#Finsubito news – “Valore nuovi nati” e la scelta tra l’uovo e la gallina


Il disegno di legge di bilancio introduce la novità assoluta del fondo “Valore nuovi nati”. Non punta a favorire le nascite. Potrebbe invece aiutare a diffondere una migliore e più ampia cultura previdenziale, anche se il premio monetario è scarso.

La novità del fondo “Valore nuovi nati”

Il disegno di legge di bilancio presentato dal governo contiene, all’articolo 58, un provvedimento che rappresenta una novità assoluta nel panorama previdenziale italiano – anche se esistono già due sperimentazioni regionali, in Trentino-Alto Adige e in Friuli Venezia Giulia: la creazione di un fondo pensione per ogni neonato. Di certo non si può definire una misura che stimoli le nascite; tuttavia, potrebbe aiutare a diffondere una migliore e più ampia cultura previdenziale nel paese. Il premio monetario dell’operazione, in ogni caso, resta discutibile.

Il fondo “Valore nuovi nati” è un fondo di risparmio di lungo periodo, alimentato da versamenti annuali di 100 euro da parte dello stato, per tutti i nuovi nati in Italia e che entrerà nelle loro disponibilità al compimento del diciottesimo anno di età. In vigore dal 2027, il fondo sarà costituito in maniera autonoma dall’Inps entro tre mesi dalla nascita di un bambino.

Gran parte dei dettagli operativi di “Valore nuovi nati” saranno specificati in un futuro decreto del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, da approvarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di bilancio. Tuttavia, il disegno di legge contiene già alcune informazioni utili a farsi un’idea più precisa del nuovo strumento. Per esempio, sarà la stessa Inps a comunicare ai genitori o a chi esercita la responsabilità del neonato dell’avvenuta costituzione del fondo. Questi ultimi, quindi, non avranno la responsabilità o il compito di attivarsi per richiederne la creazione.

Una volta costituito, il fondo potrà essere alimentato anche da versamenti volontari di genitori, di parenti entro il terzo grado e di affini entro il secondo grado. Il punto è rilevante, perché ai versamenti volontari, effettuati entro il diciottesimo anno di età, è associata la possibilità di una detrazione del 19 per cento, fino a un importo massimo (di versamento) pari a mille euro annui. Il fondo così costituito sarà gestito finanziariamente dalla Cassa depositi e prestiti, “secondo criteri di prudenza”, con modalità stabilite dal decreto ministeriale: in altre parole, nulla si sa al momento di come questi soldi saranno investiti e, soprattutto, se sia previsto un rendimento minimo garantito oppure no. Dalla relazione tecnica allegata alla manovra, l’importo di 100 euro dovrebbe essere fisso in termini nominali fino al 2041.

Una volta raggiunto il diciottesimo anno di età, il beneficiario “su sua richiesta” potrà chiedere di trasferire le somme accantonate a una forma pensionistica complementare, anche individuale. E questo, dalle premesse della norma, dovrebbe essere l’obiettivo principale del fondo. Tuttavia, lo stesso articolo 58 prevede anche che il decreto ministeriale possa stabilire ulteriori e diverse ipotesi alternative di riscatto. Su qualche giornale si è finora speculato che il fondo possa essere utilizzato per spese inerenti alla scuola, alla cultura, all’università. Potrebbe anche sostituirsi all’attuale card per consumi culturali dedicata ai neo-diciottenni. Per il momento, però, niente di tutto questo è confermato (e nemmeno suggerito dal Ddl).

Una simulazione su quanto si potrà incassare a 18 anni

Quanti soldi si troverà quindi in mano un diciottenne, sempre ammettendo che il fondo venga effettivamente approvato e resti in vigore per sempre? Qualunque simulazione sulla resa dell’operazione richiede una serie di ipotesi che, per definizione, sono assolutamente discutibili.

La parte più semplice potrebbe essere quella di stimare il costo dell’operazione: 350 milioni di euro il primo anno, visto che ultimamente nascono circa di 350mila bambini all’anno, ben 6 miliardi e 300 milioni a regime, cioè tra diciotto anni. Assumendo, è evidente, che le nascite non calino né aumentino in futuro, che i 100 euro rimangano tali anche in futuro e che le fasce più elevate di reddito non vengano escluse dall’erogazione da parte dello stato.

Per mantenere la stima la più prudente possibile, ipotizziamo che non vengano effettuati versamenti aggiuntivi: in prima approssimazione, la dotazione a diciotto anni può essere fissata a 1.800 euro. Considerando un eventuale rendimento dei fondi depositati annualmente e la presenza di inflazione, che diminuisce il valore reale dei fondi, possiamo provare a essere più precisi. La tabella 1 riporta alcune stime per diversi livelli di tasso di rendimento reale, considerato costante nel periodo considerato.

Ovviamente, la profittabilità dell’operazione dipende dall’ottimismo rispetto ai tassi di interesse reali che si potranno sperimentare in futuro. Inoltre, la tabella 1 ha un certo interesse solo per chi, secondo quelli che saranno i dettagli stabiliti dal decreto del ministero del Lavoro, deciderà di utilizzare subito l’intero fondo accumulato e capitalizzato.

L’integrazione alla pensione

L’aspetto più innovativo della misura è però legato all’utilizzo esattamente per quello che è il suo scopo principale: integrare la pensione cui si avrà diritto in futuro. La tabella 2 riporta quindi stime, sempre per diversi tassi di rendimento reali del valore del fondo pensione al momento del pensionamento. Le stime sono realizzate secondo i dati attuali di aspettativa di vita.

Illustriamo qui come esempio quello che possiamo definire lo “scenario base”. Attualmente l’aspettativa di vita media a 65 anni è di 21 anni. Se ipotizziamo che l’individuo in questione, nato nel 2027, avrà mantenuto il fondo pensione creato nel 2026 dal governo fino al momento del pensionamento, senza alcun versamento aggiuntivo e assumendo che potrà andare in pensione a 65 anni, allora una possibilità, la più semplice a livello matematico e intuitivo ma non certo l’unica, è che bisognerà dividere l’ammontare del fondo pensione, capitalizzato nei successivi 47 anni, per 21. Ciò porterà una somma annua aggiuntiva variabile tra i circa cento e gli oltre mille euro nelle tasche del pensionato. A età di pensionamento diverse (cioè più elevate di 65 anni) corrisponderanno ampiezze del fondo diverse (di nuovo, più elevate) e aspettative di vita diverse (cioè inferiori rispetto allo scenario base).

table visualization

Limiti e meriti della proposta

Un fondo pensione è una scommessa, perlomeno relativamente ai rendimenti che si possono ottenere. Al costo individuale di 100 euro l’anno, il fondo “Valore nuovi nati” potrebbe portare un valore aggiuntivo all’importo della pensione complementare annuale variabile dalle poche centinaia di euro fino a qualche migliaio. Non sono cifre elevate, soprattutto su base mensile: vale a dire da poco meno di 10 euro in più al mese a poco più di 150. Tuttavia, queste stime sono effettuate nell’ipotesi base, e piuttosto irrealistica, che non venga effettuato mai alcun versamento aggiuntivo al fondo o che questo non venga accorpato a un altro.

Dal punto di vista dell’operazione culturale, cioè con la finalità di promuovere una maggior e più diffusa coscienza dell’importanza di risparmio e previdenza integrativa tra i giovani e le loro famiglie, l’operazione potrebbe avere un certo valore e risulta molto interessante.

Le debolezze della proposta, però, non sono piccole. Innanzitutto, il costo a regime dell’operazione è rilevante. Secondariamente, aiuta di più le persone che, per cultura e disponibilità economiche, possono permettersi di versare fondi aggiuntivi rispetto a quelli del governo.

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Paolo Balduzzi

Balduzzi Si laurea all’Università Cattolica di Milano e consegue M.Sc. e Ph.D. in Economics presso la University of Edinburgh. Dopo una breve esperienza presso l’Università di Milano-Bicocca, diventa ricercatore in Università Cattolica, dove insegna Scienza delle finanze ai corsi diurni e serali, triennali e magistrali. Ha insegnato anche al Dottorato in Economia e Finanza delle Amministrazioni Pubbliche dell’Università Cattolica, all’Università di Milano-Bicocca e alla Scuola Superiore di Economia e Finanza. I principali interessi di ricerca riguardano la political economy, con particolare riferimento al ruolo delle leggi elettorali, il federalismo fiscale, la finanza pubblica, le pensioni e la disuguaglianza intergenerazionale. Ha contribuito a libri e pubblicato articoli su riviste internazionali. E’ membro e Segretario generale dell’associazione ITalents. È stato membro della Commissione tecnica per la revisione della spesa guidata da Carlo Cottarelli per i capitoli di spesa sui costi della politica. È stato Consulente tecnico per la Presidenza del Consiglio al tavolo delle trattative con le Regioni per la concessione di maggiore autonomia ex art 116 comma 3 della Costituzione.
Da novembre 2017 è editorialista presso “Il Messaggero”


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