#Finsubito news – Torre Pasolini, il Tar respinge l’istanza


SORIANO NEL CIMINO – Nuovo capitolo nella vicenda della Torre di Chia, lo storico edificio legato alla figura di Pier Paolo Pasolini, che negli ultimi mesi è finito al centro di una complessa controversia giudiziaria. Il Tar del Lazio, Quinta Sezione, ha infatti respinto l’istanza cautelare presentata da Gabriele Gallinari, proprietario dell’immobile dal 2021, che chiedeva la sospensione degli effetti del provvedimento con cui la Regione Lazio ha disposto la reintegra del bene nel patrimonio collettivo e il conseguente rilascio della struttura. L’ordinanza è stata pronunciata dopo la camera di consiglio del 4 novembre scorso: nelle motivazioni, i giudici chiariscono che, almeno nella fase cautelare, non sussistono i presupposti per accogliere la richiesta di Gallinari. Il punto centrale riguarda la natura del provvedimento regionale contestato: secondo il Tar, non si tratta di un autonomo atto amministrativo adottato nell’esercizio di un potere discrezionale della Regione, ma di un atto dovuto e vincolato, avente natura meramente esecutiva rispetto all’ordine contenuto nella pronuncia del Commissario per la liquidazione degli usi civici. «Non rientra tra i poteri del giudice amministrativo poter sospendere – perché di ciò si tratta, nella sostanza – gli effetti di una sentenza di altro organo giurisdizionale», si legge nell’ordinanza. Una valutazione che porta il tribunale a indicare anche le sedi nelle quali avrebbero dovuto essere presentate le contestazioni: davanti al giudice dell’appello, attraverso gli strumenti previsti nel procedimento relativo agli usi civici, oppure davanti al giudice dell’esecuzione civile, mediante un’opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi. Eppure, nella determinazione della Regione Lazio del 24 agosto scorso, si legge: «Avverso la presente determinazione è ammesso ricorso è ammesso ricorso giurisdizionale innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio nel termine di giorni 60 dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio o, se anteriore, dalla notifica, ovvero ricorso straordinario al Capo dello Stato entro il termine di giorni 120». La vicenda, come noto, trae origine dall’azione avviata nel luglio 2022 dall’Università Agraria di Chia, che aveva sostenuto la presenza di diritti collettivi sui terreni sui quali sorge il complesso medievale di Colle Casale. Il 7 aprile 2025 il Commissario per la liquidazione degli usi civici del Lazio e dell’Umbria aveva accolto le richieste dell’ente, riconoscendo la sussistenza dell’uso civico e disponendo il rientro del bene nel patrimonio collettivo. Da quella pronuncia era derivato il successivo provvedimento regionale di reintegra e rilascio. Gallinari, che aveva acquistato la Torre dagli eredi di Pasolini e successivamente investito risorse personali nel recupero e nel restauro dell’edificio, continua a contestare le conseguenze di una decisione che incide profondamente sulla sua posizione di acquirente. Resta dunque aperto il contenzioso giudiziario sulla titolarità e sulla natura del bene, mentre prosegue anche la mobilitazione pubblica in difesa della Torre, sostenuta da una petizione che ha raccolto quasi 30mila firme e dall’appello di esponenti del mondo della cultura. «La vicenda giudiziaria della Torre di Chia non è conclusa e la decisione del Tar del Lazio non rappresenta una vittoria nel merito per l’Università Agraria». È quanto viene precisato in una nota di Change.org, diffusa dopo il provvedimento del Tar. “Non è una vittoria nel merito e non è la conclusione della vicenda giudiziaria della Torre di Chia. L’ordinanza del Tar del Lazio del 5 novembre ha respinto l’istanza cautelare non perché abbia accertato la fondatezza della tesi dell’Università Agraria, né perché abbia deciso a chi appartenga la Torre, ma perché ha ritenuto di non poter sospendere, attraverso l’atto regionale, gli effetti di una precedente sentenza del Commissario agli usi civici“, si legge nella nota. Il comunicato richiama quindi le motivazioni del provvedimento: “È quanto emerge chiaramente dalla motivazione. Il Tar considera l’atto della Regione un’esecuzione «dovuta e vincolata» della pronuncia commissariale e afferma che le contestazioni avrebbero dovuto essere proposte davanti alla giurisdizione ordinaria, nelle sedi della Corte d’appello, della Cassazione o del giudice dell’esecuzione civile”. «Non si può dunque trasformare una decisione cautelare fondata su una questione di giurisdizione in una pretesa vittoria definitiva sulla Torre di Chia. Il Tar non ha svolto alcun accertamento sul merito della proprietà, non ha dichiarato infondate le ragioni del proprietario e non ha posto fine al contenzioso».

La nota evidenzia inoltre quello che definisce un problema nel percorso istituzionale della vicenda: «C’è inoltre un dato che rende la vicenda ancora più grave. Nell’atto regionale impugnato era indicata la possibilità di ricorrere al Tar; oggi lo stesso Tar chiarisce di non poter entrare nel merito della controversia, perché la questione appartiene alla giurisdizione ordinaria. Un altro corto circuito istituzionale le cui conseguenze non possono che ricadere sul proprietario e sulla tutela di un bene storico di straordinario valore». La nota ribadisce infine che la controversia proseguirà nelle sedi competenti e che il proprietario intende continuare a difendere le proprie ragioni: «La vicenda della Torre di Chia prosegue dunque nelle sedi della giurisdizione ordinaria. Il proprietario continuerà a difendere le proprie ragioni con tutti gli strumenti consentiti dall’ordinamento fino all’ultimo grado di giudizio. Le sentenze si rispettano. Ma vanno rispettate anche per ciò che realmente affermano, senza trasformare una pronuncia processuale in una vittoria che, nei fatti e nel diritto, non esiste». Dal canto suo, proprio l’Università Agraria di Chia, annunciando un prossimo comunicato stampa, in un post social ha scritto: «Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto, anche attraverso la propria firma nell’intervento in giudizio, dimostrando che la tutela del patrimonio collettivo è un impegno condiviso».

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