I servizi raccolgono la parte più vivace della domanda. I cantieri finanziati con risorse pubbliche aggiungono un secondo sostegno, mentre l’industria recupera appena terreno dopo un avvio debole; all’estero le vendite rimangono sotto i livelli di un anno prima e molte aziende rinviano nuove spese per impianti e macchinari. La crescita compare nei conti, con margini ridotti.
Base statistica: le variazioni si confrontano con l’analogo intervallo del 2025, salvo indicazioni diverse. Le misure reali escludono l’effetto dei prezzi.
Sommario dei contenuti
Lo 0,7% è una stima in termini reali
L’aggiornamento diffuso il 6 novembre usa ITER, l’indicatore trimestrale dell’economia regionale. La misura combina serie territoriali a frequenza ravvicinata con il prodotto nazionale e offre una valutazione del ciclo locale prima dell’arrivo dei conti provinciali annuali.
Il condizionale segnala la natura stimata della misura. ITER costituisce una misura trimestrale distinta dal PIL provinciale ufficiale, elaborato dall’Istat con cadenza annuale. Nel confronto territoriale il Trentino rimane tre decimi sotto Bolzano e due decimi sotto la media italiana.
L’industria recupera dopo il primo trimestre
Il manifatturiero parte con una flessione dello 0,2% nei ricavi del primo trimestre e passa a +1,5% nel secondo. Sul semestre l’aumento si ferma allo 0,7%. La Camera di Commercio di Trento fotografa così una ripresa appena avviata, ancora troppo corta per cancellare la debolezza accumulata nel 2025.
Il fatturato delle imprese osservate sale del 2,1% fra gennaio e marzo e accelera al 4,3% fra aprile e giugno. Le percentuali camerali sono calcolate a prezzi correnti e incorporano gli aumenti dei listini. ITER esprime la variazione reale dell’attività regionale; le due rilevazioni usano basi diverse.
Gli ordinativi del secondo trimestre scendono del 3,5%. Le vendite già realizzate resistono più degli incarichi che devono ancora entrare nei portafogli aziendali; questa distanza accompagna la cautela sugli investimenti.
L’export perde volume oltre il calo nominale
Le esportazioni a prezzi correnti cedono l’1,0%. Tolto l’effetto dei prezzi, l’arretramento si amplia: una parte degli incassi viene protetta dai listini mentre le quantità vendute all’estero diminuiscono di più.
Frenano i prodotti alimentari e la pelletteria. Il tessile aggiunge un ulteriore contributo negativo. Metalli e gomma-plastica si muovono nella direzione opposta; anche l’agricoltura sostiene le vendite oltreconfine.
La perdita si concentra nell’Unione europea, con Austria e Polonia fra i mercati più deboli. Le destinazioni extra Ue crescono. Germania e Stati Uniti restano quasi ferme; l’immobilità dei due mercati sottrae forza alle vendite provinciali.
Cantieri pubblici e case corrono a velocità diverse
I ricavi delle costruzioni crescono del 3,7% nel primo trimestre e del 5,2% nel secondo. I lavori del PNRR e le opere collegate alle Olimpiadi invernali del 2026 alimentano commesse che arrivano dalla domanda pubblica, proprio nel momento in cui la spesa privata per nuovi capitali resta frenata.
Le quotazioni delle abitazioni salgono del 4,2%. Il ritmo è vicino al 4,6% italiano e molto distante dal 7,8% altoatesino. La percentuale riguarda i prezzi degli immobili residenziali. Il numero delle compravendite e l’ammontare dei nuovi mutui appartengono a serie separate.
Turismo e servizi raccolgono la domanda più vivace
La crescita delle presenze riguarda in misura simile ospiti italiani e stranieri. Il semestre termina il 30 giugno, perciò comprende la parte finale della stagione invernale e l’avvio di quella estiva. Luglio e agosto rimangono fuori dalla percentuale pubblicata.
Nel secondo trimestre i trasporti aumentano il fatturato dell’8,9% e il commercio all’ingrosso dell’8,2%. I servizi alle imprese segnano +7,1%, mentre il commercio rivolto al consumatore finale avanza del 2,4%. La mobilità e gli acquisti dei visitatori alimentano i ricavi; le forniture fra aziende aggiungono altra domanda.
La spesa dei visitatori entra nei ricavi locali pur provenendo da persone non residenti. Il turismo sostiene così l’attività provinciale più di quanto suggeriscano i soli consumi delle famiglie trentine.
Gli investimenti privati restano in pausa
Le aziende industriali e dei servizi confermano i programmi formulati a dicembre 2025, già orientati verso una riduzione delle spese per nuovi capitali. La redditività rimane soddisfacente per circa nove imprese su dieci e le disponibilità finanziarie detenute dalle aziende aumentano, però la maggiore cassa non si trasferisce subito in nuovi impianti.
La contrazione dei prestiti produttivi si restringe di 1,4 punti dal -2,3% di dicembre. Le imprese medio-grandi restano quasi stabili; quelle più piccole continuano a perdere credito. Il tasso medio sui finanziamenti destinati alle esigenze di cassa arriva al 4,7% e quello sui nuovi prestiti per investimento al 4,0%.
Per le imprese minori il tasso sulle esigenze di cassa raggiunge il 7,4%, ben oltre il 4,7% medio. Le aziende più strutturate dispongono più spesso di mezzi propri o canali diversi dal prestito bancario.
Il lavoro perde autonomi, i dipendenti tengono
La diminuzione degli occupati residenti si concentra fra i lavoratori indipendenti. Il numero dei dipendenti rimane invariato e le persone in cerca di impiego aumentano. Il tasso di disoccupazione sale al 2,4%, ancora molto sotto il 5,6% nazionale e sopra l’1,5% della provincia di Bolzano.
La rilevazione camerale registra nello stesso secondo trimestre un aumento dello 0,8% degli addetti nelle imprese osservate. Le due misure coprono universi distinti: una segue gli occupati residenti e l’altra le aziende incluse nel campione. La flessione degli indipendenti entra nei due conteggi con un peso diverso.
Le imprese fino a dieci addetti riducono l’occupazione dell’1,7%. Le medie crescono dell’1,0% e le aziende con oltre cinquanta addetti del 2,4%. Anche qui la tenuta si concentra nelle strutture più grandi.
Reddito reale e consumi lasciano un margine stretto
Il reddito disponibile cresce tre decimi più della spesa a prezzi costanti. Le due misure hanno perimetri diversi: il reddito riguarda le famiglie residenti e i consumi territoriali incorporano anche gli acquisti dei visitatori. Lo scarto fra le percentuali non equivale al risparmio.
Trasporti e carburanti sono fra le voci che incidono di più, insieme ad abitazione e utenze. Casa ed energia occupano una quota maggiore nei bilanci con redditi bassi, dove la possibilità di rinviare la spesa è limitata. Nel secondo trimestre il rialzo dei prezzi accelera e il lieve miglioramento del reddito medio racconta esperienze molto diverse fra una famiglia e l’altra.
La quotazione di mercato dei titoli delle famiglie custoditi dalle banche aumenta dell’11,4%, soprattutto per fondi comuni e titoli di Stato. L’incremento unisce nuovi acquisti e variazioni dei prezzi degli strumenti, perciò non coincide interamente con denaro appena accantonato.
Mutui e credito al consumo crescono insieme
Il credito al consumo aumenta del 5,5%, con un ritmo più lento del 6,1% di dicembre 2025. I mutui per l’acquisto di abitazioni salgono invece del 3,2%, dal 2,4%. Il TAEG medio sui nuovi contratti passa dal 3,72% al 3,85%.
Lo stock fotografa il credito ancora da rimborsare alla chiusura del periodo. Le nuove erogazioni rappresentano un flusso separato; gli arretrati sono rilevati dalle serie sul deterioramento.
La crescita dei mutui convive con prezzi delle abitazioni più alti. Nel medesimo semestre salgono il prezzo medio degli immobili e il TAEG applicato ai nuovi contratti.
Più credito da fuori regione, meno prestiti deteriorati
I prestiti bancari al settore privato non finanziario tornano a +0,5%, dopo il -0,6% di dicembre 2025. Le banche locali, titolari di circa il 56% degli impieghi, riducono ancora i finanziamenti. Il recupero arriva dagli intermediari con sede fuori regione.
Il flusso dei nuovi prestiti deteriorati resta allo 0,8% di quelli in regola. La quota già deteriorata scende di tre decimi e si colloca sotto il 2,5% nazionale. Il credito complessivo torna a crescere mentre l’incidenza delle posizioni problematiche diminuisce.
I depositi del settore privato non finanziario aumentano del 4,0%. La crescita coinvolge famiglie e imprese, con maggiore intensità per le aziende. Salgono le somme utilizzabili a vista e diminuiscono i depositi a risparmio.
Bolzano corre di più su credito e abitazioni
In Alto Adige i finanziamenti alle imprese crescono del 3,0% e i prezzi residenziali avanzano quasi il doppio del Trentino. Il tasso di disoccupazione rimane più basso di nove decimi. I divari più larghi riguardano il credito produttivo e le abitazioni.
Il turismo trentino guadagna sette decimi in più nelle presenze. A Bolzano la crescita attraversa alloggio e ristorazione, con un contributo degli impianti di risalita. A Trento la spinta più netta passa dai trasporti e dal commercio all’ingrosso; i servizi alle aziende aggiungono slancio. Due economie vicine reagiscono allo stesso semestre con combinazioni diverse.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link





