Democratizzare innovazione e conoscenza in agricoltura

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Il sistema di innovazione in agricoltura è da anni oggetto di motivate critiche e di una promessa di profondo rinnovamento, spinto in diverse e divergenti direzioni da sollecitazioni interne ed esterne al mondo agricolo. La diffusa critica sui fronti della produttività, della sostenibilità e dell’equità del sistema alimentare ha visto infatti nell’innovazione un motore di un cambiamento tanto necessario quanto spesso indefinito.

Istituzioni internazionali come la FAO, multinazionali agrochimiche o agroalimentari, sindacati agricoli, movimenti sociali rappresentano una multiforme platea di soggetti che ha insistito sulla necessità, financo l’urgenza, di superare il business as usual e dare avvio a una transizione, se non più radicale trasformazione, del sistema cibo. In questa pretesa di rinnovamento, il tema dell’innovazione è stato ricorrente nei ragionamenti, incarnando una parte significativa dello sguardo verso il futuro del sistema alimentare, per quanto declinato in aspetti, tempi e protagonisti assai diversi a seconda degli obiettivi e degli interessi dei suoi proponenti. 

A partire dalla guerra in Ucraina il baricentro delle narrazioni si è spostato però verso una deriva malthusiana sulla disponibilità degli alimenti e verso una contronarrazione che – per evitare di far emergere i limiti nei rapporti di filiera e della rappresentanza agricola – individua nelle politiche climatico-ambientali il nemico del mondo agricolo. Il ripristino di un quadro conservativo e di restaurazione di logiche produttivistiche fa così perdere di rilevanza la spinta al rinnovamento del sistema agrario e all’innovazione funzionale a questo disegno, limitandosi a un’enfasi sulla modernizzazione tecnologica, sia essa manipolazione genetica, robotica o intelligenza artificiale. 

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In un batter d’occhio, l’innovazione perde la sua natura di processo collettivo aperto al confronto pubblico; perde la sua poliedricità che abbraccia i miglioramenti sociali, organizzativi, tecnici, di mercato, di prodotto o processo; perde la sua vocazione nell’accompagnare il cambiamento; perde l’ambizione a soddisfare obiettivi molteplici di efficienza, sostenibilità, resilienza e autonomia, per rinchiudersi in un asfittico recinto ben vigilato da chi possiede la tecnologia e ne regola l’uso.

L’innovazione come sistema

In ambito FAO sono stati proposti criteri essenziali per valutare il potenziale ad ampia scala dell’innovazione, prevedendo che questa sia comprensibile (capibile, ma anche integrabile nelle pratiche esistenti), utile (che generi benefici effettivi), accessibile (sul piano fisico, economico e cognitivo), accettabile (che rispetti le norme sociali e promuova l’equità), sostenibile (che abbia potenziale di replicabilità e riproducibilità). Si tratta di un manifesto che può guidare molteplici considerazioni che abbracciano non solo l’innovazione, ma l’intero complesso di costruzione, socializzazione e acquisizione di sapere in agricoltura.

L’AKIS – il sistema di conoscenza e innovazione in agricoltura, per sciogliere l’acronimo inglese – rappresenta un pezzo saliente della Politica Agricola Comune dell’Europa e delle risorse che mette a disposizione del sistema agroalimentare. È quell’investimento in sapere e diffusione di competenze che si articola in formazione, informazione, assistenza tecnica, innovazione e ricerca e che finora ha dispiegato numerose iniziative e risorse, spesso peccando di scarsa sinergia nel mutuo rafforzamento degli interventi. Un sistema che per molti aspetti non è ancora tale, difettando inoltre nel vedere gli agricoltori come destinatari dell’intervento e non come suoi protagonisti: oggetti e non soggetti di qualificazione tecnica.

Eppure l’AKIS merita di catalizzare l’interesse dei tanti che operano per un rinnovamento degli approcci produttivi e della stessa missione del sistema alimentare. Come tale, l’AKIS diviene terreno di confronto e contesa, ma – per sua stessa definizione – aiuta a far circolare e miscelare la molteplicità di riflessioni, conoscenze ed esperienze in agricoltura. 

Saperi e partecipazione in agricoltura biologica

Il mondo dell’agricoltura biologica e volto all’agroecologia promuove un ridisegno dei percorsi di ricerca e di generazione & condivisione dei saperi, riposizionandoli all’interno di un processo sociale e di compatibilità ecologico-climatica che coinvolge attori diversi e che mobilita molteplici fonti di conoscenza, a partire da quella esperienziale e informale, con la prospettiva di integrarle in un mutuo consolidamento. 

In questa logica, è essenziale che i processi di rete e la cooperazione tra attori diversi per statuto, ruolo, competenze e obiettivi vedano il coinvolgimento a tutto tondo dei produttori nel percorso di innovazione, di socializzazione delle competenze e di democratizzazione della governance di tali processi. Il loro contributo diretto nella interpretazione della realtà, nell’esplorazione di tecniche produttive, nel loro concepimento, perfezionamento e condivisione rappresenta inoltre un prezioso incentivo a rendere l’agricoltura più sostenibile e reddituale, non ultimo riducendo i costi produttivi piuttosto che puntare a una massimizzazione produttiva costosa sia per l’economia aziendale che per l’ecosistema. Ciò implica la necessità di nuovi approcci, mentalità e linguaggi che determinino la costruzione di un ambiente favorevole affinché si possa dispiegare il confronto creativo tra sistemi di conoscenza, oltre che un’eventuale ibridazione culturale e socio-tecnica che renda i processi e i risultati dell’innovazione più pertinenti agli specifici contesti e di lunga durata.

I percorsi partecipativi in agricoltura nascono come risposta alla generazione di tecnologie rivelatesi inappropriate e al sostanziale cul de sac del trasferimento lineare di un’innovazione sviluppata dalla ricerca scientifica per essere trasmessa ad agricoltori chiamati ad adottare passivamente le proposte a loro veicolate. Tale visione è ormai superata nei programmi di ricerca e innovazione nazionali o europei, ma resta mentalità diffusa e non solo per responsabilità del mondo scientifico. In alcuni studi sulla non-adozione o sul rifiuto delle tecnologie proposte, volti a spiegare la loro rapida consunzione di molta innovazione, emerge come gli agenti di sviluppo agricolo vedono gli agricoltori come “recalcitranti al progresso”. Di qui la passata e tuttora persistente ostinazione sull’intensificazione dell’opera di convincimento dei potenziali adottatori da parte dei servizi di supporto tecnico all’agricoltura, senza prendere in considerazione la qualità delle relazioni e soprattutto la loro simmetria. Questa logica paternalista pervade tutt’oggi il dibattito sullo sviluppo tecnologico in agricoltura.

L’assistenza tecnica per rafforzare e non per rimpiazzare le competenze

Eppure, la stessa azione di accompagnamento tecnico degli agricoltori da parte di organizzazioni o specialisti che operano nel supporto professionale dei produttori può assumere il carattere di alleanza tecnica e di sviluppo di competenze, piuttosto che di somministrazione di prescrizioni. Puntare sull’autonomia dei produttori rispetto a competenze o tecnologie terze e ‘di mercato’, rafforzandone conoscenze e autostima, deve divenire l’obiettivo primario di un sistema di accompagnamento tecnico da costruirsi in un quadro di fornitura di servizi e di supporto alle decisioni che metta al centro lo sviluppo di capacità e di capitalizzazione cognitiva degli agricoltori. È quanto va costruendo il mondo biologico e agroecologico ed è quanto come Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica (FIRAB) sperimentiamo anche in seno al progetto europeo di ricerca Organic Advice Network, volto al rafforzamento dei nodi di una rete tecnica che abbracci specialisti, ricercatori e agricoltori stessi.

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In seno a questo progetto, sui temi della viticoltura, il Friuli ospiterà dal 25 al 27 marzo una visita di una quindicina di tecnici europei specializzati in biologico, organizzata con la collaborazione di AIAB FVG e volta a confrontarsi sulle tecniche di gestione agroecologica del vigneto, sulle strategie per affrontare l’alea climatica e sull’organizzazione di servizi informativi e di affiancamento tecnico dei produttori. Il confronto permetterà anche di approfondire l’insieme delle iniziative di assistenza degli agricoltori promosse dall’ERSA – l’Agenzia regionale per lo Sviluppo Rurale – con il coinvolgimento di altri soggetti, quali il Consorzio di Bonifica e l’Unione dei vini DOC. L’incontro vuole pertanto mettere in luce come la costruzione di un sistema che punti a qualificare le esperienze esistenti possa assumere una dimensione strategica.

Per una nuova AKIS, un appuntamento in Friuli

La co-generazione e socializzazione del sapere è infatti solo una gamba della democratizzazione del sistema di conoscenza: l’altra è la governance dei programmi che investono l’AKIS, tramite la quale si stabiliscono le priorità di intervento, le sue logiche e metodologie, le risorse disponibili.

Nello sforzo di allineare priorità che orientino ricerca, innovazione, accompagnamento tecnico, formazione di base e specialistica in agricoltura, FIRAB ha anche promosso un’iniziativa seminariale a Roma il 27 febbraio, raccogliendo il contributo di istituzioni, ricercatori, tecnici e agricoltori orientati al biologico e all’agroecologia.

Il confronto ha fatto emergere come si disponga di una vastità di conoscenze concrete a disposizione degli operatori e come questo passi anche per un rinnovato quadro di governance e finanziamenti. Ad esempio tramite una riforma del quadro di regole che dia voce sulle politiche sia al mondo produttivo che alla società civile a garanzia dell’interesse generale, che destini risorse alle iniziative degli agricoltori volte alla condivisione tra pari dei saperi (sostenendo coaching aziendale, tutoraggi, scambi tra pari), che permetta ai produttori di interfacciarsi direttamente con l’apparato statale senza forzarli nel collo di bottiglia dell’intermediazione, che minimizzi il carico burocratico nell’accesso e gestione dei finanziamenti per liberare i percorsi di innovazione da una pesante zavorra, che favorisca il decentramento decisionale sostanziando meccanismi partecipativi che riducano la delega e aumentino il protagonismo e la vitalità delle comunità, che supporti la conoscenza in condizioni di massima prossimità per renderla rispondente alle specificità territoriali, che riformuli i criteri di incentivo alla carriera dei ricercatori a vantaggio di coloro che si impegnano negli approcci partecipativi e nella relazionalità con il mondo produttivo.



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