#Finsubito news – Nacci rompe il silenzio: «Oltre 45 milioni di debiti. Per anni la polvere è stata nascosta sotto il tappeto». I video


Operazione verità di Kyma Ambiente – Le parole di Gaetano Nacci – 1

  

TARANTO – Oltre 45 milioni di euro di debiti, contratti che avrebbero prodotto perdite per centinaia di migliaia di euro, canoni di affitto non riscossi, beni aziendali da svalutare e una situazione economica che, secondo l’attuale amministratore, sarebbe stata affrontata troppo tardi. È un quadro durissimo quello tracciato dall’ingegner Gaetano Nacci, amministratore unico di Kyma Ambiente, nel corso di un incontro con i giornalisti convocato questa mattina nella sede della Direzione della società partecipata del Comune di Taranto.

Una conferenza stampa che assume i contorni di una vera e propria Operazione Verità, con Nacci deciso a rispondere alle accuse degli ultimi giorni, ricostruire le responsabilità che ritiene abbiano contribuito alla crisi dell’azienda e chiarire le ragioni delle decisioni assunte nei suoi primi 3 mesi di mandato.

 

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Il messaggio è netto: la situazione economica di Kyma Ambiente non nasce con la sua amministrazione e non può essere risolta ignorando i problemi accumulati negli anni. Ma c’è anche un avvertimento politico e personale. Nacci si dice disponibile a continuare il difficile percorso di risanamento soltanto in un clima di collaborazione e rispetto reciproco. In caso contrario, lascia intendere di essere pronto a rinunciare all’incarico.

L’amministratore sceglie di partire dai numeri e dalla cronologia degli avvenimenti, rivendicando la propria preparazione tecnica e il rispetto delle procedure.

«Qualcuno mi ha definito un tecnocrate. Questa è una definizione che io accolgo e faccio mia», afferma Nacci, che respinge le contestazioni rivolte alla sua professionalità.

Il primo passaggio della ricostruzione riguarda il 2024, quando, secondo quanto riferito dall’amministratore, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato avviò un’istruttoria sugli affidamenti del Comune di Taranto alla società, mentre la Corte dei conti svolgeva verifiche sulle modalità di affidamento.

Nacci richiama le criticità relative alla qualità e ai costi del servizio, indicando in quelle vicende alcuni dei segnali che avrebbero dovuto imporre una riflessione sulla gestione economica dell’azienda.

Il secondo passaggio riguarda il bilancio 2025, sul quale l’amministratore intende sgomberare il campo da qualsiasi equivoco.

«Io nel 2025 non ho amministrato questa società neanche per un quarto d’ora», precisa, ricordando di essere stato nominato soltanto il 30 luglio 2026.

 

 

Operazione verità di Kyma Ambiente – Le parole di Gaetano Nacci – 3

 

A suo giudizio, le responsabilità della gestione precedente non possono essere attribuite a chi è intervenuto successivamente per ricostruire il quadro economico e patrimoniale.

La data sulla quale Nacci insiste maggiormente è però il 19 gennaio 2026. Quel giorno, secondo la sua ricostruzione, il collegio sindacale segnalò formalmente all’organo amministrativo la necessità di individuare una soluzione alla crisi della società.

Da quel momento, sostiene, sarebbe stato necessario intervenire con tempestività, dando seguito agli adempimenti previsti dalla normativa.

L’amministratore ricorda che il riscontro avrebbe dovuto arrivare entro 30 giorni, mentre soltanto dopo circa 4 mesi sarebbe stato conferito un incarico per valutare un possibile percorso di composizione della crisi.

«Questa cosa sarebbe dovuta avvenire 6 mesi prima», sostiene Nacci, contestando le modalità con cui sarebbe stata affrontata la situazione.

E utilizza parole particolarmente pesanti per descrivere l’atteggiamento che attribuisce alle precedenti gestioni.

«Si è preferito provare a gestire questa vicenda facendo come spesso è accaduto in Kyma, lo dico a chiare lettere, mettendo la polvere sotto al tappeto».

Una pratica dalla quale prende le distanze senza lasciare margini di interpretazione.

«Io questa cosa non la farò mai e non accetterò mai di essere parte di una gestione che mette la polvere sotto al tappeto», afferma.

Nacci ricostruisce quindi le tappe del proprio operato. Dopo la nomina del 30 luglio e la gestione dei servizi straordinari connessi ai Giochi del Mediterraneo, il 16 ottobre ha approvato il progetto di bilancio 2025, ritenendolo indispensabile per disporre di una base economica attendibile sulla quale impostare qualsiasi percorso di risanamento.

L’amministratore spiega di aver interrotto un’ipotesi di composizione della crisi perché, in assenza di un bilancio approvato, non riteneva sufficientemente definiti i dati sui quali si fondava.

 

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Il 19 ottobre ha partecipato alla seduta del Consiglio comunale durante la quale è stata approvata una mozione sulla situazione della partecipata. Circa 1 settimana dopo è arrivata la determina relativa all’accesso a uno strumento di regolazione della crisi, provvedimento che ha alimentato nuove polemiche.

Nacci respinge l’interpretazione secondo cui avrebbe agito in contrasto con gli indirizzi del Consiglio comunale.

La determina, spiega, non individuava definitivamente uno specifico percorso, ma rinviava la scelta dello strumento più appropriato alle determinazioni del socio, cioè del Comune, prevedendo inoltre la possibilità che l’organo amministrativo eventualmente subentrante potesse confermare o aggiornare la decisione.

Per l’amministratore, quindi, non si tratta di una scelta irreversibile né di un’iniziativa adottata scavalcando il Consiglio comunale.

La questione centrale resta però la dimensione dell’esposizione debitoria.

«Questa azienda ha una debitoria maggiore di 45 milioni di euro», dichiara Nacci, richiamando l’attenzione su una categoria che, a suo giudizio, sarebbe rimasta troppo spesso ai margini del dibattito: i creditori.

Il riferimento riguarda tutti i soggetti che vantano crediti nei confronti della società, compreso l’Erario.

La trasparenza sui conti, sostiene, non serve soltanto a tutelare i lavoratori e il patrimonio aziendale, ma anche chi deve ricevere pagamenti e chi intrattiene rapporti economici con Kyma Ambiente.

Da qui la decisione di rendere pubblica attraverso la Camera di Commercio la determina relativa al possibile accesso a uno strumento di regolazione della crisi.

«Questo non significa libri in tribunale, non significa fallimento, ma significa trasparenza nella gestione dei rapporti», precisa l’amministratore, rivendicando di aver assunto l’iniziativa a pochi giorni dall’approvazione del progetto di bilancio.

Nacci insiste anche sulle pendenze fiscali della società, denunciando una gestione del passato che considera incompatibile con la natura pubblica dell’azienda.

«Questa è un’azienda pubblica che per anni non ha pagato le tasse e questa è una vergogna», afferma.

Il confronto diventa ancora più duro quando il discorso si sposta sulla gestione degli impianti e del patrimonio aziendale.

Uno dei casi illustrati riguarda l’impianto Pasquinelli, al centro delle contestazioni sollevate da Nacci nei confronti delle precedenti scelte contrattuali.

 

 

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L’amministratore ricorda che nel 2024 fu predisposto un contratto che prevedeva la possibilità, ma non l’obbligo, per Kyma Ambiente di conferire determinati rifiuti all’impianto.

Secondo la sua ricostruzione, la struttura economica di quell’accordo avrebbe prodotto uno squilibrio tra i corrispettivi dovuti al gestore, Daniele Ambiente, e i ricavi spettanti alla partecipata per il servizio.

Il risultato sarebbe stato un saldo negativo di circa 250.000 euro tra il 2024 e il 2025.

Una situazione che Nacci considera inaccettabile e per la quale afferma di aver chiesto formalmente al Comune il riequilibrio delle condizioni contrattuali.

Per rendere il concetto comprensibile, l’amministratore ricorre a un esempio: non è sostenibile un rapporto economico nel quale la società affronta costi pari a 100 e riceve ricavi pari a 80.

Ma è sul capitolo dei canoni di locazione che arrivano altre accuse.

Secondo Nacci, il gestore dell’impianto Pasquinelli non avrebbe versato i canoni di affitto per 2 anni, senza che in precedenza fosse stata avanzata una richiesta di pagamento.

L’attuale amministratore sostiene di essere intervenuto con una diffida per ottenere 500.000 euro, somma che considera denaro pubblico da recuperare.

«Sono 2 anni che il gestore non paga l’affitto e nessuno ha mai chiesto conto», dichiara.

Un’affermazione che apre un ulteriore fronte di contestazione sulla tutela del patrimonio della partecipata.

Nacci mette infatti in discussione le critiche ricevute sulla possibile svalutazione degli asset aziendali, sostenendo che prima di accusare l’attuale amministrazione di voler impoverire il patrimonio sarebbe necessario verificare come quel patrimonio sia stato gestito negli anni precedenti.

Sempre sull’impianto Pasquinelli, richiama la comunicazione con cui il gestore avrebbe segnalato agli organi di controllo, compresa la Procura della Repubblica, il superamento dei limiti di detenzione dei rifiuti all’interno dell’area.

Una circostanza definita dall’amministratore particolarmente grave.

Nacci riferisce di aver comunicato per iscritto la disponibilità della società a sostenere economicamente l’allontanamento dei rifiuti, con successivo addebito dei costi al gestore.

Il principio che rivendica è quello dell’applicazione delle regole a tutti i soggetti coinvolti nel servizio.

Non si può, sostiene, pretendere il rispetto degli obblighi di conferimento da parte dei cittadini senza richiedere altrettanta attenzione a chi gestisce impianti e attività della filiera.

Le contestazioni non si fermano a Pasquinelli.

Un altro episodio richiamato riguarda l’impianto di compostaggio, rimasto inutilizzabile per circa 10 mesi dopo un incendio verificatosi l’anno scorso.

Nacci racconta di aver disposto, nell’attuale fase di gestione, la progressiva ricollocazione del personale sui servizi operativi per contenere i costi non adeguatamente compensati dai corrispettivi riconosciuti.

A quel punto, però, avrebbe scoperto che durante la precedente lunga interruzione dell’impianto i lavoratori non erano stati reimpiegati in altre attività.

Secondo quanto gli sarebbe stato riferito dai collaboratori, il personale sarebbe rimasto assegnato all’impianto fermo per l’intero periodo, senza una diversa utilizzazione nei servizi.

Una gestione sulla quale l’amministratore esprime un giudizio fortemente negativo, ritenendo che debbano essere chiarite le ragioni delle scelte compiute.

Un ulteriore capitolo riguarda il magazzino aziendale, contabilizzato per un valore di circa 2,5 milioni di euro.

Nacci riferisce di aver trovato una segnalazione risalente a 3 anni prima, nella quale veniva evidenziato che una parte consistente dei materiali non era utilizzabile e avrebbe quindi dovuto essere svalutata.

Secondo quanto dichiarato, quella correzione contabile non sarebbe stata effettuata dalle gestioni precedenti e sarebbe stata invece recepita nel bilancio da lui predisposto.

La questione assume particolare rilevanza perché la svalutazione di beni non più utilizzabili comporta una riduzione dei valori patrimoniali e incide sul risultato economico della società.

L’amministratore richiama anche il mancato pagamento, in passato, di contributi ambientali, con conseguenti contenziosi, e le difficoltà derivanti da alcune precedenti registrazioni contabili.

Tra queste figura una vicenda con l’INPS, relativa a somme richieste dall’istituto previdenziale e contestate dalla società.

Nacci riferisce che il relativo contenzioso si sarebbe concluso negativamente per Kyma Ambiente sia in primo grado sia in appello.

Nonostante ciò, secondo la sua ricostruzione, negli anni precedenti l’importo sarebbe stato trattato contabilmente come un credito, anziché essere riconosciuto come una passività.

L’attuale amministratore sostiene di aver corretto quella registrazione nel bilancio predisposto quest’anno.

E avanza una considerazione particolarmente delicata: se la perdita fosse stata contabilizzata nel 2023, Kyma Ambiente avrebbe registrato 3 bilanci consecutivi negativi, con la conseguente necessità, secondo Nacci, di adottare gli interventi correttivi previsti dalla normativa.

Una circostanza che l’amministratore considera determinante per comprendere come le difficoltà economiche abbiano potuto proseguire fino alla situazione attuale.

Non mancano critiche agli organismi chiamati a vigilare sulla gestione della società.

Nacci riferisce di aver avuto interlocuzioni anche tese con il collegio sindacale e con la società di revisione, contestando quella che, a suo giudizio, sarebbe stata una insufficiente attenzione in passato su alcune questioni fondamentali.

L’esempio più significativo riguarda l’assenza di un budget preventivo aziendale.

L’amministratore afferma di aver scoperto che la società non lo avrebbe mai predisposto, nonostante gli obblighi previsti dal sistema di controllo analogo e la necessità che il documento fosse sottoposto anche all’approvazione del Comune.

Per questo ha impartito ai dirigenti una disposizione scritta affinché il budget venga predisposto entro la fine di novembre.

Secondo Nacci, la mancata adozione di questo strumento avrebbe dovuto essere rilevata dagli organi di controllo, chiamati a verificare il rispetto degli adempimenti societari.

Sul piano delle accuse rivolte alla sua gestione, l’amministratore respinge anche l’ipotesi che una svalutazione dei beni possa essere finalizzata a favorire eventuali soggetti privati interessati agli impianti.

Spiega che, qualora si procedesse a una valorizzazione del patrimonio attraverso concessioni o altre forme di affidamento, l’aggiudicazione avverrebbe mediante gare al rialzo, con assegnazione al soggetto disposto a presentare l’offerta più elevata.

Una procedura che, nella sua valutazione, escluderebbe la possibilità di utilizzare il valore iniziale degli asset per favorire un determinato operatore.

«Chi offrirà di più», sintetizza Nacci, respingendo le ricostruzioni secondo cui le sue decisioni potrebbero nascondere l’intenzione di agevolare qualcuno.

Il clima si fa particolarmente acceso quando l’amministratore affronta le contestazioni personali e politiche emerse nelle ultime settimane.

Nacci riconosce al consigliere comunale di opposizione Lazzaro di aver posto questioni e richieste di verifica attraverso modalità istituzionali rispettose.

Ma sostiene che, successivamente, alcuni rilievi sarebbero stati trasformati da altri interlocutori in insinuazioni, fino ad assumere toni che ritiene potenzialmente diffamatori.

L’amministratore rivendica il diritto di essere giudicato sulla base degli atti e dei risultati della propria attività, senza che il confronto politico si trasformi in un attacco alla sua persona.

Ed è proprio a questo punto che arriva l’avvertimento sul futuro della sua permanenza alla guida di Kyma Ambiente.

Nacci conferma di aver accettato l’incarico con la consapevolezza di dover affrontare una situazione complessa, che richiederà scelte difficili e sacrifici.

Ma pone una condizione precisa: la necessità di un confronto serio tra tutti i soggetti coinvolti, dal Comune ai sindacati, dalla maggioranza all’opposizione, fino alle strutture tecniche e amministrative.

«Se riusciamo a fare quadrato, a fare sintesi, nel rispetto dei rispettivi ruoli, io ci sono e continuo a mettere a disposizione la mia professionalità», dichiara.

Diversamente, la sua disponibilità potrebbe venire meno.

«Se continuo a registrare il venir meno del rispetto personale e delle continue letture cattive di ogni intenzione, io non ci sto più», avverte, lasciando aperta la possibilità di interrompere la propria esperienza amministrativa.

Parole che suonano come un messaggio diretto alla politica cittadina, in una fase nella quale la crisi della partecipata è diventata uno dei principali terreni di confronto.

Nacci esprime, invece, un giudizio di profondo rispetto nei confronti del sindaco Piero Bitetti, del quale sottolinea l’impegno in una situazione particolarmente difficile per la città.

La disponibilità a proseguire il lavoro, ribadisce, non può però prescindere dal riconoscimento delle prerogative e delle responsabilità dell’amministratore.

La conferenza stampa consegna così alla città un quadro particolarmente severo della situazione economica e gestionale di Kyma Ambiente, ma anche una serie di contestazioni che chiamano direttamente in causa le scelte compiute negli anni precedenti.

Le cifre indicate da Nacci, le anomalie contabili denunciate e le questioni sollevate sugli impianti rappresentano la ricostruzione fornita dall’attuale amministratore e richiedono, per gli eventuali profili di responsabilità, i necessari accertamenti e il confronto con i soggetti interessati.

Resta intanto il nodo di fondo: una società pubblica con oltre 45 milioni di euro di esposizione debitoria, servizi essenziali da garantire, lavoratori da tutelare e un percorso di risanamento ancora da definire nei suoi passaggi decisivi.

Nacci rivendica di aver scelto la strada della trasparenza, della correzione dei conti e del rispetto delle procedure, anche a costo di aprire uno scontro con chi contesta le sue iniziative.

L’Operazione Verità è dunque anche una sfida alla politica tarantina: chiarire il passato, assumere decisioni sul presente e stabilire chi, con quali strumenti e con quali responsabilità, dovrà guidare Kyma Ambiente fuori dalla crisi.

 

 




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