#Finsubito news – La riforma degli Ipab riappare all’Ars, le ombre e i dubbi sul ddl in Commissione Bilancio


A oltre un anno di distanza l’Ars rispolvera un “vecchio” disegno di legge dimenticato in fondo al cassetto. Una riforma attesa da ben 40 anni, necessaria, ma più complessa di quanto ci si possa immaginare. Con il passare dei decenni la matassa è diventa sempre più ingarbugliata, tanto da trasforma l’esigenza in una vera e propria impresa. Stiamo parlando degli Ipab. Il testo è all’ordine del giorno in II Commissione Bilancio. A pochi passi da Sala d’Ercole, però, il ddl ha avuto una brusca frenata.

Una legge, quella vigente, ormai “arrugginita” e risalente al 1986. Dall’ultima modifica non sono mancate le proposte di interventi. Basti pensare alla norma nazionale del 2001, che ha disposto una nuova disciplina per le Ipab, trasformate e riordinate in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato, ma che in Sicilia non ha mai trovato attuazione. Il ritardo dell’amministrazione regionale ha avuto delle conseguenza, generando un aggravio di ulteriori debiti.

Tanti sono i nodi da sciogliere: dalla liquidazione delle strutture al futuro dei dipendenti, fino alla copertura finanziaria. La domanda sorge così spontanea: quando sarà veramente il suo turno?

L’approdo in Commissione Bilancio

Depositato in II Commissione Bilancio, presieduta da Dario Daidone, nel giugno 2025, il disegno di legge aveva superato il giudizio della I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore del testo. La proposta trae origine dal testo governativo, approvato tra i banchi di Palazzo d’Orleans su proposta dell’assessore alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro Nuccia Albano, nata per donare nuova linfa agli enti che si occupano da vicino di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari rivolti alle fasce più deboli della popolazione.

Diverse le ombre. A spingere per l’inserimento all’ordine del giorno sarebbe stata proprio l’esponente della giunta Schifani in quota DC, ma l’esame potrebbe slittare almeno di una settimana. Sotto la lente d’ingrandimento la copertura finanziaria, per la quale occorrerebbero 900mila euro, da attingere dai fondi globali. Quest’ultimi, però, ad oggi, non avrebbero disponibilità dopo l’ultima variazione di bilancio, approvata quasi due settimana fa all’Ars.

I dati in Sicilia

In Sicilia, secondo i dati del 2025, si parla di 122 Ipab, di queste solo 46 hanno un consiglio di amministrazione. Ben oltre la metà, 68, sono commissariati, perché il cda fatica a trovare persone disponibili ad insediarsi, proprio a causa dello stato di difficoltà in versano le strutture e dunque viene da se la nomina di un commissario straordinario. La situazione è ancora più grave in 7 Istituti, dove a mancare sono sia il consiglio che il commissario e nessuno è disposto ad accettare l’incarico. Uno è persino posto in liquidazione. 

Dalle strutture al dato economico. L’Inps, ad esempio, vanta un credito di circa 26 milioni di euro (da verificare con esattezza con i riscontri incrociati con i vari enti). Ammontano invece a circa 19,5 milioni i debiti verso il personale (una parte sono computati una quota a parte del debito verso l’Inps). Mentre il disavanzo dichiarato è di quasi 11 milioni di euro. Cifre da capogiro. Debiti, da evidenziare, che non sono della Regione Siciliana, bensì delle singole strutture, in quanto enti muniti di personalità giuridica. Più complesso quantificare invece i dati in termini di valore del patrimonio, ma che comunque dovrebbero essere maggiori rispetto ai debiti (CLICCA QUI).

Le novità nel ddl

Il disegno di legge parte dall’idea di scattare una fotografia quanto più precisa delle strutture dislocate in tutta l’Isola, individuando e intervenendo sugli Ipab in deficit e che da due anni non esercitano attività. Strutture che, con il trascorrere del tempo, hanno accumulato e creato debiti. Talmente grandi, rispetto al costo che supportano, da rendere comunque insufficienti i circa 5 milioni annui ripartita dalla Regione agli Ipab. La via che oggi si intende percorrere con questo nuovo ddl è quindi quella della liquidazione. Come si apprende dal testo, si tratta di circa 63 Istituti, che allo stato attuale presentano le più importanti e gravose problematiche legate ai contenziosi, alla situazione debitoria, al personale ed alla gestione del patrimonio. Una strada, quella della liquidazione, non presa in considerazione proprio per evitare di privare i territori di servizi e soprattutto per non licenziare o ricollocare il personale.

Secondo il ddl si tratterebbe di 163 unità che, dopo la liquidazione, confluirebbero in un unico elenco a cui potranno attingere Enti locali, distretti socio assistenziali, Asp o enti e associazioni che ricevono finanziamenti dalla Regione per la realizzazione di progetti in ambito socio-sanitario. Come finanziare quest’ultimi? La proposta di legge non comporterebbe ulteriori oneri a carico del bilancio regionale e troverebbe copertura attraverso la liquidazione delle Ipab, dunque la vendita del patrimonio immobiliare, e con parte delle risorse annue previste per il personale degli Istituti. Ai progetti in capo ai Comuni, invece, verrebbero destinati un terzo dello stanziamento annuo per le spese delle unità degli Enti, che nel 2025 corrisponde a 3,5 milioni e quindi sarebbe pari a circa un milione. Calcoli alla mano, però, non basterebbero, trattandosi di cifre irrisorie: 6.500 euro a dipendente e una somma di 500 euro al mese.

I tasti dolenti

Intervenire oggi è già troppo tardi? Le condizioni in cui versano gli Ipab non aiutano e neanche i costi di gestione sempre più importanti e lievitati, anche a causa dell’estensione spropositata di alcuni Istituti. Ma altri aspetti sono da considerare, come quelli strutturali. Molti beni sono andati persi negli anni o non si sa se sono ancora degli Ipab, con le diverse amministrazioni susseguire nel tempo che non conoscono gli atti di proprietà. Per non parlare delle strutture pericolanti e per cui i tribunali hanno chiesto di intervenire per l’incolumità delle persone. Un approccio, quello dei tribunali, ma anche dell’Agenzia delle Entrate, che soprattutto negli ultimi due-tre anni è mutato, con il blocco dei conti, l’attivazione dei pignoramenti e la nomina di commissari giudiziali per la gestione dei beni che saranno posti all’asta, determinando un ulteriore depauperamento del valore degli immobili e quindi delle entrate.

Mettere mano agli Ipab è così indispensabile. In prima battuta per frenare i numerosi contenzioni promossi dal personale e dai fornitori nei confronti della Regione, che comportano procedure esecutive per le quali è evidente il tentativo di coinvolgere direttamente e in solido anche la Regione per una sua presunta responsabilità quale organo di vigilanza, generando, per quanto contestabile, un debito fuori bilancio a carico della Regione. Altro obiettivo è quello di contenere la dispersione del patrimonio immobiliare delle Ipab, minacciato dalle procedure esecutive in corso su istanza dei creditori, senza alcun controllo da parte della Regione.

Il ddl andrebbe così a intervenire a gamba tesa sull’articolo 34 della legge regionale 9 maggio 1986, n. 22, aggiungendo due apposite disposizioni: uno riguardante la liquidazione e l’estinzione delle Istituzioni pubbliche di assistenza (art. 34 bis) e beneficenza, l’altro il personale (art. 34 ter). 

Il primo interviene sugli Enti che da più di due anni registrano un disavanzo di amministrazione e che non sono nelle condizioni di raggiungere le finalità prefissate. Si tratta di circa 63 Ipab, che allo stato attuale presentano le più importanti e gravose problematiche legate ai contenziosi, alla situazione debitoria, al personale ed alla gestione del patrimonio. Nello specifico, sarebbero così poste in liquidazione: 13 Istituti nella provincia di Catania, 8 nelle province di Siracusa e di Trapani, 7 nelle province di Messina e di Palermo, 6 nelle province di Agrigento e Caltanissetta, 5 in quella di Enna e 3 in quella di Ragusa. L’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e del Lavoro sarà incaricato di nominare un commissario liquidatore, per uno o più Ipab, tra professionisti iscritti all’albo degli avvocati e dei dottori commercialisti, che avrà il compito di regolarizzare la posizione contributiva e previdenziale del personale ed eventuali crediti maturati. Al fine di assicurare un sostegno economico ai predetti dipendenti, l’attivo della liquidazione verrà destinato al Comune dove insiste la struttura per essere destinato a finalità socio-assistenziali. I compensi per i commissari liquidatori e le spese per la relativa procedura graveranno sui proventi della liquidazione.

Il capitolo più delicato riguarda i dipendenti. Sulle circa 163 unità si focalizza la seconda disposizione, l’art. 34 ter, che disciplina le modalità di impiego del personale assunto a tempo indeterminato presso le Istituzioni. Una volta superato il primo ostacolo, derivante delle liquidazioni, i dipendenti confluiranno in un unico elenco ad esaurimento, istituito presso l’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro. Un bacino ampio che racchiude lavorati con una età media di 60 anni e con basse qualifiche funzionali. La provincia con il maggior numero di unità è quella di Catania, 42, seguita da Palermo (32), Trapani (30), Agrigento (19) e Messina (14). Circa o meno di una decina sono invece quelli che ricadono nella provincia di Caltanissetta (10), Ragusa (9) ed Enna (7). A questo elenco potranno attingere Enti locali, distretti socio assistenziali, Asp o enti e associazioni che ricevono finanziamenti dalla Regione per la realizzazione di progetti in ambito socio-sanitario (CLICCA QUI).


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