#Finsubito news – Trump a picco: Wall Street brinda ma stanga Musk. E la transizione energetica…


La vittoria dei Democratici e la sconfitta di Donald Trump alle elezioni di metà mandato ridisegna gli equilibri politici americani. I mercati reagiscono con un forte rialzo, mentre Tesla e SpaceX perdono terreno. Per le rinnovabili si apre una finestra di opportunità. E alla COP31 di Antalya l’esito del voto americano potrebbe cambiare gli equilibri della diplomazia climatica.

La sconfitta elettorale di Trump  potrebbe avere ampie conseguenze sui prossimi due anni della politica americana. La conquista di Camera e Senato da parte dei Democratici ridimensiona infatti il potere del presidente e mette in discussione la sua agenda economica, industriale ed energetica.

Il primo segnale arriva dai mercati finanziari. Le Borse festeggiano  (+2,9% l’indice Dow Jones di Wall Street e +1,3% il Nasdaq) e il petrolio prede circa il 10% . Ma è soprattutto la diversa reazione dei titoli delle aziende di Elon Musk e delle società delle energie rinnovabili a offrire una chiave di lettura interessante: gli investitori sembrano intravedere un possibile cambiamento di direzione, soprattutto sul fronte della transizione energetica.

Tre sono dunque i terreni sui quali misurare le conseguenze della sconfitta di Trump: Wall Street, la politica energetica americana e la prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la COP31, che si aprirà ad Antalya il 9 novembre.

Wall Street festeggia, Tesla e SpaceX perdono terreno

Da Wall Street la vittoria democratica viene interpretata, almeno nell’immediato, come un fattore di stabilizzazione. Un Congresso in mano ai Deocratici riduce infatti la possibilità di cambiamenti legislativi repentini e costringe l’amministrazione a confrontarsi con un’opposizione che dispone ora degli strumenti per esercitare un controllo molto più incisivo.

Musk e Trump, un sodalizio a fasi alterne

Ma mentre gli indici salgono, le aziende di Elon Musk perdono terreno. Tesla lascia sul campo il 3,7%, mentre SpaceX registra una flessione del 2,8%. Musk è stato uno dei più importanti sostenitori di Trump, sia sul piano finanziario sia su quello politico. La sua vicinanza alla Casa Bianca aveva contribuito a rafforzare le aspettative di un contesto favorevole per le sue imprese.

E la ex roccaforte repubblicana del Texas era diventata il quartier generale di Tesla, nonchè lo Stato in cui Musk stava sviluppanto i suoi progetti industriali più abiziosi. Ora è passata ai Democratci che potrebbero mettergli i bastoni fra le ruote.  Ma il tycon, in un post sul suo social X, ha avvertito: «Chi mi attacca deve sapere che scoprirò chi manovra davvero i fili e andrò a prendere loro, non solo le marionette».

La lettura più interessante riguarda tuttavia il comparto delle energie pulite. Le società del solare hanno registrato rialzi significativi. Segno che per gli operatori il nuovo equilibrio politico potrebbe favorire nuovamente gli investimenti nelle tecnologie pulite.

La transizione energetica americana può ripartire?

Trump ha fatto del rilancio dei combustibili fossili uno dei pilastri della propria strategia economica, sintetizzata nello slogan «Drill, baby, drill». La sua amministrazione ha favorito petrolio e gas, ridimensionato gli strumenti di sostegno alle energie rinnovabili e messo in discussione le politiche di decarbonizzazione già avviate. Una strategia che ha creato incertezza per le imprese impegnate nella produzione di batterie, nell’auto elettrica, nell’eolico e nel solare. Ora il Congresso sotto controllo democratico potrà intervenire su diversi fronti. Senza dimenticare però che la Casa Bianca conserva il potere di veto e mantiene ampi margini di intervento.

Ci sono almeno tre questioni sulle quali si giocherà la partita.

  • La prima riguarda gli incentivi agli investimenti. Il nuovo Congresso potrebbe cercare di preservare le risorse destinate a rinnovabili, batterie, accumuli e tecnologie a basse emissioni.
  • La seconda riguarda la mobilità elettrica. La politica di sostegno alle auto elettriche potrebbe tornare al centro del confronto parlamentare, anche per la necessità di difendere una filiera industriale nella quale gli Stati Uniti hanno investito ingenti risorse.
  • La terza riguarda le infrastrutture elettriche. La crescita dei consumi, alimentata anche dall’espansione dei data center e dell’intelligenza artificiale, rende indispensabili nuovi investimenti nelle reti, negli accumuli e nella produzione di energia rinnovabile.

COP31: il voto americano cambia gli equilibri climatici

Il terzo fronte è quello internazionale. La vittoria democratica arriva a pochi giorni dall’apertura della COP31, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre. Gli Stati Uniti si presentano al vertice dopo l’uscita dall’Accordo di Parigi. Una scelta dell’amministrazione Trump che ha indebolito la cooperazione climatica internazionale e privato i negoziati di uno dei protagonisti fondamentali.

Trump transizione energetica

La politica estera e gli impegni internazionali restano prerogativa della Casa Bianca. Ma il nuovo Congresso potrà esercitare una pressione politica molto più forte per il ritorno degli Stati Uniti al tavolo climatico promosso dall’Onu.

Nel frattempo, la COP31 dovrà affrontare questioni che vanno ben oltre la presenza o meno della delegazione americana.

  • Il primo nodo è quello della finanza climatica. I Paesi in via di sviluppo chiedono maggiori risorse per affrontare gli effetti del cambiamento climatico e sostenere la propria transizione energetica. L’assenza di un contributo americano rende ancora più complicato raggiungere accordi concreti.
  • Il secondo riguarda il superamento dei combustibili fossili. Dopo le difficoltà delle precedenti conferenze, resta aperta la questione di come tradurre in impegni operativi l’obiettivo di ridurre progressivamente l’utilizzo di carbone, petrolio e gas. Sarà importante capire se Antalya riuscirà a dare continuità al percorso avviato a Belém con la COP30.
  • Il terzo dossier è quello dell’elettrificazione. L’obiettivo è  portare al 35% entro il 2035 la quota della domanda energetica finale mondiale soddisfatta dall’elettricità, rispetto a poco più del 20% attuale. Un obiettivo che riguarda direttamente la mobilità elettrica, ma anche edifici, industria e infrastrutture. I tre fronti sono strettamente collegati. Per la transizione energetica si apre quindi una finestra di opportunità.
  • LEGGI anche: Il teslaro e la guerra fra Musk e Trump: “Perderanno entrambi” e guarda il VIDEO

 


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