Per crescere non basta trovare nuove risorse finanziarie. Occorre innanzitutto conoscere il valore della propria impresa, saper pianificare gli investimenti e scegliere gli strumenti più adatti a sostenerli. Senza perdere di vista un altro elemento decisivo, ovvero la capacità di preservare competenze, imprenditorialità e radicamento sul territorio. È questo il filo conduttore dell’incontro “Capitali, strategie e mercato per finanziare lo sviluppo e la crescita delle imprese”, organizzato dall’Area Finanza e Credito di Confindustria Varese, guidata da “Marco Crespi“, nell’ambito della XV edizione degli Approfondimenti di Finanza della Scuola d’Impresa.
Un appuntamento, ospitato il 3 novembre nella sede di Gallarate dell’Associazione, pensato per accompagnare gli imprenditori nelle decisioni che riguardano il futuro delle loro aziende.
QUANTO VALE UN’IMPRESA?
Ad aprire i lavori è stato proprio Marco Crespi, introducendo un percorso di approfondimento dedicato al valore delle imprese e alle opportunità offerte dagli strumenti finanziari alternativi al tradizionale credito bancario, con particolare attenzione alla salvaguardia dell’imprenditorialità locale. Il punto di partenza è una domanda apparentemente semplice: quanto vale un’impresa? La risposta, come emerso dall’approfondimento di Massimo Solbiati, dottore commercialista e docente Liuc, non può essere ricercata esclusivamente nei numeri del bilancio. Il valore dipende anche dalle persone, dalle competenze, dalla qualità del management e dalla capacità di costruire una strategia credibile. Un’impresa fortemente legata alla figura del fondatore, senza una struttura capace di garantirne la continuità, rischia di perdere attrattività agli occhi di un potenziale acquirente. Da qui l’importanza di preparare per tempo anche i passaggi generazionali e di dotarsi di un piano industriale solido, capace di tradurre gli obiettivi in risultati economici e flussi di cassa realistici.
ATTENZIONE ALL’ECCESSO DI PRUDENZA
Conoscere il proprio valore, però, è soltanto il primo passo. La crescita richiede anche una gestione consapevole delle risorse già disponibili. In un contesto in cui i tassi di interesse non sono più prossimi allo zero, la liquidità aziendale può diventare una componente attiva dei risultati d’impresa. Come evidenziato da Luca Restelli, senior financial advisor di Mediobanca Premier, il problema non è semplicemente quanto denaro sia presente sui conti, ma quale destinazione attribuirgli.
Distinguere tra fabbisogni operativi, riserve per gli imprevisti e risorse destinate agli investimenti permette di evitare che un eccesso di prudenza si trasformi in inefficienza. Una scelta che richiede pianificazione, valutazione dei rischi e dialogo tra imprenditore, responsabile finanziario e consulenti.
OLTRE IL CREDITO TRADIZIONALE
Ma quando le risorse interne non bastano, o quando si presentano opportunità di sviluppo particolarmente impegnative, diventa fondamentale guardare oltre il credito bancario tradizionale. Il mercato dei capitali non è più un terreno riservato esclusivamente alle grandi aziende, ma offre possibilità anche alle Pmi che dispongono di progetti credibili e di una struttura economico-finanziaria adeguata. Tra queste possibilità figurano i minibond, strumenti di debito che possono sostenere investimenti produttivi, innovazione, internazionalizzazione e acquisizioni.
Serena Auletta, Equity Partner di Phoenix Italia srl, ne ha illustrato le caratteristiche, mettendo in evidenza soprattutto la flessibilità rispetto alle esigenze dell’impresa.
Non si tratta, tuttavia, di una soluzione indistintamente accessibile a tutte le aziende, né di uno strumento per risolvere situazioni di grave difficoltà finanziaria. Il presupposto rimane la capacità di generare cassa sufficiente a rimborsare il capitale raccolto.
COMPRENDERE I FLUSSI FINANZIARI FUTURI
Una condizione che richiama direttamente la qualità della pianificazione industriale. Dal punto di vista di chi sottoscrive queste emissioni, come spiegato da Alberto Pievani, Responsabile del Servizio Investment Banking & Corporate Finance di Banca Valsabbina, è essenziale comprendere non soltanto l’investimento che si intende realizzare, ma anche i flussi finanziari che potrà produrre. La struttura del rimborso deve essere coerente con i tempi del progetto, evitando che un’operazione pensata per favorire la crescita finisca per limitare la capacità futura dell’azienda di investire.
LE OPERAZIONI DI FUSIONE E ACQUISIZIONE
Il tema finanziario si intreccia così con quello della dimensione aziendale. In mercati sempre più complessi e competitivi, crescere può significare anche aggregarsi, acquisire altre realtà o aprire il capitale a nuovi investitori. Le operazioni di M&A, affrontate da Mario Basilico, presidente e co-founder di 2MEET2BIZ e Phoenix Group Advisory, rappresentano una possibile leva di accelerazione, ma richiedono attenzione alla scelta dei partner e alla governance futura. La posta in gioco non è soltanto economica, ma riguarda anche la permanenza sul territorio delle competenze e dei centri decisionali.
Il vero obiettivo non deve limitarsi semplicemente a finanziare la crescita, ma creare le condizioni affinché le imprese possano continuare a generare valore nel tempo, senza disperdere il patrimonio imprenditoriale costruito sul territorio.La finanza è dunque uno strumento al servizio della strategia industriale, e pertanto non va limitata solo al fabbisogno di credito.
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