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All’articolo 58 del disegno di legge di bilancio in discussione in parlamento il governo ha inserito una misura tutto sommato piccola, di cui non si conoscono ancora molti dettagli pratici ma che sta suscitando interesse: è il fondo “Valore nuovi nati”, una sorta di libretto di risparmio che sarà creato dall’INPS per ogni persona nata dal 2027, e che sarà alimentato dallo Stato con 100 euro l’anno fino ai 18 anni.
La creazione di una posizione finanziaria per persone appena nate non è rilevante tanto per la cifra in sé – 1.800 euro in 18 anni – quanto per il fatto che obbliga i genitori e poi i ragazzi e le ragazze che si trovano in mano questo gruzzoletto a pensare a cosa fare di quei soldi: in Italia c’è un’eccezionale propensione al risparmio ma una scarsissima educazione finanziaria e attitudine agli investimenti anche più essenziali, come quelli ormai indispensabili per garantirsi una pensione accessoria per integrare la pensione pubblica.
Il disegno di legge di bilancio deve ancora essere votato dal parlamento, e quindi la misura potrà cambiare o persino non essere approvata. Mancano ancora diversi dettagli importanti sul funzionamento, ed è dunque presto per dire se sarà davvero efficace come incentivo agli investimenti e all’educazione finanziaria. È però un inizio.
Da quel che si capisce dal testo della legge di bilancio la misura dovrebbe funzionare così: l’INPS creerà un fondo intestato alla persona nata con i primi 100 euro, e ne darà comunicazione ai genitori o ai tutori legali, che non si dovranno attivare. Non è previsto per il momento un limite di reddito familiare per avere questo contributo, che quindi sarà dato a tutti i nuovi nati dal 2027 in avanti.
Sono esclusi i minorenni nati fino al 2026, ed è per questo che il costo previsto per la misura cresce nel tempo via via che si aggiungono nuovi bambini: parte da 35,6 milioni di euro nel 2027 e, secondo le attuali stime di natalità, arriverà a regime a 642,4 milioni all’anno dal 2044.
Oltre ai 100 euro versati dallo Stato ogni anno, potranno contribuire anche i genitori e i parenti, con l’incentivo di poter detrarre il 19 per cento dalle loro imposte sul reddito fino a un massimo di mille euro di versamenti a testa: significa poter ottenere uno sconto su quanto dovuto fino a 190 euro all’anno. Si può versare al fondo anche più di mille euro, ma oltre questa soglia non c’è più vantaggio fiscale.
L’INPS non ha competenze interne sugli investimenti e quindi si occuperà solo di creare il fondo e gestire i versamenti, mentre dell’investimento di quelle somme si occuperà Cassa Depositi e Prestiti (CDP), con modalità che dovranno essere definite da un decreto dei ministeri del Lavoro e dell’Economia. Per il momento quindi non si sa niente di come saranno investiti questi soldi, per esempio se verrà previsto un rendimento minimo all’anno o se ci saranno dei costi di gestione.
Al compimento dei 18 anni le somme accumulate – e nel frattempo verosimilmente cresciute grazie agli investimenti di CDP – potranno essere trasferite a un fondo pensione sempre intestato al ragazzo o alla ragazza titolare del fondo pubblico. I fondi pensione sono particolari tipi di fondi di investimento, che vincolano e investono il denaro per conto dei clienti per poi erogarlo al momento della pensione, tutto insieme o sotto forma di rendita mensile.
Le somme potranno essere trasferite, cioè non è obbligatorio, perché il testo dice che il decreto ministeriale che regolerà il funzionamento di questo fondo dovrà stabilire anche quali siano le possibilità di “riscatto”, cioè le ragioni per cui il ragazzo o la ragazza titolare del fondo potrà decidere di riscuotere la liquidità a 18 anni. Secondo alcune ricostruzioni il governo vorrebbe prevedere la possibilità di prelevare la somma per esigenze di studio, salute e persino per finanziare un progetto imprenditoriale. Questo è un primo limite della misura.
Studentesse di una scuola superiore di Bologna (Alessandro Ruggeri/LaPresse)
C’è il rischio che persone di 18 anni che non hanno mai dovuto attivamente gestire soldi si ritrovino a voler riscuotere tutto appena possibile, attratte dalla possibilità di avere un piccolo gruzzolo da spendere. E che rinuncino così a un investimento di lungo periodo sul futuro, come potrebbe essere quello in un fondo pensione o in altre forme di previdenza complementare, che invece sembra essere l’obiettivo principale della misura, visto che il testo menziona espressamente la possibilità di trasferire quanto accumulato verso questi strumenti.
Iniziare a mettere via già dalla nascita soldi che serviranno per l’ultima parte della vita può sembrare una scelta eccessivamente previdente, eppure è generalmente una buona idea dal punto di vista finanziario, per come funzionano i fondi pensione, ma soprattutto per com’è messo il sistema pensionistico italiano.
Per le nuove generazioni, ma già per i lavoratori di oggi, disporre di un’integrazione alla pensione pubblica sarà infatti essenziale per garantirsi un buon tenore di vita quando si smetterà di lavorare. È però una necessità che in Italia stenta a entrare nella mentalità delle persone, ancora abituate a pensare a un sistema pensionistico generoso e soprattutto poco avvezze agli investimenti.
– Leggi anche: Non è mai troppo presto per pensare alla pensione
Secondo le stime, per l’invecchiamento della popolazione e per una sempre minore generosità del sistema pensionistico, nei prossimi decenni si andrà in pensione con importi che arriveranno al massimo al 50 per cento degli ultimi stipendi percepiti: significa dover cominciare a vivere con metà di quanto si guadagnava lavorando, e questo comporta un grosso compromesso sul tenore di vita, se non si ha un altro reddito su cui fare affidamento.
Per questa ragione, soprattutto per le nuove generazioni, i fondi pensione o investimenti paragonabili non sono più solo un’opzione, ma rischiano di essere l’unico modo per garantirsi una vecchiaia serena dal punto di vista economico. E prima ci si pensa, più è probabile arrivare alla pensione con un’integrazione significativa, anche investendo somme iniziali piccole (spieghiamo qui i motivi).
Sta in questa esigenza la ragione dell’iniziativa del governo, che comunque non è inedita nel mondo e neanche in Italia. In Trentino-Alto Adige è già in vigore dal 2025 un sistema per cui la Regione dà fino a 1.100 euro ai genitori che aprono un fondo pensione alla nascita dei figli.
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