#Finsubito news – Stop alla tassa italiana di 2 euro sui piccoli pacchi extra-Ue



Arriva il blocco della tassa italiana sui piccoli pacchi extra-Ue: il disegno di legge dedicato alla manovra cancella infatti il prelievo da 2 euro. 


Acquistare prodotti online da venditori situati fuori dall’Unione europea non comporterà più il pagamento del contributo italiano di 2 euro sui piccoli pacchi. Il Governo ha infatti deciso di eliminare il prelievo introdotto con la precedente legge di bilancio, evitando così l’entrata in vigore di una misura che, dopo diversi rinvii, avrebbe dovuto diventare operativa dal 1° gennaio 2027. La decisione si inserisce nel percorso di adeguamento della disciplina nazionale alle nuove disposizioni doganali europee, che hanno già previsto l’introduzione di ulteriori costi sulle importazioni di beni acquistati attraverso il commercio elettronico.

La cancellazione della tassa italiana, tuttavia, non significa che le spedizioni di modesto valore provenienti da Paesi extra-Ue saranno nuovamente esenti da oneri aggiuntivi. Il quadro normativo europeo è infatti cambiato e prevede già due distinti prelievi:

  • un dazio forfettario di 3 euro per le merci di valore inferiore a 150 euro
  • e un contributo per la gestione delle procedure doganali pari a 2 euro per ciascuna voce di merce dichiarata.

Un sistema che punta a uniformare le regole all’interno del mercato comunitario, ma che potrebbe incidere sui prezzi finali degli acquisti online.

La tassa nazionale non entrerà in vigore nel 2027

Il contributo italiano sui piccoli pacchi era stato introdotto con la precedente manovra finanziaria, con l’obiettivo di applicare un onere aggiuntivo alle spedizioni di valore contenuto provenienti da Paesi esterni all’Unione europea. La sua applicazione, inizialmente prevista per il 2026, era stata successivamente rinviata più volte.

Con la nuova legge di bilancio, l’esecutivo ha scelto di procedere all’abrogazione della disposizione, rinunciando definitivamente all’introduzione del prelievo nazionale. La decisione è legata soprattutto alla necessità di evitare una sovrapposizione con le nuove regole europee, che hanno già previsto strumenti specifici per disciplinare le importazioni di beni acquistati online.

Il venir meno della tassa italiana rappresenta quindi una modifica significativa per il sistema degli acquisti transfrontalieri, ma non determina un ritorno alla situazione precedente. I consumatori continueranno infatti a dover considerare i costi previsti dalla normativa comunitaria, che si applicano secondo criteri differenti rispetto a quelli ipotizzati dal Governo italiano.

Per le casse pubbliche una perdita da 91,3 milioni di euro

L’eliminazione del contributo nazionale avrà conseguenze anche sulle entrate dello Stato. La relazione tecnica che accompagna la legge di bilancio quantifica infatti in 91,3 milioni di euro annui, a partire dal 2027, la riduzione del gettito derivante dalla cancellazione della misura.

La stima è stata elaborata sulla base delle informazioni raccolte dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei mesi di luglio e agosto. I calcoli tengono già conto degli effetti prodotti dall’introduzione dei nuovi oneri europei, che hanno modificato le condizioni economiche delle spedizioni provenienti dai Paesi extra-Ue.

Secondo le valutazioni contenute nel documento, il contributo italiano avrebbe potuto interessare circa 61,7 milioni di invii all’anno. Si tratta di un volume rilevante, che evidenzia quanto il commercio elettronico internazionale sia diventato una componente importante delle abitudini di acquisto dei consumatori.

Le stime, tuttavia, devono essere lette alla luce dei cambiamenti intervenuti nel mercato. L’introduzione di nuovi costi sulle importazioni ha infatti determinato una riduzione delle spedizioni, rendendo meno prevedibile il numero di pacchi che sarebbero stati effettivamente assoggettati al prelievo nazionale.

Il nuovo sistema europeo modifica i costi degli acquisti online

Il cambiamento più importante riguarda l’applicazione di una disciplina comune a tutti gli Stati membri. Dal 1° novembre, infatti, è previsto un contributo europeo per la gestione delle procedure doganali pari a 2 euro per ciascuna voce doganale contenuta nella spedizione.

Il nuovo onere, indicato anche con il termine inglese handling fee, è destinato a contribuire alle spese sostenute per i controlli e per le attività amministrative connesse all’importazione delle merci. La sua applicazione riguarda gli acquisti effettuati da consumatori europei presso venditori situati al di fuori dell’Unione, senza una soglia minima o massima di valore della spedizione.

La tariffa europea si distingue quindi dal contributo italiano che il Governo intende eliminare. Quest’ultimo avrebbe riguardato i piccoli pacchi secondo le condizioni stabilite dalla normativa nazionale, mentre il nuovo sistema comunitario utilizza come riferimento le singole categorie di beni dichiarate in dogana.

Questo significa che il contributo non viene necessariamente calcolato su ogni singolo oggetto fisico presente nel pacco. Se una spedizione contiene più prodotti appartenenti alla stessa categoria doganale, il criterio di applicazione può essere diverso rispetto a un invio che comprende merci classificate in più voci.

Quanto possono costare i nuovi oneri per i pacchi sotto i 150 euro

Per le spedizioni di valore inferiore a 150 euro, il sistema europeo prevede anche un dazio forfettario di 3 euro, introdotto a luglio. Quando entrambi i prelievi risultano applicabili, il costo aggiuntivo può arrivare a 5 euro per ciascuna categoria di merce dichiarata.

Il calcolo comprende dunque:

  • 3 euro di dazio forfettario per le merci di valore inferiore a 150 euro;
  • 2 euro di contributo europeo per la gestione delle procedure doganali;
  • l’eventuale IVA applicabile all’acquisto, secondo le regole fiscali previste.

Il costo effettivo dipenderà dalla composizione della spedizione e dalle modalità con cui i prodotti vengono dichiarati. Non è quindi corretto considerare automaticamente i 5 euro come una tariffa fissa applicata a ogni pacco, indipendentemente dal numero e dalla tipologia degli articoli contenuti.

La differenza rispetto al precedente contributo nazionale riguarda anche l’ambito geografico. Le nuove disposizioni si applicano infatti in tutti i Paesi dell’Unione europea, evitando che la sola scelta dello Stato di ingresso delle merci possa determinare un vantaggio tariffario specifico.

Le nuove tariffe hanno già ridotto il numero delle spedizioni

L’introduzione degli oneri europei sta producendo effetti anche sui volumi del commercio elettronico internazionale. La relazione tecnica alla manovra considera una riduzione aggiuntiva del 7,6% delle spedizioni potenzialmente interessate dal contributo italiano, collegata all’aumento dei prezzi determinato dai nuovi costi comunitari.

Un fenomeno che trova riscontro anche nei dati diffusi dalle istituzioni europee. Nei tre mesi successivi all’introduzione del dazio comunitario, le dichiarazioni doganali relative ai piccoli pacchi sono diminuite mediamente di oltre il 60% nell’Unione europea.

La contrazione evidenzia come l’aumento dei costi possa incidere sulle scelte dei consumatori e sulle strategie dei venditori. In particolare, i prodotti di valore molto contenuto potrebbero risentire maggiormente dell’applicazione di tariffe aggiuntive, perché il costo doganale finisce per rappresentare una quota significativa del prezzo complessivo.

Per le piattaforme di vendita online e per gli operatori logistici, il nuovo scenario comporta inoltre la necessità di adeguare le procedure di dichiarazione delle merci e di gestione degli invii. La corretta classificazione doganale dei prodotti assume così un’importanza ancora maggiore.

Il dazio da 3 euro è temporaneo, la tassa di gestione no

Un ulteriore elemento da considerare riguarda la durata delle due misure europee. Il dazio forfettario di 3 euro, applicabile alle spedizioni inferiori a 150 euro, è stato concepito come una soluzione temporanea.

La sua permanenza è prevista fino al 1° luglio 2028, data in cui dovrebbe diventare operativo il nuovo sistema europeo di gestione dei dati doganali per il commercio elettronico, il cosiddetto data hub. Qualora l’infrastruttura non fosse pronta entro il termine stabilito, la Commissione europea potrebbe proporre una proroga della misura.

Diversa è la situazione per il contributo di gestione da 2 euro, che non presenta una scadenza analoga. La sua applicazione è destinata a proseguire anche oltre il periodo previsto per il dazio forfettario, contribuendo al finanziamento delle attività doganali.

Per quanto riguarda la destinazione delle entrate, il dazio europeo segue le regole previste per le risorse doganali: il 75% risulta trasferito al bilancio dell’Unione europea, mentre il restante 25% rimane allo Stato membro che provvede alla riscossione.

Cosa cambia concretamente per chi compra online

La cancellazione della tassa italiana rappresenta un passo verso l’uniformità delle regole applicate agli acquisti provenienti da Paesi extra-Ue. I consumatori non dovranno quindi fare i conti con il contributo nazionale da 2 euro che sarebbe dovuto scattare nel 2027, ma continueranno a essere interessati dagli oneri previsti a livello comunitario.

Per gli acquisti di valore inferiore a 150 euro, il costo aggiuntivo potrà raggiungere 5 euro per ciascuna categoria doganale dichiarata, oltre all’IVA eventualmente dovuta. Per le spedizioni di valore superiore, invece, il dazio forfettario da 3 euro non si applica, mentre il contributo europeo per la gestione doganale resta previsto.

Restano escluse dal campo di applicazione le transazioni tra imprese e le spedizioni che non costituiscono vendite a distanza, come i regali inviati da un privato a un altro privato.

Il nuovo quadro normativo segna dunque un cambiamento nella gestione delle importazioni di beni acquistati attraverso il commercio elettronico. L’obiettivo è rendere più omogenee le procedure all’interno del mercato europeo, sostenendo i costi dei controlli e riducendo le differenze tra gli Stati membri. Per chi acquista online, la conseguenza più immediata è la necessità di considerare con maggiore attenzione il prezzo complessivo dei prodotti, comprensivo degli eventuali oneri doganali applicabili.


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