- Ore 15:30 Il Ftse Mib perde l’1,5% con Nexi, Generali e Banco Bpm. Rimbalzano i titoli tech
- Ore 14:35 Il Ftse Mib peggiora con Nexi -4,5%, rally del dollaro: boom di occupati a ottobre negli Usa
- Ore 13:30 Il Ftse Mib resta sotto 49.900 con le banche e gli assicurativi. Dollaro forte
- Ore 11:50 Il Ftse Mib va sotto 49.900 con Nexi -3,7% e Generali -2,8%. Lo spread risale a 109 dopo Lane (Bce)
- Ore 10:20 Il Ftse Mib riduce le perdite con il rimbalzo di Stm +2,4% e Technoprobe +3%
- Ore 09:05 Sell-off sul Ftse Mib, Banco Bpm -2,6% e Nexi -3,4%. Lo spread sale a 112
- Ore 07:40 Europa attesa in rosso, focus sui tech e i dati sul lavoro Usa
A termine della settimana il Ftse Mib ha lasciato sul terreno lo 0,9% a 50.052 punti a causa dei ribassi sul comparto bancario. In rosso anche i principali listini europei (Dax -2%, Ftse 100 -1%, Cac 40 -0,8%, Ibex 35 -0,5%), mentre oltre oceano il Nasdaq rimbalza rispetto al tonfo della seduta precedente, segnando un +1,7%, e il DowJones e l’S&P 500 crescono rispettivamente dello 0,1% e dello 0,9%.
A Piazza Affari le vendite hanno riguardato principalmente Nexi (-3,65%) e il comparto banco-assicurativo: Banco Bpm (-3,2%), Bper Banca (-2,7%), Unipol (-2,24%) e Generali (-1,86%), Fineco (-1,54%).
In progresso invece Tenaris (+3,26%), Buzzi (+1,75%), Amplifon (+1,7%) e i titoli tecnologici, nel tentativo di recuperare almeno in parte le perdite di ieri: Stmicroelectronics (+1,46%), Technoprobe (+1%), Prysmian (+0,8%).
Lo spread Btp-Bund si è attestato a 109 punti, col rendimento del Btp decennale al 4,34%.
Il petrolio Brent viaggia con un leggero calo dello 0,7% a 97,6 dollari al barile. Secondo gli analisti di Anz Research, le tensioni in Medio Oriente rimangono elevate con l’Arabia Saudita che ha lanciato allarmi per potenziali pericoli a Yanbu, porto sul Mar Rosso utilizzato per le esportazioni di petrolio. Il gas al Ttf di Amsterdam è sceso del 5,8% a 85,4 dollari al megawattora.
Nel frattempo, gli occupati a ottobre negli Stati Uniti sono stati pari a 165 mila unità, in aumento rispetto al dato precedente di 60 mila unità. La previsione degli economisti era decisamente più bassa: 65 mila unità.
Secondo Addison Maier, portfolio manager di Janus Henderson questi dati «sono inequivocabilmente solidi e si inseriscono in una serie di indicatori positivi emersi di recente. La Fed non ha manifestato particolari preoccupazioni per lo stato del mercato del lavoro, concentrando invece la propria attenzione sull’inflazione» e questi numeri «non fanno che rafforzare tale orientamento, considerando che siamo ancora lontani da una situazione di surriscaldamento del mercato occupazionale. Abbiamo assistito a notevoli oscillazioni mese su mese nell’occupazione non agricola (165.000 in ottobre, +29.000 prima della revisione a settembre, +162.000 in agosto, -23.000 in luglio), mentre gli indicatori salariali rimangono sotto controllo».
Il quadro complessivo «rimane quindi invariato e continua a evidenziare una buona tenuta. Sebbene questi dati indichino un rialzo dei tassi a dicembre, già scontato al 75% circa dai mercati, in una prospettiva a medio-lungo termine, soprattutto alla luce della volatilità di questa settimana, ciò che conterà di più per la Fed saranno l’inflazione e l’evoluzione delle prospettive relative allo sviluppo dell’intelligenza artificiale».
Ore 15:30 Il Ftse Mib perde l’1,5% con Nexi, Generali e Banco Bpm. Rimbalzano i titoli tech
Alle 15:30 il Ftse Mib viaggia in calo dell’1,54% a 49.728 punti, penalizzato dalle performance di Nexi (-4,5%), Generali (-3,55%), Banco Bpm (-3,4%) e Saipem (-3,3%). In rialzo i titoli dell’AI, che recuperano le perdite della seduta di ieri: Technoprobe (+2,8%), Stmicroelectronics (+2,6%), Prysmian (+1,65%) e Amplifon (+1%).
Spread Btp-Bund a 109 punti.
Il Nasdaq rimbalza rispetto al tonfo della seduta scorsa e segna +1,24%, mentre il DowJones scende dello 0,9% e l’S&P 500 cresce dello 0,3%.
Ore 14:35 Il Ftse Mib peggiora con Nexi -4,5%, rally del dollaro: boom di occupati a ottobre negli Usa
I timori per l’AI fanno cadere ancora di più i mercati azionari europei. Francoforte arretra del 2,19%, Parigi dell’1,59%, Londra del 2% e Milano dell’1,32% a 49.838 punti alle 14:35 con Nexi (-4,5%) la più venduta. Inoltre Generali, Banco Bpm, Bper, Campari, Ferrari, Saipem, Unipol e Moncler arretrano di oltre due punti percentuali. Rimbalzano i titoli che nelle ultime sedute hanno perso di più, ovvero quelli legati all’AI: Stm +2,9%, Technoprobe +2,34% e Prysmian +1,9%.
Il dollaro si rafforza ulteriormente nei confronti dell’euro (-0,64% a 1,1145 dollari), il rendimento dei Treasury Usa 10 anni sale al 4,87% dopo i dati macro americani e dopo che il presidente della Fed di New York, John Williams, ha sostenuto la posizione della banca centrale statunitense, affermando che è giunto il momento di raccogliere informazioni sui rischi per i prezzi. Williams ha definito l’inflazione «decisamente troppo alta», pur precisando che, finora, altri indicatori non destano particolare preoccupazione.
A ottobre i responsabili della Fed hanno mantenuto invariati i tassi di interesse, sottolineando che l’acquisizione di ulteriori informazioni consentirà di determinare l’orientamento di politica monetaria più adeguato. Nel frattempo, gli occupati a ottobre negli Stati Uniti sono stati pari a 165 mila unità, in aumento rispetto al dato precedente di 60 mila unità. La previsione degli economisti era decisamente più bassa: 65 mila unità.
I prezzi del petrolio salgono: il future sul Brent spunta un +0,32% a 98,60 dollari al barile. S&P Global Ratings ha rivisto al rialzo le ipotesi sui prezzi di petrolio e gas a causa delle interruzioni in Medio Oriente che continuano a penalizzare l’export di greggio e prodotti. Per il resto del 2026 il Wti è atteso a 95 dollari al barile (da 90) e il Brent a 105 (da 95); il gas nel 2027 è visto a 80 e a 85 (da 75 e 80).
Lo scenario di base di S&P prevede che le interruzioni nello Stretto di Hormuz proseguano per tutto il 2027, ma che i volumi di greggio in uscita restino ben sopra i minimi di maggio 2026, ha aggiunto l’agenzia di rating che segnalando un «alto grado di imprevedibilità» sulla durata e sulla portata della guerra in Medio Oriente.
Ore 13:30 Il Ftse Mib resta sotto 49.900 con le banche e gli assicurativi. Dollaro forte
Le borse europee proseguono la seduta in deciso ribasso, risentendo delle vendite sui mercati statunitensi il 5 novembre (il future sul Nasdaq 100 rimbalza con un +1,59%) e dei timori di una regolamentazione più restrittiva degli investimenti nell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm. Il dollaro resta forte sia sull’euro (-0,41%) sia sullo yen.
L’indice Ftse Mib cede l’1,21%, scendendo a 49.894 punti con vendite diffuse sui principali comparti, nonostante il recupero di alcuni titoli tecnologici (Stm +2,59% e Technoprobe +2,44%). L’attenzione degli investitori resta concentrata sulle trimestrali delle banche e degli industriali.
Perde lo 0,8% Mps che ha presentato un utile di 1,66 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2026, in crescita del 21,2% su base annua. Il risultato del terzo trimestre ha raggiunto 542,90 milioni, superando le aspettative degli analisti.
Banco Bpm resta sotto pressione (-2,77%) dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. L’istituto ha registrato un utile netto di 452,50 milioni e ha confermato l’obiettivo di superare 1,95 miliardi nell’intero esercizio, insieme a una remunerazione degli azionisti superiore a 1 euro per azione. Le vendite coinvolgono anche gli altri principali istituti, con Unicredit in flessione dello 0,88%, Intesa Sanpaolo l’1,47%, Bper il 2,25% e Mediobanca lo 0,34%. In netto calo anche Generali -2,96% e Unipol -2,7%.
Ore 11:50 Il Ftse Mib va sotto 49.900 con Nexi -3,7% e Generali -2,8%. Lo spread risale a 109 dopo Lane (Bce)
Venerdì nero sulle borse europee. Francoforte accelera al ribasso e alle 11:50 perde il 2%, Parigi arretra dell’1,76%, Londra del 2% e Milano dell’1,21% a 49.895 punti con Generali -2,8%, Unipol -2,75% Banco Bpm -2,7% e Nexi -3,4% le peggiori. In ripresa viceversa i tech più massacrati dalle vendite nelle ultime sedute come Stm +1,77% e Technoprobe +1,66% grazie ai futures Usa positivi (+1,27% quello sul Nasdaq 100).
Lo spread risale a 109 dopo Lane (Bce)
L’euro cade a 1,1172 dollari (-0,40%) e lo spread Btp/Bund risale a quota 109 punti base. La Bce sta esaminando tutti i dati in arrivo prima dell’ultima riunione dell’anno sui tassi di interesse, ha dichiarato il capo economista, Philip Lane, mentre i mercati continuano a propendere per un rialzo del costo del denaro.
Sebbene la Bce abbia mantenuto invariati i tassi il mese scorso, alcuni membri del board stanno segnalando la disponibilità ad aumentare nuovamente i tassi a dicembre. A ottobre l’inflazione ha accelerato fino a raggiungere il doppio dell’obiettivo del 2% della Bce, mentre la crescita economica nel terzo trimestre si è mostrata solida, attestandosi allo 0,4%. «Raccogliamo le informazioni da qui a dicembre e vediamo cosa fare a dicembre», ha sottolineato Lane. Intanto in Eurozona le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,7% a settembre 2026 rispetto ad agosto e aumentate dello 0,4% rispetto a settembre 2025.
Ore 10:20 Il Ftse Mib riduce le perdite con il rimbalzo di Stm +2,4% e Technoprobe +3%
I mercati azionari europei restano in rosso (Dax -1%, Cac40 -0,94%, Ftse100 -1,34% e Ftse Mib -0,51% a 50.249 punti) con gli investitori che fanno i conti con l’incertezza sui titoli legati all’intelligenza artificiale dopo che i Democratici hanno conquistato il controllo del Congresso Usa.
Un rallentamento della spesa per l’AI potrebbe pesare sull’economia globale, finora sostenuta dagli investimenti delle big tech. Comunque sul listino milanese con il future sul Nasdaq 100 che sale dell’1,6% Stm recupera il 2,4%, Technoprobe il 3% e Prysmian il 2,15%. Sotto pressione Ferrari -2%, Nexi -3,68% e Saipem -3%.
L’euro scende dello 0,40% a 1,1171 dollari. La produzione industriale in Spagna è aumentata del 2% su base annua a settembre, dopo la crescita dell’1,3% registrata nel mese precedente. Su base mensile, invece, è cresciuta dello 0,8%, rispetto al calo dello 0,7% registrato nel mese precedente.
Lo spread scende a 107: a ottobre il debito Target2 è aumentato di poco più di 4 miliardi
Inoltre a ottobre il debito Target2 è aumentato di poco più di 4 miliardi di euro. Il mese scorso le passività italiane nei confronti del sistema euro sono cresciute a 328,530 miliardi da 324,189 miliardi di settembre, secondo Banca d’Italia. Inoltre il mese scorso l’esposizione delle banche italiane ai finanziamenti Bce è salita a 14,747 miliardi dai 12,310 miliardi di settembre. Lo spread Btp/Bund cala a 107.
Ore 09:05 Sell-off sul Ftse Mib, Banco Bpm -2,6% e Nexi -3,4%. Lo spread sale a 112
Borse europee sotto pressione in avvio di seduta (Dax -1,24%, Cac40 -1,33%, Ftse100 -1,42% e Ftse Mib -1,09% a 49.956 punti) perché si è acuita l’ondata di vendite sui titoli tecnologici dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti, alimentando la ricerca di beni rifugio come i bond (il rendimento del Btp 10 anni scende al 4,33% con lo spread con il Bund in aumento a 112 punti base e quello del Treasury stessa scadenza flette al 4,82%).
Attesi a ottobre 65.000 occupati non agricoli negli Usa
Driver della seduta lato macro i dati sugli occupati non agricoli a ottobre negli Usa con attese per 65.000 nuovi posti di lavoro dopo i 29.000 di settembre. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2% a settembre e dovrebbe rimanere su questo livello anche a ottobre.
In Europa, invece, secondo la presidente uscente, Christine Lagarde, la Bce attende una serie di indicatori per capire se sia necessario o meno aumentare i tassi di interesse a dicembre dopo che l’inflazione nell’area euro ha accelerato al 4% lo scorso mese. Secondo alcuni strategist, il calo dei prezzi del petrolio sta allentando la pressione su Francoforte per un ulteriore irrigidimento monetario. Attesi in giornata diversi interventi da parte di membri dell’istituto centrale, tra cui il capo economista Lane.
Occhio al giudizio di Dbrs e Fitch su Germania (meglio del previsto la produzione industriale) e Grecia
In serata l’attenzione sarà rivolta alle revisioni del merito di credito di Germania e Grecia da parte, rispettivamente, di Dbrs e Fitch. Berlino è attualmente valutata tripla A con outlook stabile da Dbrs, il massimo livello possibile, e il mercato non si attende modifiche al giudizio, nonostante il deterioramento del quadro fiscale legato all’aumento della spesa pubblica.
Intanto la produzione industriale tedesca è aumentata dello 0,7% su base mensile a settembre, dopo l’incremento dell’1% nel mese precedente. Il dato ha battuto la stima del consenso degli economisti che avevano previsto una lettura invariata. Su base annua è migliorata dello 0,4% rispetto al +0,7% precedente.
La Grecia è invece al momento BBB con outlook stabile per Fitch, nell’area investment grade. Gli analisti non prevedono cambiamenti immediati del rating o dell’outlook, anche se il rapido calo del debito pubblico e i persistenti avanzi di bilancio continuano a sostenere una prospettiva positiva nel medio termine.
A Milano male Banco Bpm, Nexi, Fineco, Stm, Prysmian ed El.En. Leonardo, Pirelli e Webuild contro corrente
Sul listino milanese tengono banco i titoli legati al settore dei semiconduttori e dell’AI, vista la pioggia di vendite della vigilia. Quindi Technoprobe (-0,19%) e Stm (-0,46%), su quest’ultima Citi ha ribadito il rating buy, ma ha alzato il target price da 65 a 67 euro. «I risultati del terzo trimestre di Stm rafforzano la nostra convinzione che la società stia evolvendo oltre una semplice storia di ripresa ciclica, come dimostra la fiducia in aumento sui ricavi legati all’intelligenza artificiale per i data center. Il management ha previsto ricavi derivanti dall’AI pari a 1,3 miliardi di dollari nel 2026 e più che doppi nel 2027», si legge nella nota di Citi.
A ciò si aggiungono la solidità persistente degli ordini acquisiti e del portafoglio ordini nonché il miglioramento della domanda nei mercati finali di riferimento. «Riteniamo che questi elementi supportino prospettive di crescita più durature di quanto attualmente incorporato nella valutazione del titolo, che tratta a 10 volte il rapporto prezzo/utili stimato per l’esercizio 2028. Consideriamo pertanto la recente correzione del titolo un’interessante opportunità di ingresso», afferma Citi.
Lo stesso broker ha confermato su Prysmian (-0,90%) il rating buy e il target price a 141 dopo aver organizzato a Boston una serie di incontri con il management del gruppo il quale ha indicato che continua a concentrarsi sulla massimizzazione delle opportunità di crescita, sia attraverso lo sviluppo organico (ad esempio, il nuovo investimento annunciato per la realizzazione di un secondo impianto di produzione di vergella di rame) sia attraverso ulteriori acquisizioni dopo quella di Atkore. Gli accordi di fornitura take-or-pay della divisione Digital Solutions sono considerati estremamente solidi e vincolanti.
Eventuali ulteriori incrementi della capacità produttiva, derivanti dai nuovi accordi attualmente in fase di negoziazione, avrebbero un impatto a partire dal secondo semestre 2029 e dal 2030. Il management ha inoltre mantenuto un orientamento ottimistico sulle prospettive di lungo termine della divisione Transmission, soprattutto alla luce dei costi elevati legati alla congestione della rete elettrica europea. I fattori strutturali alla base della crescita rimangono solidi fino al 2040. Il margine ebitda della divisione Transmission potrebbe raggiungere il 24% entro il 2028.
Al test dei conti Mps (-0,41%) che nei primi nove mesi dell’esercizio 2026 ha registrato ricavi pari a 6,023 miliardi di euro, in crescita del 5,6% su base annua grazie all’incremento del 3% del margine d’interesse (a 3,205 miliardi) e del 3,5% delle commissioni (a 1,881 miliardi). Dopo oneri operativi per 2,562 miliardi, sostanzialmente sui livelli registrati al 30 settembre 2025, il risultato operativo netto ha toccato 3,033 miliardi (+11,5%). L’utile di pertinenza della capogruppo è stato pari a 1,657 miliardi dopo imposte sul reddito per 920 milioni, che includono gli effetti della legge di bilancio 2026.
Li ha pubblicati il 5 novembre Banco Bpm (-2,66%) che ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto adjusted di 1,532 miliardi di euro, nuovo record storico, in crescita del 2,6% rispetto all’analogo periodo del 2025 su base proforma. Il cda ha approvato un acconto dividendo 2026 di 0,50 euro per azione, in rialzo dell’8,7% rispetto ai 0,46 euro distribuiti nel 2025, e ha alzato la guidance sul dividendo per azione 2026 a oltre 1 euro, corrispondente a un dividend yield di circa il 7,5%.
Sempre nel settore bancario Mediobanca (-0,57%) ha archiviato i nove mesi con ricavi in aumento del 9% a 2.926 milioni di euro, ai migliori livelli di sempre, con un risultato operativo lordo in crescita del 16% a 1.783 milioni e utile netto di 1.090 milioni (+13%). Vendite anche su Nexi (-3,38%).
Fresca di conti anche FinecoBank (-1,4%) su cui Berenberg ha ribadito buy e un target price a 28 euro: «la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre rafforza la nostra convinzione che il mercato continui a sottostimare il potenziale di redditività della banca. La crescita dei ricavi del 14% su base annua è stata diffusa a tutte le principali aree di business, mentre la crescita dei costi ha registrato un rallentamento, anche grazie alle prime applicazioni dell’intelligenza artificiale. Il progetto Boost dovrebbe inoltre generare un ulteriore e significativo miglioramento dell’efficienza dei costi nel 2027. E la dinamica commerciale rimane solida, con i flussi di raccolta registrati a ottobre che confermano l’aumento della quota di mercato. La valutazione del titolo continua a essere interessante: l’azione tratta a 18 volte l’utile per azione 2027, a fronte di un tasso di crescita annuo composto dell’eps del 12% nel periodo 2026-2029. Il nostro target price implica un potenziale rialzo del titolo del 25%».
Premiata con un +1,94% Pirelli che nei primi nove mesi ha registrato un utile netto in crescita del 7,4% a 430,2 milioni di euro e ricavi a 5.278 milioni (+1,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, +2,7% su base organica), con il margine ebit adjusted sostanzialmente stabile al 15,9%, in linea con il target annuale di circa il 16%. La società ha confermato tutti i target 2026 comunicati a luglio.
Sale contro corrente (+0,49%) anche Leonardo la cui divisione Aerostrutture mostra segni di miglioramento, mentre la società continua a perseguire una partnership pianificata da tempo per la divisione. Il cfo Giuseppe Aurilio ha detto nella call con gli analisti post conti che la business unit Aerostrutture sta riducendo le perdite e che l’accelerazione del programma Boeing B787 ha reso la situazione «molto più gestibile e meno dolorosa».
E se Tenaris (-0,39%) si è aggiudicata contratti per forniture sviluppo giacimento gas di Cronos al largo di Cipro, operato da Eni, Totalenergies, Inwit (stabile a 7,29 euro) ha contestato le informazioni diffuse da Swisscom sul processo di cessazione anticipata dell’accordo quadro con Fastweb+Vodafone, precisando che la disdetta unilaterale comunicata dall’operatore è oggetto di un contenzioso tuttora pendente e, pertanto, «non costituisce un fatto certo e condiviso».
Quanto a Webuild (+0,19%), colosso italiano dell’ingegneria e delle infrastrutture, ha acquistato 2.145.219 azioni di Trevi nell’opa lanciata sulla società di fondazioni. Le operazioni di acquisto sono state effettuate a un prezzo per azione non superiore a 5,165 euro, ovvero il corrispettivo offerto per ciascuna azione nel contesto dell’offerta pubblica d’acquisto. Ora Webuild detiene complessivamente 26.165.680 azioni ordinarie Trevi, pari al 39,90% del capitale sociale e dei diritti di voto.
Inoltre El.En. (-0,93%) ha perfezionato l’operazione di cessione a Trumpf International Beteiligungs-Se, con sede in Ditzingen, Germania, di una partecipazione pari all’80% del capitale sociale di Cutlite, nella quale è stato conferito il ramo d’azienda di Cutlite Penta relativo all’attività di progettazione e produzione di sistemi laser ad alte prestazioni per il taglio di materiali, inclusi metallo, plastica, legno e fustelle. Il closing dà esecuzione all’accordo vincolante sottoscritto il 7 agosto. El.En. mantiene una partecipazione residua pari al 20% del capitaledella società.
Infine, Pf Holding ha alzato il corrispettivo dell’opa lanciata su Pininfarina, portandolo da 1 euro cum dividendo a 1,20 euro cum dividendo per azione. Il nuovo importo incorpora un premio del 44% rispetto al prezzo delle azioni al 15 settembre e del 52,3% rispetto alla media ponderata dei prezzi a sei mesi. In caso di adesione totalitaria all’offerta, l’esborso massimo complessivo sarà di 16,44 milioni di euro.
Alfonso Prascina, detentore del 10,023% del capitale di Pininfarina, aderirà all’offerta per l’intera quota posseduta. Anche SG holding, promotore dell’offerta pubblica di acquisto su Haiki quotata sul segmento Egm, ha aumentato il corrispettivo da 0,90 euro a 1,11 per ciascuna azione portata in adesione all’offerta, corrispondente a un incremento di 0,21 euro per azione (+23,33%). Il periodo di offerta è stato esteso al 13 novembre.
Ore 07:40 Europa attesa in rosso, focus sui tech e i dati sul lavoro Usa
Le borse europee sono attese in netto calo (-1,06% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta, penalizzate dalle vendite sul comparto tecnologico e dai timori di nuove restrizioni agli investimenti nell’intelligenza artificiale dopo le elezioni di midterm. I futures Usa rimbalzano dopo il sell-off della vigilia (+0,67% quello sul Nasdaq 100).
Petrolio ancora in rialzo
I prezzi del petrolio prolungano i rialzi dopo che nuovi attacchi contro petroliere in Medio Oriente hanno accentuato i timori di interruzioni dell’approvvigionamento. Le quotazioni restano tuttavia orientate verso una perdita su base settimanale, mentre gli investitori riconsiderano le prospettive della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il future sul greggio Wti guadagna l’1,18% a 91,59 dollari al barile e quello sul Brent l’1,54% a 99,81 dollari al barile.
Il rimbalzo fa seguito al brusco calo del 4 novembre, quando entrambi i benchmark hanno perso oltre l’8%, raggiungendo i livelli di chiusura più bassi dal 31 agosto. Inizialmente, i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti avevano alimentato le speranze di una ripresa degli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto. Il future sul Brent va comunque verso una flessione settimanale superiore al 15% e quello sul Wti del 12%.
Comunque, la ripresa odierna delle quotazioni riflette il persistere dei dubbi sulla possibilità che le pressioni politiche si traducano rapidamente in un accordo duraturo o in una ripresa affidabile dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per gli approvvigionamenti energetici globali. Secondo la United Kingdom Maritime Trade Operations, almeno cinque navi hanno segnalato incidenti dal 1° novembre. Il ritmo degli attacchi si sta avvicinando al record registrato a ottobre, quando erano stati segnalati 35 incidenti che avevano coinvolto imbarcazioni.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha dichiarato che due petroliere e un rimorchiatore hanno preso fuoco in due distinti incidenti, dopo aver tentato di attraversare lo Stretto, utilizzando rotte non autorizzate. Anche l’Arabia Saudita ha lanciato alcuni avvertimenti circa potenziali pericoli nelle vicinanze di Yanbu, il proprio hub per le esportazioni petrolifere sul Mar Rosso, mentre i militanti Houthi dello Yemen hanno proseguito gli attacchi contro il Regno.
I timori relativi all’approvvigionamento si estendono anche al di fuori del Medio Oriente. L’Ucraina ha ripreso gli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe. Secondo un’analisi di Reuters, la raffineria di Ryazan, una delle più grandi della Russia, sarebbe stata presa di mira durante un attacco notturno condotto con droni.
Focus sui dati sul lavoro Usa
L’euro perde lo 0,22% a 1,192 dollari in attesa alle 8 della produzione industriale a settembre della Germania, alle 9 dello stesso dato della Spagna, alle 11 delle vendite al dettaglio a settembre dell’Eurozona per poi passare ai dati macro Usa: alle 14:30 i salari, i nuovi lavoratori dipendenti non agricoli e il tasso di disoccupazione a ottobre.
Chiude alle 16 l’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan preliminare a novembre. Diversi anche gli interventi dei banchieri centrali sia lato Bce (alle 10:10 Donnery, alle 10:30 Lane) sia lato Fed (alle 10:30 Williams, alle 15:10 Musalem e alle 18:15 Bowman). Inoltre si segnala che a mercati chiusi Dbrs si pronuncia sul debito sovrano della Germania e Fitch su quello della Grecia.
A Milano occhio a Stm, Technoprobe, Prysmian, Mps, Mediobanca, Fineco, Leonardo, Tenaris, Inwit, Pirelli, Piaggio, Webuild, El.En, Pininfarina e Haiki
Sul listino milanese tengono banco i titoli legati al settore dei semiconduttori e dell’AI, vista la pioggia di vendite della vigilia. Quindi Technoprobe e Stm, su quest’ultima Citi ha ribadito il rating buy, ma ha alzato il target price da 65 a 67 euro. «I risultati del terzo trimestre di Stm rafforzano la nostra convinzione che la società stia evolvendo oltre una semplice storia di ripresa ciclica, come dimostra la fiducia in aumento sui ricavi legati all’intelligenza artificiale per i data center. Il management ha previsto ricavi derivanti dall’AI pari a 1,3 miliardi di dollari nel 2026 e più che doppi nel 2027», si legge nella nota di Citi.
A ciò si aggiungono la solidità persistente degli ordini acquisiti e del portafoglio ordini nonché il miglioramento della domanda nei mercati finali di riferimento. «Riteniamo che questi elementi supportino prospettive di crescita più durature di quanto attualmente incorporato nella valutazione del titolo, che tratta a 10 volte il rapporto prezzo/utili stimato per l’esercizio 2028. Consideriamo pertanto la recente correzione del titolo un’interessante opportunità di ingresso», afferma Citi.
Lo stesso broker ha confermato su Prysmian il rating buy e il target price a 141 dopo aver organizzato a Boston una serie di incontri con il management del gruppo il quale ha indicato che continua a concentrarsi sulla massimizzazione delle opportunità di crescita, sia attraverso lo sviluppo organico (ad esempio, il nuovo investimento annunciato per la realizzazione di un secondo impianto di produzione di vergella di rame) sia attraverso ulteriori acquisizioni dopo quella di Atkore. Gli accordi di fornitura take-or-pay della divisione Digital Solutions sono considerati estremamente solidi e vincolanti.
Eventuali ulteriori incrementi della capacità produttiva, derivanti dai nuovi accordi attualmente in fase di negoziazione, avrebbero un impatto a partire dal secondo semestre 2029 e dal 2030. Il management ha inoltre mantenuto un orientamento ottimistico sulle prospettive di lungo termine della divisione Transmission, soprattutto alla luce dei costi elevati legati alla congestione della rete elettrica europea. I fattori strutturali alla base della crescita rimangono solidi fino al 2040. Il margine ebitda della divisione Transmission potrebbe raggiungere il 24% entro il 2028.
Al test dei conti Mps che nei primi nove mesi dell’esercizio 2026 ha registrato ricavi pari a 6,023 miliardi di euro, in crescita del 5,6% su base annua grazie all’incremento del 3% del margine d’interesse (a 3,205 miliardi) e del 3,5% delle commissioni (a 1,881 miliardi). Dopo oneri operativi per 2,562 miliardi, sostanzialmente sui livelli registrati al 30 settembre 2025, il risultato operativo netto ha toccato 3,033 miliardi (+11,5%). L’utile di pertinenza della capogruppo è stato pari a 1,657 miliardi dopo imposte sul reddito per 920 milioni, che includono gli effetti della legge di bilancio 2026.
Li ha pubblicati il 5 novembre Banco Bpm che ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto adjusted di 1,532 miliardi di euro, nuovo record storico, in crescita del 2,6% rispetto all’analogo periodo del 2025 su base proforma. Il cda ha approvato un acconto dividendo 2026 di 0,50 euro per azione, in rialzo dell’8,7% rispetto ai 0,46 euro distribuiti nel 2025, e ha alzato la guidance sul dividendo per azione 2026 a oltre 1 euro, corrispondente a un dividend yield di circa il 7,5%.
Sempre nel settore bancario Mediobanca ha archiviato i nove mesi con ricavi in aumento del 9% a 2.926 milioni di euro, ai migliori livelli di sempre, con un risultato operativo lordo in crescita del 16% a 1.783 milioni e utile netto di 1.090 milioni (+13%).
Fresca di conti anche FinecoBank su cui Berenberg ha ribadito buy e un target price a 28 euro: «la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre rafforza la nostra convinzione che il mercato continui a sottostimare il potenziale di redditività della banca. La crescita dei ricavi del 14% su base annua è stata diffusa a tutte le principali aree di business, mentre la crescita dei costi ha registrato un rallentamento, anche grazie alle prime applicazioni dell’intelligenza artificiale. Il progetto Boost dovrebbe inoltre generare un ulteriore e significativo miglioramento dell’efficienza dei costi nel 2027. E la dinamica commerciale rimane solida, con i flussi di raccolta registrati a ottobre che confermano l’aumento della quota di mercato. La valutazione del titolo continua a essere interessante: l’azione tratta a 18 volte l’utile per azione 2027, a fronte di un tasso di crescita annuo composto dell’eps del 12% nel periodo 2026-2029. Il nostro target price implica un potenziale rialzo del titolo del 25%».
Invece Pirelli nei primi nove mesi ha registrato un utile netto in crescita del 7,4% a 430,2 milioni di euro e ricavi a 5.278 milioni (+1,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, +2,7% su base organica), con il margine ebit adjusted sostanzialmente stabile al 15,9%, in linea con il target annuale di circa il 16%. La società ha confermato tutti i target 2026 comunicati a luglio.
Quanto a Leonardo la divisione Aerostrutture mostra segni di miglioramento, mentre la società continua a perseguire una partnership pianificata da tempo per la divisione. Il cfo Giuseppe Aurilio ha detto nella call con gli analisti post conti che la business unit Aerostrutture sta riducendo le perdite e che l’accelerazione del programma Boeing B787 ha reso la situazione «molto più gestibile e meno dolorosa».
E se Tenaris si è aggiudicata contratti per forniture sviluppo giacimento gas di Cronos al largo di Cipro, operato da Eni, Totalenergies, Inwit ha contestato le informazioni diffuse da Swisscom sul processo di cessazione anticipata dell’accordo quadro con Fastweb+Vodafone, precisando che la disdetta unilaterale comunicata dall’operatore è oggetto di un contenzioso tuttora pendente e, pertanto, «non costituisce un fatto certo e condiviso».
Quanto a Webuild, colosso italiano dell’ingegneria e delle infrastrutture, ha acquistato 2.145.219 azioni di Trevi nell’opa lanciata sulla società di fondazioni. Le operazioni di acquisto sono state effettuate a un prezzo per azione non superiore a 5,165 euro, ovvero il corrispettivo offerto per ciascuna azione nel contesto dell’offerta pubblica d’acquisto. Ora Webuild detiene complessivamente 26.165.680 azioni ordinarie Trevi, pari al 39,90% del capitale sociale e dei diritti di voto.
Inoltre El.En. ha perfezionato l’operazione di cessione a Trumpf International Beteiligungs-Se, con sede in Ditzingen, Germania, di una partecipazione pari all’80% del capitale sociale di Cutlite, nella quale è stato conferito il ramo d’azienda di Cutlite Penta relativo all’attività di progettazione e produzione di sistemi laser ad alte prestazioni per il taglio di materiali, inclusi metallo, plastica, legno e fustelle. Il closing dà esecuzione all’accordo vincolante sottoscritto il 7 agosto. El.En. mantiene una partecipazione residua pari al 20% del capitaledella società.
Infine, Pf Holding ha alzato il corrispettivo dell’opa lanciata su Pininfarina, portandolo da 1 euro cum dividendo a 1,20 euro cum dividendo per azione. Il nuovo importo incorpora un premio del 44% rispetto al prezzo delle azioni al 15 settembre e del 52,3% rispetto alla media ponderata dei prezzi a sei mesi. In caso di adesione totalitaria all’offerta, l’esborso massimo complessivo sarà di 16,44 milioni di euro.
Alfonso Prascina, detentore del 10,023% del capitale di Pininfarina, aderirà all’offerta per l’intera quota posseduta. Anche SG holding, promotore dell’offerta pubblica di acquisto su Haiki quotata sul segmento Egm, ha aumentato il corrispettivo da 0,90 euro a 1,11 per ciascuna azione portata in adesione all’offerta, corrispondente a un incremento di 0,21 euro per azione (+23,33%). Il periodo di offerta è stato esteso al 13 novembre. (riproduzione riservata)
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link









