Una consapevolezza su tutte: la informatizzazione e la digitalizzazione della Giustizia diventa formante giudiziario.
Da questa consapevolezza finalmente acquisita, le istituzioni coinvolte nella amministrazione giudiziaria, a partire dal Dipartimento per la innovazione del Ministero della Giustizia, e passando dal Csm e poi dai responsabili degli uffici giudiziari, stanno ritrovando una modalità di collaborazione per procedere alla informatizzazione del processo penale: il metodo è ormai quello dell’ascolto e della gradualità nei rilasci e solo quando i sistemi e le infrastrutture siano sufficientemente maturi, passare alla obbligatorietà delle attività giudiziarie tramite piattaforma.
Il cambio di metodo è stato già normativizzato con il dm 114/2026, che ha stabilito un nuovo cronoprogramma.
Ricordiamo infatti le vicende che hanno riguardato l’avvio di APP, l’applicativo per il processo penale telematico, il cui utilizzo è stato più volte sospeso dai capi di diversi uffici giudiziari per la impossibilità di procedere alle attività ordinarie a causa dei suoi malfunzionamenti.
Una evenienza da evitare a tutti i costi. Da qui la gradualità.
Nel frattempo, però, continuano le sperimentazioni e i diversi rilasci.
Se ne è parlato a Capri nella tavola rotonda dedicata proprio alla sfida del processo penale tematico.
Questo articolo risponde alle domande:
quando e dove gli avvocati possono accedere al fascicolo in APP?
Quali sono le prossime scadenze per il PPT in Cassazione?
Quali sono le prossime scadenze per la gestione informatizzata delle intercettazioni?
Buona lettura.
Il fascicolo penale telematico si apre agli avvocati, un gruppo di distretti alla volta per arrivare, a dicembre, alla copertura di tutto il territorio.
In Cassazione, il Processo penale telematico viene inaugurato con la sperimentazione nel cautelare, integrando il Tiap (Trattamento informatico atti processuali).
Per il sistema di gestione delle intercettazioni, l’appuntamento è fissato a gennaio ma è già partita la sperimentazione in tredici procure.
Paolo Abritti, direttore generale per i servizi applicativi del Ministero della Giustizia, ha presentato lo stato delle implementazioni di APP e degli altri applicativi per il Processo penale telematico in occasione dell’evento di Capri dedicato alla Digitalizzazione della Giustizia.
L’occasione dunque è preziosa per fare il punto sullo stato dei lavori dopo le numerose polemiche che hanno investito APP (il nuovo applicativo per la gestione del processo penale telematico) tra il 2024 e 2025 a causa dei numerosi blocchi e malfunzionamenti.
Il metodo è cambiato. Abritti ha sottolineato innanzitutto il cambio di approccio del Dipartimento: il metodo è quello dell’ascolto e della gradualità nei rilasci e solo quando i sistemi e le infrastrutture siano sufficientemente maturi, passare alla obbligatorietà delle attività giudiziarie tramite piattaforma. È stato il metodo che ha ispirato il DM n. 114/2026 che ha fissa le nuove scadenze del deposito esclusivamente telematico.
Il cronoprogramma
Processo penale telematico: il recap
Si parte dalle intercettazioni. Dal 1° gennaio 2027 i soggetti abilitati interni dovranno depositare per via telematica atti, documenti e richieste relativi alle intercettazioni di comunicazioni telefoniche, telematiche o informatiche.
Dal 1° luglio 2027 l’obbligo di depositi telematici si estende alla Corte d’appello e alla Procura generale, per la cognizione, esclusi i minorenni e i procedimenti speciali. Questo percorso però comincia prima: proprio a partire da questi giorni è prevista la sperimentazione di APP nelle Corti d’appello con il flusso dal primo grado, e poi toccherà alla Procura generale.
Dal 1° gennaio 2028 tocca al giudice di pace, alla Corte di cassazione e alla Procura generale presso la Cassazione, esclusi i procedimenti speciali. Dal 1° gennaio 2029 l’obbligo riguarda il tribunale per i minorenni e la relativa Procura della Repubblica. L’ultima tappa è il 1° gennaio 2030, con il tribunale di sorveglianza.
Fino alle scadenze sopra indicate, il deposito telematico resta facoltativo e si basa sul provvedimento del Capo Dipartimento che attesta la funzionalità dei sistemi. La logica, insomma, è “sperimentare con gli uffici e attestare che il sistema regge, prima che il telematico diventi l’unica via”.
Avvocati e accesso al fascicolo processuale
Per quanto riguarda l’estensione agli avvocati della possibilità di consultare il fascicolo telematico del processo tramite il Portale dei Depositi penali, ossia gli atti ostensibili “per ruolo e per fase”, esso sta avvenendo anche qui per tappe progressive.
È già avvenuta una sperimentazione mirata, con sessioni di test con avvocati selezionati, “chiusa senza criticità rilevanti”, ha riferito Abritti.
Ad inizio ottobre si è avviata la diffusione progressiva, con apertura a tutti gli avvocati dei distretti di Trento Bolzano, Trieste, e Firenze; a metà ottobre, l’accesso ad APP si è esteso al secondo gruppo di distretti, Perugia, L’Aquila, Caltanissetta e Bologna. Si andrà avanti così, fino ad arrivare a dicembre, con l’obiettivo della copertura nazionale del PDP 2.0 per tutti gli avvocati.
Abritti ha definito l’accesso degli avvocati al fascicolo “un tema di difficoltà estrema” sotto il profilo infrastrutturale, affrontato da più di un anno e mezzo e reso praticabile anche grazie alle sperimentazioni condotte con avvocati di tutta Italia. Ha anche fissato il criterio di rilascio: “Noi lo rilasciamo in esercizio solo quando funziona al 99% dei casi. Non possiamo rilasciarlo in esercizio quando ancora non è completo.”
Lo stesso Abritti ha ammesso il limite principale: le funzioni di studio e di ricerca nel fascicolo “debbono essere ancora molto migliorate”. C’è poi un secondo limite, che dipende dagli uffici più che dal software, e lo ha indicato Benny Ruberto, magistrato addetto al DIIT: il difensore vede il fascicolo solo se la cancelleria lo ha associato correttamente, e vede gli atti solo se lo stato di ostensibilità è impostato bene. Per questo l’accesso è effettivo solo se il fascicolo è tenuto con cura.
Una seconda facilitazione per i legali, ma “risorse permettendo”, è l’apertura di un servizio di ticketing più efficiente (“è assurdo che abbiamo una sola casella di posta elettronica per segnalare i disservizi”, ha specificato Abritti).
Il monitoraggio sul funzionamento di APP
I dati provvisori della Direzione generale di statistica e analisi organizzativa (dal 1° gennaio al 28 settembre 2026, a confronto con l’intero 2025), e che riguardano i flussi che Abritti ha definito “critici”, cioè quelli più esposti ai malfunzionamenti, hanno visto comunque un miglioramento significativo:
- il 55% dei decreti di citazione diretta a giudizio è prodotto in APP dal pubblico ministero (vs 37% nel 2025);
- il 69% dei decreti penali di condanna è prodotto in APP dal GIP (vs 45% nel 2025);
- il 54% delle sentenze redatto e depositato in APP dal giudice del dibattimento (vs 45% nel 2025 ).
Decisamente alta la percentuale di archiviazioni tramite APP: l’adozione qui è al 98%.
Cassazione: cantiere aperto, si parte dal cautelare
Il 24 settembre 2026 si è tenuta la prima riunione operativa con la Corte di cassazione, la Procura generale e il CED, nella quale sono stati condivisi obiettivi, metodo di lavoro e cronoprogramma. L’idea è un’infrastruttura unica per Corte, Procura generale e uffici di merito, e quindi “un solo fascicolo dal merito alla legittimità e ritorno”, visibile per ruolo e per fase.
Gli ambiti di lavoro sono cinque:
- desk penale esteso a spoglio, presidenti e Sezioni Unite;
- fascicolo di merito consultabile con i depositi di legittimità;
- flussi della Procura generale (assegnazione, Avvocato generale, requisitoria);
- restituzione telematica dei provvedimenti al fascicolo di merito;
- gestione informatica dei contrasti tra procure.
Quanto al metodo, analisi e prototipi saranno verificati dal CED in parallelo sui cinque ambiti. Il primo flusso, suggerito dalla stessa Cassazione, è quello delle misure cautelari. Il traguardo è la primavera 2027: rilascio e sperimentazione con gli uffici, prima delle scadenze dell’obbligo.
Intercettazioni: un canale dedicato, obbligo dal 1° gennaio 2027
Il termine per le intercettazioni è stato spostato da luglio a gennaio: per i soggetti interni l’obbligo decorre dal 1° gennaio 2027. Dopo la sperimentazione con 13 procure pilota, il Ministero punta a un test su scala più ampia e, entro gennaio, a “un sistema integrato” che colleghi il sistema nazionale di gestione amministrativa delle intercettazioni con le articolazioni dei CIT presso le procure, così da avere un flusso interamente digitale “nella massima sicurezza possibile che questi dati richiedono”. Le novità annunciate sono:
- la centralizzazione di tutte le funzionalità in sezioni dedicate ai flussi delle intercettazioni, sia nel PNDR sia in APP;
- la interoperabilità tra PNDR e APP per la trasmissione diretta di dati e atti;
- la profilazione degli utenti abilitati ( a fini di sicurezza);
- la integrazione con GeDi per il monitoraggio di risorse e spese.
Una cautela: la sperimentazione è prevista con il prossimo rilascio in esercizio, ma la slide precisa che le date sono “da confermare”. Il punto debole era già stato segnalato. Roberto D’Auria, consigliere del CSM, ha ricordato che nella delibera di dicembre 2025 il Consiglio aveva evidenziato “la fragilità delle strutture di rete”, soprattutto proprio nel flusso delle intercettazioni.
Ticket, referenti, incontri
Su proposta dei RID del distretto del Veneto, il Ministero ha adottato un meccanismo di assistenza: dal 16 giugno 2026 i RID vedono i ticket del proprio distretto e ciascuno ha referenti indicati per nome nel CISIT di riferimento, ai quali segnalare i ticket urgenti, inevasi o chiusi senza adeguata istruttoria. Gli uffici ricevono un report mensile. I ticket in questione sono quelli che “determinano una crisi in giurisdizione”, come una sentenza che non si riesce a depositare. Lo scopo, ha spiegato Abritti, è “governare quella criticità che prima si perdeva nel passaggio dalla periferia al centro”.
La seconda novità sono gli incontri prima di ogni rilascio. Li organizzano i CISIT, con un coordinamento centrale e la presenza di un magistrato del Dipartimento, e servono a presentare in anteprima le novità, raccogliere le esigenze e verificare l’assistenza. Il primo ciclo con RID e MAGRIF si svolge in ottobre: Roma il 19, Napoli il 21, Bologna il 22, Palermo il 26, Milano il 28. Il “patto” proposto agli uffici si articola in cinque impegni: roadmap pubblica dei rilasci, call prima di ogni rilascio, feedback dentro APP, design thinking periodico, facilitatori tra uffici.
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