 anni e sei mesi per le categorie ammesse. Per il trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici che cessano per limiti d’età sono previsti tempi d’attesa progressivamente più brevi dal 2028.
Giovani, i 2.500 euro non sono un bonus da incassare
La novità è fiscale. Ai dipendenti privati nati dal 1998, con reddito da lavoro non superiore a 28mila euro, si applicherà l’imposta dell’1% soltanto sull’aumento della retribuzione annua rispetto all’anno precedente, fino a 2.500 euro di incremento. Esempio: stipendio da 20mila a 23mila euro, con lo stesso numero di giorni lavorati. I primi 2.500 euro di aumento pagheranno appena 25 euro di imposta, gli altri 500 seguiranno le regole ordinarie. Il risparmio effettivo dipende dalle imposte che sarebbero state dovute e dagli altri sgravi, non sempre cumulabili. Se aumentano i giorni lavorati, il reddito precedente viene ricalcolato per effettuare un confronto corretto.
Neonati, 100 euro all’anno
Dal 2027 l’Inps aprirà una posizione per ogni nuovo nato, alimentata dallo Stato con 100 euro annui fino ai 18 anni: 1.800 euro prima degli eventuali rendimenti. I familiari potranno aggiungere versamenti, detraibili al 19% entro mille euro annui. La destinazione ordinaria è la previdenza complementare; gli altri utilizzi andranno definiti.
Card per anziani
Viene istituito, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per il successivo trasferimento all’INPS, un fondo con una dotazione di 1.645 milioni di euro per il 2027, che costituisce limite di spesa, destinato al riconoscimento di una Carta del valore di euro 300 per l’acquisto di beni e prestazioni in materia sanitaria.
La Carta è riconosciuta ai soggetti titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico di qualsiasi forma previdenziale obbligatoria, di pensione o assegno sociale, di pensione o assegno per invalidi civili, ciechi e sordomuti, di importo su base annua complessivamente non superiore, per l’anno 2025, a 28.000 euro e che abbiano compiuto l’età di 75 anni alla data del 31 dicembre 2026.
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