Difesa europea, il nuovo ruolo del Regno Unito

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Il Regno Unito, a cinque anni dalla Brexit, è di nuovo al centro della scena europea. L’obiettivo è quello di elaborare un piano di difesa comune – mantenendo un ruolo di primo piano – che garantisca la sicurezza dell’Europa e una “pace duratura” in Ucraina, in vista di un eventuale disimpegno statunitense nel Vecchio Continente.

A questo proposito il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato ieri che il suo governo aumenterà la spesa per la difesa dal 2,3% del Pil al 2,5% entro il 2027 per far fronte alle nuove sfide. Si tratta del “più grande aumento della spesa per la difesa dalla fine della Guerra Fredda”, ha dichiarato Starmer alla Camera dei Comuni. Aggiungendo che il suo dovere principale è mantenere il Paese al sicuro. L’aumento annunciato da Starmer sarà sostenuto da un taglio nel bilancio britannico alla voce dedicata agli aiuti allo sviluppo internazionale, che scenderà dallo 0,5% allo 0,3% del Pil. “Dobbiamo cambiare la nostra postura sulla sicurezza nazionale – ha dichiarato il primo ministro inglese – perché una sfida generazionale richiede una risposta generazionale”. E questo, ha ammesso riferendosi proprio alla riduzione degli aiuti esteri, richiede “scelte estremamente difficili e dolorose”.

La notizia dell’aumento della spesa militare voluto da Starmer è stata tenuta segreta fino all’ultimo sia agli alleati europei che a molti esponenti del governo. Secondo Politico, il capo di Downing Street ne avrebbe parlato in privato per settimane solo con la cancelliera dello Scacchiere, Rachel Reeves. Un funzionario ha precisato che la decisione è stata comunicata alla Casa Bianca praticamente negli stessi minuti in cui Starmer prendeva la parola in Parlamento.

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Domani il primo ministro inglese sarà a Washington e, stando a quanto riferito da una fonte informata citata da Politico Europe, “al Regno Unito è stato detto che per soddisfare la sua auspicata funzione di ponte con l’Europa avrebbe dovuto aumentare rapidamente la spesa per la difesa e svolgere un ruolo di primo piano nell’incitare gli altri partner europei a fare lo stesso”. I primi segnali arrivati dalla Casa Bianca fanno intendere che l’annuncio del Regno Unito è stato ben accolto, anche se si parla di una percentuale ben lontana da quella del 5% richiesta da Trump. In una telefonata con il suo omologo britannico John Heale – avvenuta pochi istanti dopo la diffusione della notizia – il capo del Pentagono Pete Hegseth ha definito “eccellente” la decisione, parlando di  “un grande passo avanti nella leadership”.

Per Starmer, in forte calo di popolarità, stabilire un rapporto privilegiato con Trump è cruciale in questa fase, anche se il primo ministro inglese ha ammesso che quella sulla difesa “non è stata una decisione che da laburista avrei voluto prendere”. La Gran Bretagna sta però spingendo per legami commerciali più stretti con gli Stati Uniti, proponendo un accordo sull’intelligenza artificiale e sulle tecnologie critiche.

Il presidente francese Emmanuel Macron è stato informato al telefono dei dettagli sull’aumento delle spese per la difesa solo dopo che questi erano stati resi pubblici. La Gran Bretagna ha elaborato un piano con la Francia che prevede l’invio di truppe in Ucraina per far rispettare un eventuale cessate il fuoco. Si tratterebbe di un “contingente di pace europeo” da almeno 30mila effettivi da schierare, dopo un eventuale cessate il fuoco, a garanzia della sicurezza di Kiev. Domenica 2 marzo è previsto un vertice europeo a Londra – simile a quello organizzato a Parigi dall’inquilino dell’Eliseo – a cui parteciperanno i principali leader, compresa Giorgia Meloni. “Ospiterò diversi Paesi nel fine settimana per continuare a discutere su come procedere insieme in quanto alleati, alla luce della situazione che affrontiamo”, ha detto Starmer.

Come riportato dal Financial Times, al centro del dialogo Ue-UK c’è la creazione di un fondo europeo per rafforzare la difesa nel continente, di fronte ai timori di un ritiro di Trump della copertura di sicurezza degli Usa. La questione sarà oggetto della discussione tra Reeves e i colleghi europei a margine dell’incontro dei ministri delle Finanze del G20 nei prossimi giorni a Città del Capo. “Potrà essere un fondo o una banca. C’è l’idea della ‘banca del riarmo’ che stiamo anche considerando”, ha affermato il ministro della Finanze polacco Andrzej Domanski, spiegando al giornale finanziario che discussioni in questo senso sono in corso da mesi con Londra.



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