#Finsubito news – Imposta di bollo sugli investimenti: come funziona (2026)

Se investi hai probabilmente un conto titoli e sai che sugli investimenti si pagano le tasse. Una di queste è l’imposta di bollo. Ma come funziona per gli investimenti?

E’ un costo che si paga a fine anno, o a ogni trimestre, e funziona in modo diverso dalle altre tasse sugli investimenti. Si calcola su quanto possiedi, qualunque sia il risultato dell’anno, e così la paghi anche quando il portafoglio chiude in rosso. Per gli ETF abbiamo realizzato ad esempio una guida apposita.

Approfondimento Tassazione ETF in Italia: come funziona? Leggi l’approfondimento →

Nel 2026 la tassazione è rimasta invariata. ETF, azioni, obbligazioni, fondi comuni e conti deposito pagano il 2 per mille annuo del loro valore, cioè lo 0,20%.

Il conto corrente, invece, paga una quota fissa di 34,20 € all’anno, che paghi se la giacenza media resta entro 5.000 €.

E se invece investi con un intermediario (broker) estero? Di norma il bollo non c’è, ma al suo posto trovi l’IVAFE, con la stessa aliquota, da calcolare da solo nel quadro RW della dichiarazione.

Per le criptovalute lo schema è quasi identico: bollo al 2 per mille se un intermediario italiano lo applica, imposta sul valore delle cripto-attività (IVCA) in tutti gli altri casi.

Qualche novità, però, il 2026 l’ha portata. Il D.L. 38/2026 ha alzato da 100,00 € a 118,00 € il bollo sugli estratti conto intestati a società e altri soggetti diversi dalle persone fisiche. E’ il nuovo Testo unico dei tributi indiretti, che riscrive anche le regole del bollo, partirà solo dal 1° gennaio 2027. Era stato posticipato di un anno con il milleproroghe.

Andiamo a vedere allora come funziona l’imposta di bollo per i vari strumenti e facciamo qualche esempio.

⭐ LA SCELTA DI WEBECONOMIA · Broker ETF – Commissioni basse- Conto trading gratuito — Novembre 2026

Fineco

★★★★★ 9,5/10 — verificato dalla redazione

Sostituto d’imposta: fiscalità automatica. Servizi bancari integrati.

Cos’è l’imposta di bollo sugli investimenti

L’imposta di bollo sugli investimenti è un prelievo sul patrimonio finanziario. Riguarda quindi il valore dei prodotti che hai presso una banca, un broker o un altro intermediario, non i redditi che quei prodotti generano.

C’è poi un dettaglio ulteriore. L’imposta non si paga sul titolo ma su un documento, la comunicazione periodica che l’intermediario ti invia. Oppure che la legge considera inviata, anche quando non lo è.

La norma da conoscere, anche nel 2026, è il D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642. Le regole che riguardano chi investe stanno nell’articolo 13 della Tariffa, parte prima, allegata al decreto, e nelle note che lo accompagnano.

Le due voci di costo: estratti conto e comunicazioni sui prodotti finanziari

All’interno dell’articolo 13 ci sono due regole diverse. Cerchiamo di fare chiarezza

  • Il comma 2-bis vale per gli estratti conto bancari, gli estratti di conto corrente postale e i rendiconti dei libretti di risparmio, anche postali. L’importo è fisso: 34,20 € all’anno per le persone fisiche, 118,00 € per gli altri soggetti.
  • Il comma 2-ter vale per le comunicazioni periodiche sui prodotti finanziari, anche non soggetti a obbligo di deposito. Dentro ci sono i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati, e le cripto-attività. Qui l’imposta è proporzionale: 2 per mille annuo dal 2014 , sul complessivo valore di mercato o, se manca, sul valore nominale o di rimborso.

Per le persone fisiche il comma 2-ter non fissa un tetto: il 2 per mille si applica a tutto il portafoglio, che valga 10.000 € o qualche milione. C’è un limite massimo di 14.000 € all’anno che vale per i clienti diversi dalle persone fisiche.

Lo stesso comma, infine, esclude le comunicazioni dei fondi pensione, dei prodotti pensionistici individuali paneuropei (PEPP) e dei fondi sanitari.

Approfondimento Simulatore Rendita Pensionistica: calcola come integrare la Pensione Leggi l’approfondimento →

Dal 2027 le regole passano nel Testo unico dei tributi indiretti

Il D.Lgs. 1° agosto 2025, n. 123 ha approvato il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di imposta di registro e di altri tributi indiretti.

La Parte IV è dedicata proprio all’imposta di bollo e all’imposta sul valore delle attività finanziarie estere. In origine il Testo unico doveva applicarsi dal 1° gennaio 2026, poi l’articolo 4, comma 5, del D.L. 200/2025 ha spostato la data al 1° gennaio 2027.

Risultato: per tutto il 2026 il bollo sugli investimenti segue ancora il D.P.R. 642/1972. Il D.L. 38/2026, intanto, ha inserito il nuovo importo di 118,00 € per i soggetti diversi dalle persone fisiche in entrambi i testi, nella Tariffa del D.P.R. 642/1972 e nell’Allegato 3 del Testo unico.

Quanto si paga nel 2026: aliquote e soglie strumento per strumento

Andiamo a fare un riassunto in questa tabella che vale per una persona fisica residente in Italia. Dettagli ed eccezioni sono nelle sezioni che seguono.

StrumentoImpostaMisura nel 2026Soglie ed esenzioni
Conto corrente e libretto di risparmioBollo, comma 2-bis34,20 € all’annoNon dovuto con giacenza media fino a 5.000 €
Conto deposito e certificati di depositoBollo, comma 2-ter2 per mille del valoreNessuna soglia per le persone fisiche
ETF, azioni, obbligazioni, fondiBollo, comma 2-ter2 per mille del valore di mercatoNessun tetto per le persone fisiche
Buoni fruttiferi postaliBollo, comma 2-ter2 per mille, dovuto al rimborsoEsenti fino a 5.000 € di valore di rimborso complessivo
Crypto con intermediario italianoBollo, comma 2-ter2 per mille del valoreNessun tetto per le persone fisiche
Crypto senza intermediario italianoIVCA2 per mille del valoreNon si versa fino a 12 €
Prodotti finanziari esteriIVAFE2 per mille, 4 per mille nei paradisi fiscaliNon si versa fino a 12 €
Fondi pensione, PEPP, fondi sanitariNessunaEsclusiEsclusione scritta nel comma 2-ter

Imposta di bollo, IVAFE e IVCA per le persone fisiche nel 2026.

Conto corrente e libretti: quota fissa sopra i 5.000 € di giacenza media

Sul conto corrente il saldo non conta, almeno per il calcolo. Il bollo è, infatti, una quota fissa di 34,20 € all’anno per ogni estratto conto con periodicità annuale.

Se la banca ti manda l’estratto più volte l’anno, l’imposta viene rapportata al periodo. Con gli estratti trimestrali, per esempio, l’addebito è di 8,55 € a trimestre.

Le persone fisiche hanno però un’esenzione importante. Il bollo non è dovuto se il valore medio di giacenza risultante dagli estratti e dai libretti è complessivamente non superiore a 5.000 €.

Cosa si intende con media? E’ praticamente la media dei saldi giornalieri nel periodo a cui si riferisce l’estratto conto, non la fotografia del 31 dicembre.

Con gli estratti trimestrali la soglia si controlla trimestre per trimestre, quindi se la giacenza media supera 5.000 € solo nell’ultimo trimestre, paghi 8,55 € e non l’intera quota annua.

I conti correnti e i libretti con la stessa intestazione che hai presso la stessa banca, presso Poste Italiane o emessi da Cassa depositi e prestiti si sommano, mentre quelli in banche diverse si valutano ciascuno con la sua banca.

Un conto intestato solo a te e uno cointestato, anche se stanno nella stessa banca, non si sommano. E un conto lasciato fermo non fa eccezione, perché l’estratto conto si considera inviato almeno una volta l’anno anche quando la banca non è tenuta a spedirlo.

Per società e altri soggetti diversi dalle persone fisiche il discorso cambia. La quota è passata a 118,00 €, per gli estratti conto emessi dall’entrata in vigore del decreto, e la soglia dei 5.000 € non esiste.

Consigliato

Fineco

9,5 /10

  • 701 ETF senza commissioni
  • 701 ETF in PAC gratuiti
  • Regime Sostituto d’imposta
  • Sostituto d’imposta: fiscalità automatica
Apri conto Fineco →

Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.

Scalable Capital

9,3 /10

  • 1171 ETF senza commissioni
  • 2294 ETF in PAC gratuiti
  • Regime Sostituto d’imposta
  • PAC totalmente gratuiti
Apri conto Scalable Capital →

Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.

eToro

8,9 /10

  • Regime Nessun supporto fiscale
  • Copy Trading: copia i migliori investitori
  • Smart Portfolios per diversificare
  • Zero commissioni su azioni reali
Apri conto eToro →

52% dei conti degli investitori al dettaglio perde denaro quando opera con questo fornitore di CFD. Dovreste valutare se potete permettervi di correre il rischio elevato di perdere il vostro denaro.

Trade Republic

8,7 /10

  • 2118 ETF in PAC gratuiti
  • Regime Sostituto d’imposta
  • PAC totalmente gratuiti
  • Carta di debito inclusa con cashback
Apri conto Trade Republic →

Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.

Imposta di bollo su ETF, azioni, obbligazioni e fondi

Tutti i prodotti finanziari tenuti presso un intermediario italiano pagano il 2 per mille annuo del valore di mercato, lo 0,20%. Il comma 2-ter non distingue tra azioni, ETF, obbligazioni, titoli di Stato, fondi comuni e certificati.

E gli ETF domiciliati all’estero? Il domicilio del fondo non conta. Un ETF irlandese o lussemburghese nel dossier di una banca o di un broker italiano paga il bollo esattamente come un’azione di Borsa italiana, perché l’imposta segue la comunicazione dell’intermediario e non il titolo.

Per le persone fisiche, lo abbiamo visto, non c’è un massimo. Un portafoglio da 500.000 € paga 1.000 € di bollo all’anno, che i mercati siano saliti o scesi.

⚠️ Attenzione

Non contano dunque rendimenti e dividendi, si paga l’imposta fissa in
qualunque contesto di mercato, anche se negativo.

Bollo sul conto deposito nel 2026: perché si paga in proporzione

Qui è facile sbagliare i conti, se ti aspetti per il conto deposito gli stessi 34,20 € del conto corrente. La legge dice altro.

Il comma 2-ter mette espressamente tra i prodotti finanziari i depositi bancari e postali, anche se rappresentati da certificati. Il conto deposito paga quindi il 2 per mille della somma depositata, senza la soglia dei 5.000 € prevista per i conti correnti.

Con 50.000 € depositati per un anno intero, per esempio, il bollo è di 100 €, contro i 34,20 € che pagherebbe la stessa somma su un conto corrente.

Attenzione però a non fermarti al bollo. Un conto deposito ripaga l’imposta solo se gli interessi, al netto delle tasse che ci paghi sopra, superano il 2 per mille della somma depositata, mentre un conto corrente che non remunera la liquidità. Certo ti fa risparmiare sul bollo ma non produce interessi.

I tassi indicati possono variare. Tassi verificati sui siti delle banche il 5 Ottobre 2026.

Buoni fruttiferi postali: la soglia di esenzione

Anche i buoni fruttiferi postali sono prodotti finanziari del comma 2-ter, con due regole tutte loro.

Sono esenti dal bollo, quindi, quando il valore di rimborso complessivo non supera 5.000 €. Sopra questa soglia l’imposta matura ogni anno, ma si paga solo quando chiedi il rimborso.

Per i buoni cartacei emessi prima del 1° gennaio 2009 il calcolo si fa sul valore nominale del singolo titolo, con un minimo di 1,81 € e senza l’esenzione dei 5.000 €.

Approfondimento Investimenti Finanziari: guida completa Leggi l’approfondimento →

Criptovalute: bollo con l’intermediario italiano, IVCA negli altri casi

Dal 2023 le cripto-attività sono entrate nel comma 2-ter. Se le hai presso un intermediario o un prestatore di servizi italiano che applica l’imposta, paghi il bollo al 2 per mille annuo del valore. Il valore di riferimento è quello al termine del periodo di rendicontazione o, se manca il rendiconto, quello al 31 dicembre.

Diverso il caso delle crypto su un exchange estero o salvate su chiavette USB, computer e smartphone. Qui si applica l’imposta sul valore delle cripto-attività (IVCA): stessa misura, il 2 per mille, ma il versamento tocca a te in dichiarazione, con le regole delle imposte sui redditi. I dettagli sono nella sezione dedicata all’estero.

In Italia ed Europa è entrata in vigore la normativa MiCA che regola tutti gli intermediari autorizzati, qui sotto trovi la guida sugli exchange regolamentati.

Approfondimento Exchange MiCAR <em>regolamentati in Europa</em> Leggi l’approfondimento →

Come si calcola il bollo: valore, periodo e addebito

Il calcolo è molto semplice Ci sono però dei dubbi che riguardano fondamentalmente tre punti: quale valore si usa, cosa succede se l’investimento dura meno di un anno e chi si occupa del versamento.

Il valore di mercato a fine periodo

La base imponibile è il complessivo valore di mercato dei prodotti indicati nella comunicazione. Quando il valore di mercato non c’è, si prende il valore nominale o di rimborso. Cioè per un ETF o un’azione conta la quotazione alla data del rendiconto, per un conto deposito la somma depositata.

Il prezzo a cui hai comprato non entra nel calcolo. Hai pagato un ETF 20.000 € e a fine anno vale 18.000 €? Il bollo si calcola su 18.000 €. Se invece è salito a 25.000 €, si calcola su 25.000 €.

Il bollo è dovuto anche senza estratto conto

La nota 3-ter della Tariffa stabilisce che la comunicazione sui prodotti finanziari si considera inviata almeno una volta nel corso dell’anno, anche quando non c’è alcun obbligo di invio o di redazione.

L’imposta è comunque dovuta una volta l’anno o alla chiusura del rapporto. Se le comunicazioni arrivano più volte nell’anno, l’imposta è rapportata al periodo rendicontato.

Con un intermediario italiano non devi fare nulla: l’imposta la applica lui e la trovi nel rendiconto o nell’estratto conto di fine periodo. Ad esempio se usi Fineco o un’altro broker in regime amministrato le tasse vengono automaticamente prelevate dal conto.

Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.

Esempi di calcolo su capitali diversi

In questa tabella qui sotto vediamo il costo del bollo per un anno intero su capitali diversi. Nell’ultima colonna c’è l’IVAFE sui prodotti detenuti in uno Stato a regime fiscale privilegiato, che è doppia.

Valore a fine annoBollo o IVAFE al 2 per milleIVAFE al 4 per mille (paradisi fiscali)
10.000 €20 €40 €
50.000 €100 €200 €
100.000 €200 €400 €
250.000 €500 €1.000 €
500.000 €1.000 €2.000 €

Imposta annua su capitali diversi, persona fisica, possesso per l’intero anno. Elaborazione Webeconomia

L’infografica mette invece a confronto conto corrente e conto deposito con la stessa giacenza. Fino a 5.000 € di giacenza media il conto corrente non paga, fra 5.000 € e 17.100 € costa meno il deposito, oltre costa meno il conto corrente.

Imposta di bollo sugli investimenti 2026: quanto si paga su ETF, azioni, conti deposito e come ridurlaImposta di bollo sugli investimenti 2026: quanto si paga su ETF, azioni, conti deposito e come ridurla

Investimenti all’estero: IVAFE e IVCA nel quadro RW

Con un broker o una banca estera, di norma, nessuno ti addebita il bollo italiano. Il prelievo comunque resta, con un altro nome e un’altra procedura.

E’ l’imposta sul valore dei prodotti finanziari detenuti all’estero (IVAFE), prevista dall’articolo 19 del D.L. 201/2011. La calcoli tu nel quadro RW del modello Redditi PF e la versi con il modello F24, alle stesse scadenze dell’Irpef, acconti e saldo compresi.

Prodotti finanziari esteri e paradisi fiscali

Su azioni, ETF, obbligazioni e fondi detenuti all’estero l’IVAFE è del 2 per mille annuo, lo 0,20%, del valore. Il valore da usare è quello di mercato rilevato alla fine di ciascun anno solare nel luogo in cui i prodotti sono detenuti, e puoi ricavarlo anche dalla documentazione dell’intermediario estero.

Dal 2024 c’è un’eccezione. I prodotti finanziari detenuti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, elencati nel decreto ministeriale del 4 maggio 1999, pagano il 4 per mille, cioè lo 0,40%. Nel quadro RW vanno segnalati barrando la colonna 21.

L’imposta si paga in proporzione alla quota e al periodo di detenzione. Sei cointestatario al 50% di un conto titoli, oppure l’hai tenuto solo sei mesi? Paghi in proporzione.

Conti correnti esteri: quota fissa e soglia di giacenza

Per conti correnti e libretti di risparmio esteri l’IVAFE è fissa: 34,20 €, rapportati alla quota e al periodo di possesso.

Se hai ad esempio conti come Revolut, li devi dichiarare a pagarci il bollo.

Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate aggiungono una precisazione utile. Con più conti presso lo stesso intermediario, per verificare la soglia devi sommare il valore medio di giacenza di tutti i conti. Se il totale resta sotto 5.000 €, l’imposta non è dovuta.

Anche senza IVAFE, però, il quadro RW può restare obbligatorio. Per i depositi e i conti correnti esteri l’obbligo di monitoraggio scatta se il valore massimo complessivo raggiunto nel corso dell’anno supera 15.000 €.

Crypto su exchange esteri o in self-custody

Le cripto-attività che non passano da un intermediario italiano pagano l’IVCA. Le istruzioni del modello Redditi PF 2026 lo dicono chiaramente: in assenza di un intermediario, la versa chiunque sia residente in Italia e detenga cripto-attività su cui non è stata applicata l’imposta di bollo. La misura è del 2 per mille, con codice tributo 1727.

Il valore da usare è quello di fine anno sulla piattaforma dell’exchange dove hai comprato.

Migliori Exchange Crypto

Coinbase

★ 9,0/10

Fee: Maker 0,40% / Taker 0,60% Crypto: 200+ Reg: MiCA · Lussemburgo (CSSF) ✅ Staking

Kraken

★ 8,5/10

Fee: Maker 0,40% / Taker 0,80% Crypto: 200+ Reg: MiCA · Irlanda (CBI) ✅ Staking

Bitpanda

★ 8,3/10

Fee: 1,49% Crypto: 200+ Reg: MiCA · Austria (FMA) ✅ Staking 💳 Carta

Se non è possibile, puoi usare un’analoga piattaforma su cui le stesse cripto-attività sono negoziabili, oppure un sito specializzato nella rilevazione dei prezzi. Senza nessuno di questi valori si usa il costo di acquisto.

Se a fine anno le crypto non le hai più, conta il valore al termine del periodo di detenzione. E naturalmente sulle plusvalenze crypto si paga il 33%, aliquota aggiornata proprio nel 2026.

Dai un’occhiata alla nostra guida per maggiori dettagli.

Approfondimento Tassazione Criptovalute: guida completa (2026) Leggi l’approfondimento →

Quando non si versa e il credito per le patrimoniali estere

IVAFE e IVCA non vanno versate se l’importo a debito che risulta dal quadro RW non supera 12 €. Se il tuo unico investimento estero è un portafoglio da 5.000 €, l’IVAFE annua è di 10 € e quindi non versi nulla, anche se il quadro va comunque compilato.

C’è poi una tutela contro la doppia imposizione. Se nel Paese dove tieni i prodotti esiste un’imposta patrimoniale, dall’IVAFE puoi dedurre un credito d’imposta pari a quanto hai versato all’estero, fino a concorrenza dell’imposta italiana.

Il credito però non può superare l’IVAFE dovuta.

Come ridurre legalmente l’imposta di bollo

Su un portafoglio di ETF o azioni il bollo non si azzera. È proporzionale al valore e, per le persone fisiche, non prevede franchigie su ETF, azioni, obbligazioni e fondi (i buoni fruttiferi postali, invece, sono esenti fino a 5.000 € di valore di rimborso complessivo).

Ci sono però scelte che abbassano il conto finale, e altre che sembrano furbe ma non lo sono.

Fondi pensione: le comunicazioni non pagano il bollo

La strada più chiara è scritta nella legge. Il comma 2-ter esclude dall’imposta le comunicazioni ricevute ed emesse dai fondi pensione, dai prodotti pensionistici individuali paneuropei (PEPP) e dai fondi sanitari.

Il risparmio previdenziale investito in un fondo pensione, quindi, non paga lo 0,20% annuo che pagherebbe lo stesso capitale in ETF dentro un dossier titoli.

Facciamo un rapido calcolo. Su 100.000 € in un fondo pensione si evitano 200 € di bollo all’anno rispetto alla stessa cifra in un conto titoli.

PIR: niente tasse sui redditi, ma il bollo resta

I piani individuali di risparmio (PIR) hanno fama di strumenti “esentasse”. L’Agenzia delle Entrate descrive così il regime: i redditi non sono tassati come redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria e non sono soggetti all’imposta di successione, a patto di mantenere gli investimenti per almeno 5 anni.

Il bollo, però, fra le esenzioni non c’è. Il comma 2-ter esclude solo fondi pensione, PEPP e fondi sanitari, per cui un PIR tenuto presso una banca o una SGR paga il 2 per mille come qualunque altro prodotto finanziario.

Meno conti correnti, liquidità al posto giusto

I 34,20 € si pagano per ogni conto. Quindi con tre conti correnti con la stessa intestazione nella stessa banca, ciascuno con il suo estratto conto annuale, e una giacenza media complessiva sopra 5.000 €, la quota si moltiplica: 102,60 € all’anno.

Se i conti sono in banche diverse o hanno intestazioni diverse, la soglia si controlla separatamente. Chiudere i conti inutilizzati è il modo più semplice per tagliare questa voce.

Per la liquidità torna utile la soglia dei 17.100 €. Fra 5.000 € e quella cifra il bollo del conto deposito è più leggero, mentre sotto 5.000 € di giacenza media il conto corrente non paga nulla.

Sopra, il conto corrente paga meno bollo, ma se non paga interessi quei soldi restano fermi. Prima di spostare grandi somme metti sulla bilancia il bollo risparmiato e gli interessi a cui rinunci.

Un piccolo margine lo offrono anche i buoni fruttiferi postali, esenti fino a 5.000 € di valore di rimborso complessivo.

Il timing di fine anno: cosa funziona e cosa no

Molto spesso su forum o in video ci dicono una cosa: vendi tutto a dicembre, ricompra a gennaio e il bollo non lo paghi.

Qualcosa si può risparmiare, ma è davvero così? Consideriamo alcune cose:

  • Il risparmio dipende dal rendiconto. Il bollo si calcola sul valore dei prodotti alla fine del periodo rendicontato e si rapporta alla durata di quel periodo, non al tempo in cui hai tenuto i titoli. Con il rendiconto annuale e il dossier lasciato aperto ma vuoto al 31 dicembre, il 2 per mille dell’intero anno si applica a un valore pari a zero. Con il rendiconto trimestrale, invece, i primi tre trimestri si calcolano sui valori di fine marzo, giugno e settembre e il risparmio si limita all’ultimo. Quanto risparmi davvero dipende da come rendiconta il tuo intermediario, e questo devi verificarlo prima.
  • Vendere costa. La vendita genera plusvalenze tassate, commissioni e spread di negoziazione, che su un portafoglio in guadagno possono superare di molto il 2 per mille risparmiato. A questo punto meglio pagare il bollo!
  • Stare fuori dal mercato è un rischio. Nei giorni in cui hai liquidità ti perdi opportunità ed eventuali rialzi.

Il caso più semplice è quello in cui devi comunque disinvestire. Farlo prima della fine del periodo di rendicontazione ti evita il bollo su un periodo in più.

Vale lo stesso per i conti correnti inattivi da chiudere.

Broker italiano o estero: l’aliquota non cambia

Portare il portafoglio su un broker estero non abbassa l’imposta, salvo che per i portafogli piccoli.

L’IVAFE ha la stessa aliquota del bollo, lo 0,20%, e sale allo 0,40% se i prodotti sono detenuti in un paradiso fiscale; in più devi calcolarla e dichiararla tu.

La differenza sta nella soglia di versamento: l’IVAFE a debito che non supera 12 € non si versa.

Con l’aliquota dello 0,20% e nessun’altra attività estera soggetta all’IVAFE, vuol dire non pagare nulla fino a 6.000 € di prodotti finanziari (12 € diviso 0,002), mentre presso un intermediario italiano lo stesso portafoglio paga il bollo del 2 per mille.

Se poi il rendiconto del broker estero riporta un’imposta di bollo italiana già applicata, chiedi all’intermediario come compilare il quadro RW, così da non pagare due volte.

Il bollo italiano e le imposte simili negli altri Paesi UE

Ogni Paese tassa il patrimonio finanziario a modo suo. Il bollo italiano colpisce ETF, azioni, obbligazioni e fondi a partire dal primo euro, ma con un’aliquota bassa.

Altri Paesi, invece, fissano soglie di esenzione molto alte, colpiscono solo gli immobili oppure tassano un rendimento presunto.

In questa tabella mettiamo a confronto cinque imposte su un caso concreto: una persona fisica con 100.000 € in ETF e nessun altro patrimonio.

PaeseImpostaSogliaAliquotaSu 100.000 € in ETF
ItaliaImposta di bolloNessuna su ETF, azioni, obbligazioni e fondi0,20% del valore200 €
BelgioTassa annuale sui conti titoli1.000.000 € di valore medio del conto0,15%0 €
FranciaIFI, solo patrimonio immobiliare1.300.000 € di immobili nettiDallo 0,5% all’1,5%0 €
SpagnaImpuesto sobre el Patrimonio700.000 € di minimo esente generale (regole 2025)Scala statale 2025 dallo 0,2% al 3,5%0 €
Paesi BassiBox 359.357 € di patrimonio esente36% su un rendimento presunto del 6,00%877 €

Imposte sul patrimonio finanziario a confronto. Fonte

Qui sotto vedi una infografica molto chiara che ti fa capire la situazione in Italia. Se stai pensando di trasferirti all’estero può essere molto utile.

Imposta di bollo sugli investimenti 2026: quanto si paga su ETF, azioni, conti deposito e come ridurlaImposta di bollo sugli investimenti 2026: quanto si paga su ETF, azioni, conti deposito e come ridurla

Belgio: la tassa sui conti titoli

Da febbraio 2021 il Belgio applica una tassa annuale sui conti titoli il cui valore medio supera 1.000.000 €.

L’aliquota è dello 0,15% e la tassa riguarda il conto, non le persone. Quindi un conto cointestato paga se il suo valore medio supera la soglia, anche se la quota di ciascun titolare è più bassa. Sotto il milione non si paga nulla.

Francia: l’IFI colpisce solo gli immobili

La Francia ha sostituito nel 2018 l’imposta di solidarietà sulla fortuna (ISF) con l’IFI, l’impôt sur la fortune immobilière.

Come dice il nome, riguarda solo chi ha un patrimonio immobiliare netto superiore a 1.300.000 €, con una scala che va dallo 0,5% all’1,5%.

Azioni ed ETF restano fuori dalla base imponibile, salvo la parte di valore delle società che rappresenta immobili.

Spagna: l’imposta sul patrimonio sopra il minimo esente

In Spagna esiste un’imposta sul patrimonio complessivo, investimenti inclusi. Secondo il manuale dell’Agencia Tributaria per il 2025, il minimo esente generale è di 700.000 €, ma le comunità autonome possono fissarne uno diverso e applicare scale e bonifiche proprie.

Dove la comunità non è intervenuta si applica la scala statale, che per il 2025 va dallo 0,2% al 3,5%. Con 100.000 € di patrimonio si resta ben sotto la soglia.

Paesi Bassi: il box 3 e il rendimento presunto

Nei Paesi Bassi risparmi e investimenti finiscono nel cosiddetto box 3. Il fisco tassa un rendimento presunto: per il 2026 è il 6,00% su investimenti e altri beni, già definitivo, e l’1,28% sui conti bancari, un valore ancora provvisorio che sarà fissato all’inizio del 2027.

Dal patrimonio si sottrae una quota esente di 59.357 € a persona e sul rendimento che resta si applica il 36%. Se il rendimento effettivo è più basso di quello presunto, dopo le sentenze della Corte suprema olandese si tassa quello effettivo.

Con 100.000 € in ETF l’imposta arriva a circa 877 €. È più del bollo italiano, ma i due prelievi non sono la stessa cosa: il box 3 fa parte dell’imposta sul reddito olandese e si calcola su un rendimento presunto, mentre il bollo italiano si calcola sul patrimonio e in Italia, a parte, paghi le imposte sui redditi quando incassi dividendi o vendi in guadagno.

Domande frequenti sull’imposta di bollo 2026 (FAQ)

Il bollo si paga anche se l’ETF è in perdita?

Sì. L’imposta si calcola sul valore di mercato a fine periodo, non sul guadagno. Un ETF in perdita paga il 2 per mille su un valore più basso, ma lo paga.

Quanto costa il bollo su un conto deposito da 50.000 €?

Per un anno intero 100 €, cioè il 2 per mille della somma depositata. Se il deposito dura meno di un anno, l’imposta è rapportata al periodo.

I fondi pensione pagano l’imposta di bollo?

No. Il comma 2-ter della Tariffa esclude le comunicazioni dei fondi pensione, dei PEPP e dei fondi sanitari.

Bollo sugli investimenti: cosa controllare prima del 31 dicembre

L’imposta di bollo pesa poco in percentuale, ma si paga ogni anno. Nel 2026 le regole per chi investe restano le stsse: 2 per mille sul valore di mercato di ETF, azioni, obbligazioni, fondi, conti deposito e crypto tenuti presso intermediari italiani;

C’è poi la quota fissa di 34,20 € all’anno per ogni estratto conto, con l’esenzione per le persone fisiche che non superano 5.000 € di giacenza media. Dal 2027 le stesse regole troveranno posto nel Testo unico dei tributi indiretti.

Chi investe con intermediari esteri non risparmia nulla, salvo sui portafogli piccoli

Come si può risparmiare? Fondi pensione, PEPP e fondi sanitari sono esclusi dal bollo per legge.. E chiudi i conti correnti che non usi, perché, quando la giacenza supera la soglia, ognuno paga la sua quota.

Abbiamo visto anche quanto si paga in Europa e ci sono paesi che fanno peggio di noi.

Prima del 31 dicembre, quindi, fai tre controlli. Il rendiconto del dossier titoli, per verificare il bollo applicato. Calcola poi la giacenza media dei conti correnti, per capire se superi i 5.000 €.

E, se hai conti, broker o wallet all’estero, i valori di fine anno che ti serviranno per il quadro RW della prossima dichiarazione.

Per iniziare è fondamentale partire a fare pratica con le demo. Vi lasciamo con i link ufficiali che sono mediati dal server di WebEconomia in modo da garantire l’accesso sicuro:

Sono le migliori piattaforme con conti demo illimitati e sopratutto gratuiti per sempre.

Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม