TARANTO – Oltre 720 milioni di euro destinati alla decarbonizzazione dell’industria siderurgica cancellati dalla programmazione finanziaria del Governo. È la denuncia del Partito Democratico, che solleva un nuovo caso politico sulla gestione della crisi dell’ex Ilva e sulle prospettive di riconversione industriale di Taranto. Una decisione che, secondo gli esponenti democratici, rischia di compromettere ulteriormente il futuro dello stabilimento e di lasciare senza risposte migliaia di lavoratori e le loro famiglie.
A contestare il definanziamento sono Claudio Stefanazzi, Marco Lacarra e Francesca Viggiano, deputati pugliesi del Partito Democratico, che in una nota diffusa giovedì 5 novembre denunciano la cancellazione integrale delle risorse precedentemente previste per sostenere il processo di decarbonizzazione della siderurgia.
La questione riguarda le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio e, in particolare, i finanziamenti collegati all’articolo 3 del decreto legge 107.
Secondo quanto riferito dai parlamentari, la relazione tecnica che accompagna la manovra prevede il definanziamento di 498,8 milioni di euro nel triennio 2027-2029 e di ulteriori 221,8 milioni a partire dal 2030, per un totale di 720,6 milioni di euro.
«Con la legge di bilancio il Governo azzera le risorse per la decarbonizzazione dell’industria siderurgica. Per quanto nascosto tra gli allegati della relazione tecnica, il taglio c’è ed è messo nero su bianco», dichiarano Stefanazzi, Lacarra e Viggiano.
I 3 deputati sottolineano che l’intervento riguarderebbe l’intero stanziamento precedentemente destinato a questa finalità.
«I fondi dell’articolo 3 del decreto-legge 107 vengono definanziati per intero, 498,8 milioni nel triennio 2027-2029 e altri 221,8 milioni dal 2030. Non resta un euro», affermano i parlamentari democratici.
Una denuncia che arriva in una fase particolarmente delicata per il futuro dell’ex Ilva, segnata dalle conseguenze delle decisioni giudiziarie sull’area a caldo e dall’incertezza sulle prospettive industriali e occupazionali.
Secondo gli esponenti del Pd, la cancellazione dei finanziamenti rappresenterebbe un ulteriore indebolimento delle possibilità di riconversione dello stabilimento, proprio mentre sarebbe necessario individuare una strategia capace di garantire una nuova prospettiva produttiva e ambientale.
I parlamentari collegano la decisione contenuta nella manovra finanziaria alla recente pronuncia della Corte di Cassazione, che, nella loro ricostruzione, ha confermato lo stop all’area a caldo.
«Tutto questo accade pochi giorni dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato lo stop all’area a caldo e di fatto condannato lo stabilimento alla chiusura», sostengono Stefanazzi, Lacarra e Viggiano.
La preoccupazione riguarda soprattutto le conseguenze sociali della crisi, con migliaia di dipendenti diretti e dell’indotto che attendono indicazioni sul proprio futuro lavorativo.
«Migliaia di lavoratori e le loro famiglie sono lasciati in sospeso, senza sapere nulla del proprio futuro. I tavoli, le gare e i negoziati condotti dal Governo in questi anni non hanno prodotto nulla, se non la confusione in cui oggi è abbandonata Taranto», accusano i deputati.
Il Partito Democratico contesta inoltre quella che considera una contraddizione tra gli impegni pubblicamente assunti dall’esecutivo sulla transizione industriale e le scelte finanziarie che emergerebbero dalla Legge di Bilancio.
Il definanziamento denunciato non rappresenterebbe, secondo i parlamentari, un episodio isolato, ma l’ultimo passaggio di una progressiva riduzione delle risorse inizialmente previste per il percorso di decarbonizzazione.
Stefanazzi, Lacarra e Viggiano ricordano infatti di aver già sollevato la questione durante l’esame parlamentare del decreto 107, quando avevano contestato il taglio dei finanziamenti e la loro destinazione a finalità meno specifiche.
«Non si può accettare che il Governo si impegni a parole per la decarbonizzazione e nei fatti cancelli le già misere risorse stanziate a quel fine», affermano.
I parlamentari sostengono che la nuova manovra avrebbe ulteriormente aggravato la situazione, attraverso l’eliminazione completa dello stanziamento e il trasferimento delle somme verso un fondo generale destinato agli incentivi alle imprese.
«Quest’estate, durante l’esame del decreto 107, avevamo denunciato il taglio dei fondi e la loro destinazione generica. Oggi si fa addirittura peggio, eliminando del tutto la somma accantonata e dirottandola su un fondo indistinto per gli incentivi alle imprese», spiegano gli esponenti democratici.
Alle contestazioni dei parlamentari si aggiunge la presa di posizione di Anna Filippetti, segretaria provinciale del Partito Democratico di Taranto, che rivolge un duro attacco politico direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Per Filippetti, la vicenda confermerebbe l’assenza di una prospettiva concreta per la riconversione industriale e ambientale della città.
«Scippati a Taranto i 720 milioni destinati alla decarbonizzazione. Dopo le promesse, gli annunci e i rinvii, adesso vengono meno anche le risorse che dovevano garantire una prospettiva di riconversione industriale e ambientale», dichiara la dirigente democratica.
La segretaria provinciale denuncia il rischio che Taranto si ritrovi ad affrontare le conseguenze della crisi siderurgica senza poter contare sui finanziamenti necessari a sostenere un percorso di trasformazione produttiva.
«Il disegno di questo Governo, un pezzo alla volta, sta diventando sempre più evidente: lasciare Taranto senza futuro, i lavoratori senza certezze e i cittadini senza risposte», sostiene Filippetti.
La critica assume anche un carattere direttamente politico, con un riferimento alla presidente del Consiglio e agli impegni assunti nei confronti del territorio ionico.
«Comprendiamo perché Giorgia Meloni faccia così fatica a mettere piede nella nostra città. Qui non bastano più le passerelle e le fotografie: servono fatti, risorse e rispetto», afferma la segretaria provinciale del Pd.
Filippetti conclude il proprio intervento rivolgendo alla premier 2 interrogativi sul futuro della città e sulle responsabilità dell’esecutivo.
«Presidente Meloni, non le viene il dubbio di aver sbagliato un po’ troppe volte con Taranto? E soprattutto, quanto ancora pensa che questa città possa pagare il prezzo dei vostri errori?»
Anche i deputati Stefanazzi, Lacarra e Viggiano chiedono al Governo di chiarire le proprie intenzioni sulla gestione dell’ex Ilva e sulla strategia industriale che intende perseguire.
In particolare, i parlamentari sollecitano una spiegazione sul ruolo che l’esecutivo e lo Stato intendono assumere nella fase decisiva della crisi siderurgica, chiamando direttamente in causa la presidente del Consiglio e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
«Chiediamo al Governo di dire con chiarezza quali siano le sue reali intenzioni. Che destino ha in mente per Taranto? Che ruolo intendono dare allo Stato Meloni e Urso in questa vicenda drammatica?», domandano i 3 deputati pugliesi.
La denuncia del Partito Democratico apre così un nuovo fronte di confronto politico sulle risorse per la decarbonizzazione e sulla loro destinazione, mentre la città continua ad attendere risposte sulle prospettive dell’ex Ilva, sulla tutela dell’occupazione e sulla possibilità di costruire un diverso modello di sviluppo industriale.
Il punto centrale della contestazione riguarda la cancellazione, denunciata dal Pd, di 720,6 milioni di euro originariamente destinati alla transizione siderurgica, con il conseguente interrogativo sulle risorse che potranno effettivamente sostenere il futuro produttivo del territorio.
La richiesta dei parlamentari democratici è che il Governo chiarisca pubblicamente le proprie scelte e indichi quale strategia intenda adottare per Taranto.
«Taranto ha bisogno di risposte. Il tempo dei giochetti è finito», concludono Stefanazzi, Lacarra e Viggiano.
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