I Ministri dell’economia forse non si sono ancora accorti che il contrasto all’evasione fiscale non produce i soldi che servono perché, come Ministri delle finanze, utilizzano un modello geneticamente inadeguato a produrli. L’Atto di indirizzo 2025-2027 del Mef (4.2.2025) informa che, dato il precario – turbolento contesto macroeconomico e gli obiettivi inderogabili (definiti con il Piano strutturale di bilancio) di rientro dal dissesto dei conti pubblici, “sarà perseguito (per trovare soldi) l’obiettivo di riduzione strutturale dell’evasione fiscale con misure di efficientamento dell’amministrazione finanziaria lungo tre direttrici prioritarie: i) proseguire nel processo di attuazione della legge di delega di riforma fiscale; ii) promuovere la tax compliance, al fine di aumentare il gettito derivante da attività di prevenzione e di contrasto; iii) provvedere al completamento della riforma di efficientamento del sistema della riscossione”.
Definisce le aree strategiche di intervento (outcome areas) e pianifica le attività di prevenzione e di contrasto alla slealtà fiscale confermando il modello di contrasto all’evasione fiscale sviluppato dai Direttori delle entrate: “sarà incrementata la capacità operativa nell’ottica di favorire il miglioramento della qualità dei controlli, attraverso nuovi strumenti di analisi avanzata dei dati, l’applicazione di tecniche come l’intelligenza artificiale, il machine learning e il text mining, la digitalizzazione dei processi mediante implementazione degli applicativi di supporto al controllo, anche in modo da ridurre le attività a basso valore aggiunto”.
Indica cosa e come va controllato perché finora non ancora sufficientemente controllato (senza chiedersi se è possibile controllarlo), invita l’organico dell’Agenzia delle entrate ad “adottare iniziative volte a una crescente produttività operativa in funzione dell’obiettivo strategico di migliorare la propensione all’adempimento degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti e di ridurre il tax gap” e lo informa che, “tenuto anche conto della capacità operativa dell’Agenzia alla luce delle recenti assunzioni di personale”, saranno introdotti “indicatori di misura dell’efficacia e dell’efficienza del sistema di controllo” (saranno evidentemente penalizzanti, ad esempio, “il mancato pronto recupero delle quote di gettito dichiarate ma non versate spontaneamente dai contribuenti o la mancata individuazione delle società senza impresa – non operative”).
Diventa una priorità “garantire ai contribuenti le informazioni e il supporto necessari per conformarsi volontariamente agli obblighi fiscali”. I consuntivi 2024 delle Entrate attestano l’impegno nelle attività di consulenza (le risposte ai dubbi fiscali) e nei servizi ai contribuenti (l’assistenza).
Altrettanto prioritario diventa cambiare il paradigma per i controlli passando dalla verifica ex post a quella tempestiva (“rende le azioni di recupero più selettive ed efficaci” e limita i crediti inesigibili) ed ex ante, ma sarà problematico perché il modello di controllo fiscale è tipicamente ex post – con esercizio del controllo condizionato dal calendario delle dichiarazioni fiscali. Non è comunque esercizio di controllo fiscale la “verifica ex ante” delle condizioni per la stipula degli accordi di adesione al Concordato preventivo biennale per i contribuenti esercenti attività d’impresa, arti o professioni ed alla Cooperative compliance per i soggetti di maggiori dimensioni con fatturato superiore a 750 milioni nel 2024, a 500 nel 2026 ed a 100 nel 2028 (perché un sistema di controllo efficace non giustifica né accordi-valutazioni preventive né limitazioni premiali dell’esercizio del controllo). Saranno obbligatoriamente poco tempestivi – ritardati di 1 o 2 anni o comunque condizionati al calendario della raccolta dei dati, i controlli sui rimborsi richiesti “fraudolentemente creati e la puntuale e tempestiva verifica dei presupposti”, “la lotta all’evasione sul piano europeo e internazionale (frodi Iva soprattutto di tipo organizzato ovvero attuate attraverso piattaforme digitali, esterovestizione della residenza fiscale, stabili organizzazioni non dichiarate, occultamento di patrimoni all’estero) e le attività di presidio che generano una minore spesa per l’erario (“azioni dirette ad accertare la sussistenza dei crediti dichiarati dai contribuenti e, conseguentemente, a denegare le richieste di rimborsi indebiti ovvero recuperare quelli indebitamente erogati, indebita fruizione delle agevolazioni fiscali e delle misure di sostegno governative in favore dei contribuenti e degli operatori economici”). Ancor più prioritario diventa il decremento del tax gap – l’incremento annuale di gettito da recupero dell’evasione fiscale che dal consuntivo 2024 (1,6 miliardi) appare evidentemente modesto se raffrontato con la stima del tax gap (82,4 miliardi).
Il Ministro dell’economia, per ridurre il tax gap – per incrementare il gettito fiscale, chiede al Direttore delle entrate (stimolandolo anche con indicatori di misura della performance) di migliorare “la qualità dei controlli attraverso selezioni più mirate dei contribuenti a maggiore rischio di evasione (rese possibili dall’applicazione degli strumenti di data analysis più avanzati – che consentono lo sfruttamento dei big data – e dall’interoperabilità delle banche dati)” e lo invita anche a non incorrere in troppi casi di “falsi positivi” (evidentemente gli addestratori di algoritmi non sono ancora riusciti a produrne di affidabili – mirati – accurati). I Direttori delle entrate non spiegano al Ministro dell’economia che non possono ridurre il tax gap perché, anche rendendo interoperabili le banche dati ed applicando gli strumenti di data analysis più avanzati, si ritrovano con i soli attestati fiscali che il contribuente trasmette (perché disciplinati dalla burocrazia fiscale) e, quindi, non riescono a trovare gli imponibili fiscali occultati al fisco – non attestati perché non disciplinati dalla burocrazia fiscale o concordati da non emettere – non trasmettere o da emettere – da trasmettere con importo falsato e riescono solo a produrre pochi indizi che, se non “falsi positivi”, producono gettito solo perché esiste l’accertamento induttivo puro. Le stime dell’evasione fiscale confermano che, da più di un quarto di secolo, il modello di contrasto all’evasione fiscale sviluppato dai Direttori delle entrate non può ridurre il tax gap perché non è geneticamente strutturato per ridurlo.
L’Istat produce, con i biennali Report, la stima ufficiale dell’economia sommersa che sfugge all’osservazione diretta della statistica ufficiale (“noe” – non observed economy), peraltro riduttiva (non rientrano nelle stime le grandi imprese con oltre 100 addetti e le imprese che presentano condizioni di non trattabilità-di esclusione). La stima dell’evasione effettiva è ben più consistente. In data 16.5.2007, l’ex Ministro delle finanze Visco si confessa in audizione presso la Commissione finanze del Senato: “sull’evasione fiscale i dati sono allarmanti: se il valore del sommerso economico si colloca attorno al 16-17% del Pil, l’evasione fiscale effettiva è decisamente più consistente e, secondo le stime del Dipartimento delle Politiche fiscali, raggiunge il 27% del Pil. Una dimensione imbarazzante”. In data 30.9.2014, il Ministro dell’economia Padoan, con il primo Rapporto sulle strategie di contrasto all’evasione fiscale, conferma ufficialmente la stima dell’esagerata evasione effettiva. “A livello nazionale, secondo l’Istat, l’entità del valore aggiunto attribuibile ad attività sommersa è stimata, per il 2008, in una “forbice” compresa tra 255 e 275 miliardi di euro, rispettivamente pari al 16,3% e al 17,5% del prodotto interno lordo nazionale.
Altri studi nazionali e internazionali utilizzano differenti approcci di natura statistico-econometrica alla stima dell’economia non osservata (Schneider e Klinglmair, 2004; Rogoff, 1998). Una recente pubblicazione della Banca d’Italia ha quantificato (con riferimento al 2005-2008) l’economia “non osservata” in Italia per un valore corrispondente al 27,4% del PIL. I dati riferiti al solo 2008 sono ancora più preoccupanti: l’economia ‘non osservata’ si attesterebbe al 31,1%”. Gli esercizi scolastici, in base ai numeri consolidati a fine 2023, spiegano al Ministro dell’economia che è inutile chiedere soldi ai Direttori delle entrate perché non riescono a produrne a sufficienza e dal 2001, anno di nascita delle Entrate, la ruberia complessiva all’erario (in base alle stime “noe” Istat ed evasione effettiva) permane obiettivamente esagerata – continuativa ed il recupero di gettito da contrasto dell’evasione fiscale (peraltro comprensive di condoni, sanatorie, sanzioni e interessi) appare risibile.
I contribuenti non abilitati alla ruberia all’erario (con unico reddito tassato alla fonte e sostituti d’imposta di chi non paga) possono solo chiedere al Neodirettore Vincenzo Carbone (deve far pagare chi non paga) di segnalare nel loro cassetto fiscale (“consente ai contribuenti la consultazione delle informazioni fiscali di loro interesse”) se sta riuscendo a diminuire la tassa occulta per inefficacia del modello di contrasto all’evasione cioè, se è scongiurato il rischio sempre incombente del perettone del Ministro dell’economia.
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