L’inflazione aumenta ma la rivalutazione delle pensioni si stringe. O, almeno, non sarà uguale per tutti. È una delle novità contenute nella manovra finanziaria sul fronte pensioni. Vediamo, in sintesi, che cosa cambia e che cosa resta aperto.
Stretta sulla rivalutazione degli assegni
Diversamente dalle ipotesi circolate, il testo bollinato della Legge di bilancio 2027 torna al taglio dell’indicizzazione delle pensioni, ovvero l’adeguamento dei trattamenti al costo della vita. Ma, rispetto a tre anni fa, arriva un maxi taglio sugli assegni medio-alti.
Il meccanismo previsto, infatti, punta a riconoscere una rivalutazione piena solo agli assegni pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo Inps. Tradotto: avrà il 100% di perequazione solo chi è titolare di una pensione quattro volte l’importo di 611,85 euro: dunque, entro 2.447,4 euro (lordi).
Per il resto dei pensionati, la rivalutazione è progressivamente ridotta secondo cinque “fasce”.
Ai trattamenti “pari o inferiori a cinque volte” il minimo (3.059,25 euro), l’adeguamento applicato è all’85%, per gli assegni “superiori a cinque volte” il minimo e “inferiori a sei” (fino a 3.671,1 euro) è del 53% mentre tra sei volte e otto volte il minimo (4.894,8 euro) si abbassa ulteriormente a meno della metà (47%). Va ancora peggio ai pensionati “Paperoni”: chi ha una pensione tra otto volte il minimo e dieci volte il minimo (6.118,5 euro) si vedrà riconoscere il 37% e sopra dieci volte il minimo non più del 32%. In questo caso, di fatto, si tratta di un adeguamento pari a neppure un terzo della corsa dei prezzi.
le novità in manovra
Affitti, rivoluzione nella Manovra 2027: cedolare secca all’1% per gli under 35 e nuovi bonus casa
Per individuare la fascia corretta, si tiene conto di tutti i trattamenti
È bene specificare che, ai fini del calcolo, si considerano tutte le pensioni percepite da un individuo: la norma, infatti, parla di «trattamenti pensionistici complessivamente». Questo significa che, se una persona percepisce due o più assegni (per esempio, per invalidità o reversibilità), ai fini della fascia di rivalutazione da applicare, sarà considerata la loro somma e non ciascun assegno separatamente.
A titolo di esempio, chi riceve una pensione principale maturata con il suo lavoro pari a 2.500 euro ma ha anche una reversibilità del coniuge da 800 euro, ha un trattamento pensionistico totale di 3.300 euro e su questo importo scatta la percentuale di rivalutazione spettante.
Fondo per le uscite anticipate: nuova “Quota 100”?
Arriva un fondo “per il supporto in uscita dal mercato del lavoro” con una dotazione di 850 milioni di euro all’anno per il 2027-2029, finalizzato ad accantonare 2,55 miliardi nel triennio. Il fondo, recita il testo del provvedimento, è «destinato a finanziare interventi, da adottare con successivo provvedimento legislativo, diretti a disciplinare misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro, anche con riferimento a specifici soggetti in difficoltà e con eventuali misure in materia di ammortizzatori sociali».
Come noto, la Lega (principale sponsor della misura) vorrebbe usare lo stanziamento per la nuova «Quota 100», mentre Forza Italia per l’aumento delle pensioni minime. Ma tutto è rinviato al 2027.
L’ipotesi affacciata, comunque, è quella di consentire un anticipo a 64 anni di età e 36 anni di contribuzione piena anche a chi ha iniziato a lavorare prima della riforma Dini, ovvero prima del 1° gennaio 1996 e oggi si trova nel (più vantaggioso) sistema misto. Ma questo avverrebbe con il ricalcolo interamente contributivo. Dunque, è un’opzione penalizzante per i lavoratori con salari più modesti mentre è vantaggiosa per chi ha versato molti contributi (quindi, ha una retribuzione alta) e ha accantonato un buon montante contributivo.
La strada, comunque, era stata già tentata l’anno scorso ma era rimasta lettera morta in assenza del decreto attuativo sul metodo di calcolo da seguire.
LA FINANZIARIA
Manovra, arriva la tassa sui ricchi: chi lascia l’Italia rischia di pagare il 26%. Ecco chi colpirà
Confermata l’Ape sociale nel 2027: servono 63 anni e 6 mesi
Prorogata anche per il 2027 l’Ape sociale. I requisiti sono aver compiuto 63 anni e 6 mesi di età e rientrare in una delle categorie di lavoratori ammesse alla pensione anticipata: disoccupati, caregiver, persone con invalidità e lavoratori impegnati in mansioni gravose. Per la misura, ci sono 180 milioni di euro nel 2027 e 370 milioni per il 2028. Ma si intende rifinanziarla fino al 2032. Resta il divieto di cumulare l’Ape sociale con redditi da lavoro dipendente o autonomo, eccetto per lavoro autonomo occasionale entro i 5 mila euro lordi annui.
Tempi più corti per la liquidazione di fine servizio ai dipendenti pubblici
Dopo un lungo contenzioso per i tempi lunghi della “liquidazione” di fine servizio (TFS) dei dipendenti pubblici che vanno in pensione, la manovra prevede che per chi matura i requisiti pensionistici entro la fine del 2028, l’attesa scende da nove a sei mesi mentre dal 2029 a tre mesi. Dal 2030, chi andrà in pensione per raggiunti limiti di età, riceverà la liquidazione subito alla cessazione dal servizio. Aumenta anche l’importo, così da diminuire il numero di rate. Dal 2035, sempre per chi si ritira all’età pensionabile effettiva, la rateizzazione decade e sarà erogato in un’unica soluzione.
Bonus per le pensioni dei nuovi nati
Parte, con questa manovra, anche il «salvadanaio previdenziale per ogni bambino nato dal 1° gennaio 2027». Finanziato in parte dallo Stato e in parte, facoltativamente, dalla famiglia servirà a creare un capitale per il futuro del bambino. Per ogni neonato a partire dal 1° gennaio 2027, dunque, l’Inps apre una posizione individuale intestata al bambino e lo Stato versa 100 euro all’anno fino al compimento di 18 anni, per un contributo pubblico complessivo di 1.800 euro. L’Istituto previdenziale raccoglie i versamenti e cura gli aspetti amministrativi mentre sarà Cassa Depositi e Prestiti a gestire finanziariamente le risorse secondo criteri di prudenza. Al momento non si sa con quali strumenti finanziari né quale rendimento sarà riconosciuto.
La famiglia può integrare il fondo con versamenti volontari, detraibili dall’Irpef nella misura del 19%, fino a un massimo di 1.000 euro all’anno. Con un versamento annuo di 100 euro, il beneficio fiscale è di 19 euro, con il massimo si possono portare in detrazione 190 euro.
Possono farlo genitori, nonni, zii e altri parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado.
Una volta maggiorenne, il ragazzo può chiedere il trasferimento delle somme accumulate a una forma di previdenza complementare (fondo pensione aperto, individuale o altra forma pensionistica complementare). In sostanza, non diventa denaro liberamente disponibile sul conto corrente ma è destinato alla costruzione di una futura pensione integrativa. Ma il decreto attuativo individuerà specifiche ipotesi di riscatto.
Carta sanitaria per over 75: limiti con la pensione
È istituita una Carta del valore di 300 euro per l’acquisto di beni e prestazioni sanitarie. Occorre aver compiuto almeno 75 anni entro il 31 dicembre 2026 ed essere titolari di uno o più trattamenti pensionistici, pensione o assegno sociale o prestazioni per invalidità civile, cecità o sordomutismo.
L’importo complessivo annuo dei trattamenti percepiti non deve aver superato (nel 2025) i 28 mila euro. Le categorie di beni, prestazioni, strutture sanitarie e professionisti accreditati ammesse saranno definite con un decreto ministeriale. I 300 euro non costituiscono reddito imponibile e non concorrono al calcolo dell’Isee. Sono stanziati fino a 8 milioni di euro per il 2027 e sarà l’Inps ad occuparsi dell’attuazione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



