#Finsubito news – Il fotovoltaico ha fatto risparmiare 17 miliardi alla Spagna: e in Italia quanto ci costa non investire abbastanza nel solare?


Diciassette miliardi di euro in diciotto mesi. È quanto la Spagna avrebbe risparmiato grazie all’energia fotovoltaica, secondo uno studio dell’Unión Española Fotovoltaica (UNEF), che ha ricostruito cosa sarebbe successo ai prezzi dell’elettricità senza i pannelli solari tra gennaio 2025 e giugno 2026. Il risultato è notevole: senza il contributo del fotovoltaico, il prezzo medio del mercato elettrico giornaliero sarebbe stato superiore dell’86%. E il beneficio riguarda anche chi un pannello sul tetto non ce l’ha.

Nel frattempo, l’Italia continua a registrare prezzi dell’elettricità tra i più alti d’Europa. Nel 2025 abbiamo pagato mediamente 116 euro per megawattora sul mercato all’ingrosso, contro i 65 della Spagna. Cinquantuno euro di differenza, mentre il nostro Paese ha ancora decine di gigawatt di fotovoltaico da installare per raggiungere gli obiettivi del 2030. Il solare italiano cresce, anche parecchio, ma il gas continua ad avere un’influenza enorme sul prezzo dell’elettricità. E quando arrivano gli aumenti, il sole può anche splendere quanto vuole: a presentare il conto è sempre il combustibile fossile.

In Spagna il fotovoltaico avrebbe evitato 17 miliardi di costi elettrici

L’analisi dell’UNEF ha confrontato i prezzi realmente registrati sul mercato elettrico giornaliero con quelli che si sarebbero formati eliminando la produzione fotovoltaica, compresa quella degli impianti domestici e commerciali destinata all’autoconsumo. Durante i diciotto mesi esaminati, il prezzo medio effettivo è stato di 60,2 euro per megawattora. Senza il solare, secondo il modello, sarebbe salito a 112 euro.

Dei 17,02 miliardi di risparmio stimati, 14,23 miliardi sono attribuiti ai grandi impianti fotovoltaici e altri 2,79 miliardi all’autoconsumo. Quest’ultimo dato è particolarmente interessante: quando una famiglia o un’azienda utilizza l’elettricità prodotta dai propri pannelli, preleva meno energia dalla rete. La domanda sul mercato diminuisce, contribuendo ad abbassare il prezzo anche per gli altri consumatori. Un vantaggio piuttosto democratico, considerando che per beneficiarne non occorre necessariamente avere un tetto a disposizione.

Il meccanismo dipende dal funzionamento del mercato elettrico europeo. Le fonti con costi variabili più bassi, come il fotovoltaico, vengono generalmente utilizzate per prime. Quando la produzione non basta a soddisfare la domanda, entrano in gioco impianti più costosi, spesso alimentati a gas, che possono determinare il prezzo di mercato. Nel giugno 2026, per esempio, il prezzo medio spagnolo è stato di 69,6 euro per megawattora. Secondo UNEF, senza il contributo del fotovoltaico sarebbe arrivato a 162,7 euro. Oltre il doppio.

La stima è ricavata da una simulazione che considera anche la risposta delle altre tecnologie di generazione e riguarda il mercato all’ingrosso. Il risparmio sulle singole bollette dipende poi dai contratti di fornitura e dalle altre componenti del prezzo.

In Italia il gas continua a decidere quanto costa l’elettricità

L’Analisi del sistema energetico italiano pubblicata dall’ENEA conferma il divario con gli altri Paesi europei: nel 2025, mentre l’Italia registrava il prezzo medio di 116 euro per megawattora, la Germania si fermava a 90 euro, la Spagna a 65 e la Francia a 61. Per un’impresa che acquista grandi quantità di energia, differenze simili possono diventare un problema di competitività. Ai prezzi medi italiani e spagnoli, mille megawattora acquistati sarebbero costati circa 51mila euro in più nel nostro Paese.

Secondo un’analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente, nelle prime sedici settimane del 2026 il gas ha determinato il prezzo elettrico italiano nel 66% delle ore analizzate. In Spagna, appena nel 9%. Nello stesso periodo, il gas ha fornito il 53% dell’elettricità prodotta in Italia, contro il 16% della Spagna. Le fonti a basse emissioni hanno invece contribuito al 40% della produzione nazionale italiana e al 79% di quella spagnola.

In pratica, possiamo avere pannelli fotovoltaici che lavorano tranquillamente sotto il sole e continuare a pagare prezzi fortemente condizionati dal gas. La Spagna ha costruito negli anni un sistema elettrico con una presenza molto maggiore di eolico e fotovoltaico, riducendo il ricorso alle centrali alimentate da combustibili fossili. Contano anche interconnessioni, accumuli e altre fonti di produzione, ma la differenza nella dipendenza dal gas è evidente. Con un piccolo inconveniente per noi: il gas, a differenza del sole, bisogna comprarlo. Spesso all’estero.

Il fotovoltaico italiano cresce, ma mancano ancora 31 GW per il 2030

Il fotovoltaico italiano sta crescendo. Secondo i dati pubblicati da Terna, alla fine di settembre il nostro Paese disponeva di 48,3 gigawatt di potenza fotovoltaica installata. Nei primi nove mesi dell’anno sono entrati in esercizio 4,83 GW di nuova capacità solare, mentre la produzione ha raggiunto 44,5 terawattora, con un aumento del 20,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il problema arriva quando confrontiamo questi numeri con gli obiettivi nazionali. Il Documento di descrizione degli scenari 2024 di Terna e Snam, coerente con il Piano nazionale integrato energia e clima, prevede nello scenario PNIEC Policy di raggiungere 79,3 GW di fotovoltaico entro il 2030. Rispetto alla capacità installata a settembre 2026, mancano ancora circa 31 GW.

Intanto la domanda elettrica aumenta: nei primi nove mesi dell’anno è cresciuta del 5,2%. A settembre, mentre il fotovoltaico produceva il 27,1% in più rispetto allo stesso mese del 2025, anche la produzione termoelettrica registrava un aumento del 14,7%.

Per ridurre la dipendenza dal gas servono reti capaci di trasportare l’elettricità, accumuli per utilizzarla anche quando il sole tramonta e procedure autorizzative che consentano agli impianti di entrare effettivamente in esercizio. Su quest’ultimo fronte, peraltro, il Consiglio dei ministri del 28 ottobre ha espresso parere negativo su 16 progetti rinnovabili dei 21 esaminati, come abbiamo già raccontato in un precedente approfondimento.

Gli obiettivi del PNIEC rimangono scritti nero su bianco. I gigawatt previsti sono molto più facili da sistemare in una tabella che da collegare alla rete.

Quanto ci costa davvero il ritardo italiano sul fotovoltaico?

Per quantificare il risparmio che l’Italia avrebbe potuto ottenere con uno sviluppo più rapido degli impianti servirebbe un’analisi equivalente a quella spagnola, capace di ricostruire i prezzi nelle diverse ore con una maggiore produzione solare. Le istituzioni economiche, intanto, hanno già individuato i benefici potenziali.

Durante la Giornata del Credito, Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia, ha spiegato che l’espansione della produzione elettrica a basso costo, accompagnata da accumuli e reti adeguate, può contribuire a ridurre i prezzi all’ingrosso, diminuendo il numero di ore in cui il costo viene determinato dalle centrali più care.

Anche l’OCSE, nel rapporto economico dedicato all’Italia nel 2026, indica l’espansione di solare ed eolico come una strada per contenere i prezzi energetici e migliorare la competitività del Paese. L’organizzazione cita proprio l’esperienza spagnola, attribuendo alla crescita delle rinnovabili una riduzione dei prezzi all’ingrosso di circa il 20%, sulla base di un’analisi riferita a un periodo diverso da quello dello studio UNEF.

L’Agenzia europea dell’ambiente aggiunge un’altra cifra: nelle prime sedici settimane del 2026, secondo le sue simulazioni, lo sviluppo delle rinnovabili avvenuto nell’Unione europea dal 2010 avrebbe evitato circa 29 miliardi di euro di costi elettrici all’ingrosso. Una protezione economica contro le oscillazioni dei combustibili fossili.

La questione riguarda ormai direttamente il costo dell’energia, la competitività delle imprese e la dipendenza dalle importazioni. La Spagna ha quantificato il beneficio del proprio fotovoltaico; l’Italia deve ancora misurare il costo delle occasioni perse, mentre gli impianti previsti per il 2030 aspettano di diventare realtà. Il gas continua a influenzare il prezzo dell’elettricità e le bollette arrivano regolarmente. Quelle, almeno, non conoscono ritardi autorizzativi.

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