#Finsubito news – De Nuccio: IRAP da superare, AI e incentivi per le imprese


Il Forum FISCALE, giunto alla XV edizione, si conferma come uno dei principali appuntamenti di confronto e aggiornamento dedicati a imprese, professionisti e operatori del settore tributario, chiamati ad affrontare un contesto in continua evoluzione

L’appuntamento è a Milano, alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, dalle 14.30 alle 18.30 del 3 novembre 2026: all’evento partecipa anche il Presidente CNDCEC Elbano de Nuccio. IPSOA Quotidiano l’ha intervistato.

Presidente de Nuccio, ora che tutti i decreti attuativi sono stati approvati, qual è il vostro giudizio sulla riforma fiscale?

Dopo tre anni di lavori che hanno portato all’approvazione di 21 decreti legislativi e 8 Testi unici, il 29 agosto scorso è calato il sipario sulla delega per la riforma fiscale. Il maquillage della riforma potrà andare avanti per ulteriori due anni, fino al 29 agosto 2028, data entro cui potranno essere varati eventuali ulteriori decreti legislativi, correttivi e integrativi di quelli già approvati. Il nostro giudizio sulla riforma è certamente positivo, avendo puntato molto sul rilancio degli strumenti di compliance, in particolare nei confronti di imprese e lavoratori autonomi.

Emblematici, a quest’ultimo riguardo, l’introduzione del concordato preventivo biennale e l’ampliamento del regime di adempimento collaborativo con il rafforzamento delle premialità per le imprese che vi aderiscono e con un nuovo modello di relazione tra amministrazione fiscale e contribuente basato sulla cooperazione, sulla fiducia e sulla trasparenza. Un cambio di paradigma che segna il passaggio da una fiscalità del controllo a una fiscalità del confronto. L’obiettivo non è più punire l’errore, ma prevenirlo, favorendo la chiarezza interpretativa e riducendo l’incertezza.

Un contesto nel quale il ruolo dei Commercialisti risulta ancor più fondamentale di quanto non lo sia stato sinora. Basti ricordare che i Commercialisti, insieme agli avvocati, sono gli unici professionisti abilitati al rilascio della certificazione del Tax Control Framework nell’ambito della cooperative compliance. Una riforma decisamente positiva, dunque, alla quale del resto il Consiglio nazionale ha contribuito fattivamente con idee e proposte. I due anni a disposizione per introdurre ulteriori elementi migliorativi vanno ora sfruttati al meglio.

E allora quali sono le proposte del CNDCEC per completarne l’attuazione e far sì che rappresenti davvero un punto di svolta per un Fisco più equo e, soprattutto, vicino ai contribuenti?

Sappiamo che ci sono grosse difficoltà di copertura per una sua realizzazione, per questo l’innalzamento a 55.000 euro della soglia di reddito assoggettata all’aliquota del 33% è una misura che accogliamo con favore. Pur in presenza di margini di bilancio ridotti, il Governo dimostra di voler mantenere fede all’impegno assunto nei confronti del ceto medio, che rappresenta la componente della società maggiormente esposta al peso della tassazione. Dopo gli interventi degli ultimi anni a sostegno delle fasce meno abbienti, condivisibili e necessari, arriva ora un provvedimento coerente che inizia a restituire attenzione anche a milioni di contribuenti che producono reddito, investono, lavorano e sostengono gran parte del gettito fiscale del Paese. È un primo passo nella giusta direzione, che auspichiamo possa proseguire nei prossimi anni con ulteriori interventi di riduzione della pressione tributari.
Ma occorre anche superare l’evidente aporia che ancora caratterizza l’attuale sistema di tassazione delle attività di lavoro autonomo e che deriva dall’esclusione dal regime forfetario delle associazioni e delle società tra professionisti, con un effetto disincentivante sulla crescita dimensionale delle attività libero-professionali, che, in taluni casi, si è addirittura tramutato in un vero e proprio incentivo alla disgregazione delle entità più strutturate. Peraltro, un’analoga asimmetria è prevista anche per l’IRAP.
A partire dal 2022, l’esclusione dall’IRAP, già riconosciuta ai contribuenti in regime forfetario, è stata estesa a tutti coloro che esercitano attività di impresa o di lavoro autonomo in forma individuale. Sono perciò rimasti soggetti al tributo regionale gli studi professionali associati, le società di persone, le società di capitali e gli enti commerciali e non. L’art. 8 della legge delega per la riforma fiscale aveva previsto il “graduale superamento dell’imposta, con priorità per le società di persone e le associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni”, e la sua sostituzione con una sovrimposta, determinata secondo le medesime regole dell’IRES, senza possibilità del riporto delle perdite, con invarianza del carico fiscale, assicurando alle regioni un gettito in misura equivalente a quello attuale, da ripartire tra le stesse sulla base dei criteri vigenti in materia di IRAP.

Tale sovraimposta dovrebbe garantire comunque il finanziamento del fabbisogno sanitario e il gettito in misura equivalente per le regioni che presentano squilibri di bilancio sanitario o sono sottoposte a piani di rientro i quali, in base alla legislazione vigente, comportano l’applicazione, anche automatica, di aliquote dell’IRAP maggiori di quelle minime.

La delega aveva previsto altresì che gli interventi normativi finalizzati al graduale superamento dell’IRAP non avrebbero dovuto generare aggravi di alcun tipo sui redditi di lavoro dipendente e di pensione.

Nonostante la mancata attuazione della delega, l’obiettivo del graduale superamento dell’IRAP non deve essere abbandonato, anche perché risponde a criteri di reale semplificazione del sistema fiscale.

La sostituzione dell’IRAP con una sovrimposta, determinata secondo le medesime regole dell’IRES (con l’esclusione del riporto delle perdite), elimina infatti il c.d. “terzo binario” nel calcolo delle base imponibile con indubbi vantaggi sia per i contribuenti, che non dovranno più gestire le complessità derivanti dalle peculiari regole di determinazione del tributo regionale, evitando così anche la duplicazione dei conseguenti adempimenti dichiarativi, sia per l’Amministrazione finanziaria, che potrà gestire più agevolmente i controlli senza distinguere i comparti delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

Tuttavia, sostituire un’imposta che nel 2025 ha prodotto un gettito di 33 miliardi di euro, garantendo comunque le risorse necessarie per il finanziamento del sistema sanitario nazionale, non è certamente semplice.

Risulta però chiaro ed evidente che, come previsto dalla legge delega, il graduale superamento dell’IRAP dovrà necessariamente partire dall’abolizione dell’imposta per le associazioni tra professionisti e le società di persone.

La “priorità” è dunque quella di trovare le coperture per eliminare il tributo regionale attualmente a carico di questi soggetti.

Come Consiglio nazionale, continueremo a vigilare, con serietà, fermezza e spirito istituzionale, affinché tale “priorità” sia garantita e l’obiettivo sia realizzato al più presto. Perché difendere i professionisti significa difendere competenze, responsabilità e fiducia nel Paese.

Qual è il giudizio del CNDCEC in merito ai nuovi incentivi introdotti per gli investimenti delle imprese?

In uno scenario geopolitico complesso e con limitate risorse a disposizione, il legislatore non ha fatto mancare il sostegno alle imprese, con l’introduzione dell’iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali nuovi. Rispetto ai vecchi crediti d’imposta 4.0 e 5.0, il beneficio nonostante sia fruibile in modo più graduale nel tempo, risulta potenziato nel quantum. A differenza della prima versione dell’iperammortamento in vigore fino al 2019, l’agevolazione non sarà automatica, ma richiederà un articolato sistema di comunicazioni al GSE, che risulta tuttavia in continuità con l’operatività dei crediti 4.0 e 5.0. Auspichiamo tutti una semplificazione delle procedure, ma è anche vero che dopo l’esperienza dei bonus edilizi, la stagione degli incentivi “automatici” sembra ormai definitivamente accantonata, anche se si potrebbe provare a ridurre le tre comunicazioni attualmente previste (preventiva, di conferma e di completamento dell’investimento).

Anche la ZES Unica è uno strumento importante che rappresenta probabilmente una delle esperienze più interessanti degli ultimi anni perché ha unito incentivi fiscali e semplificazione amministrativa in un’unica strategia di politica industriale.

Buone notizie arrivano anche dal disegno di legge di bilancio appena varato in cui il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES unica viene rafforzato, con risorse pari a 2,4 miliardi di euro nel 2027 e 1,25 miliardi nel 2028, e sono prorogati al 31 dicembre 2027 gli esoneri contributivi previsti per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, giovani e lavoratori nelle ZES.
Apprezzabile, inoltre, la logica dell’IRES premiale, anche se temporaneità e complessità di calcolo ne hanno limitato l’efficacia. Si tratta infatti di una misura nata con l’obiettivo cardine di favorire la patrimonializzazione delle imprese, incentivando il reinvestimento degli utili all’interno dell’azienda anziché la loro distribuzione. Un’impresa patrimonializzata è un’impresa più solida, più resiliente e strutturalmente più capace di superare le fasi di crisi e di accedere al credito bancario a condizioni favorevoli.

Il giudizio è certamente positivo anche per i più recenti incentivi fiscali a sostegno del mercato del lavoro, come la maxi-deduzione per le nuove assunzioni di dipendenti a tempo indeterminato. Questa misura risponde a un’esigenza sociale ed economica imprescindibile: stimolare l’occupazione stabile, riducendo il cuneo fiscale che grava sulle imprese che decidono di investire nel capitale umano a lungo termine. Favorire il lavoro stabile significa accrescere la produttività complessiva del sistema e consentire alle aziende di pianificare lo sviluppo potendo contare su competenze consolidate e fidelizzate.

In termini più generali, va sempre ricordato che le imprese hanno bisogno di incentivi stabili nel tempo, di facile interpretazione e con procedure di accesso snelle. Solo così essi possono trasformarsi in veri e propri driver strategici per la pianificazione industriale e lo sviluppo economico del nostro Paese.

Alla luce dell’imminente riforma dell’Ordinamento come intende il Consiglio Nazionale supportare concretamente gli iscritti affinché l’AI non diventi un fattore di deresponsabilizzazione o di errore, ma uno strumento per certificare la qualità del dato e difendere l’esclusività delle competenze strategiche della categoria?

L’intelligenza artificiale rappresenta probabilmente la più grande trasformazione che abbia mai interessato la professione. Molte attività oggi svolte manualmente potranno essere automatizzate: elaborazione di dati, controlli documentali, reportistica, monitoraggio delle scadenze, predisposizione di analisi e verifiche. Alcuni vedono in questo scenario una minaccia. Io credo invece che il rischio maggiore non sia l’intelligenza artificiale, ma la mancanza di preparazione ad utilizzarla.

L’IA non sostituirà il commercialista. Trasformerà il modo in cui il commercialista esercita la propria professione. Il vero valore aggiunto continuerà a risiedere nella capacità di interpretare i dati, comprendere il contesto economico, orientare le scelte e costruire rapporti fiduciari con imprese e cittadini. È questo valore aggiunto che ci consentirà di valutare e evitare i rischi di deresponsabilizzazione o di errore, abbinato alla formazione e al rispetto assoluto della deontologia e della centralità dell’essere umano. Pur con la consapevolezza dei problemi che essa a volte pone, l’IA è dunque una sfida da cogliere, con un approccio positivo e costruttivo, che ne valorizzi le opportunità e circoscriva alcuni rischi ad essa indubitabilmente connessi.

E proprio in questa ottica e con questo approccio che il Consiglio nazionale lancerà un’apposita piattaforma dedicata a tutti gli iscritti, uno strumento di lavoro e di consultazione per un uso pratico e consapevole dell’IA.

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