Data center e Comuni: a VisionePA, Roberto Masiero e Maurizio Décina analizzano costi del cloud, impatto ambientale e opportunità per i territori, con particolare attenzione agli enti più piccoli.
Quello sui data Center, in particolare quelli per la PA, è un tema su cui c’è un forte dibattito in corso, molto polarizzato come usa oggi. Nel mezzo si trovano i Comuni, soprattutto i più piccoli, divisi tra quelle che sono le direttive per la digitalizzazione della PA e quelle che sono le risorse economiche, energetiche e di acqua a loro disposizione. Senza trascurare le preoccupazioni ecologiche della cittadinanza.
I Data center sono oramai designati a conservare la memoria delle pubbliche amministrazioni e a muoverne in un modo nuovo gli ingranaggi. Ma il cloud sembra immateriale finché non bisogna decidere dove costruire gli edifici che lo fanno funzionare, quanti ne servono, quanta energia destinare e quali risorse impegnare. È qui che il confronto si accende e coivolge più direttamente gli enti locali: attrarre investimenti, tutelare il territorio, rispondere alle preoccupazioni dei cittadini e garantire servizi digitali sostenibili.
Ai processi di sviluppo e innovazione della PA si accompagnano i timori per consumi elettrici, acqua e suolo. Dunque chi amministra ha bisogno di informazioni chiare, valutazioni precise sui singoli progetti e strumenti per distinguere le opportunità concrete.
Questi gli interrogativi cui è dedicato il nuovo appuntamento di VisionePA, la rubrica di Lentepubblica curata da Cecilia Capanna, che ha come claim “dietro la visione ci sono le persone”. Ospiti del confronto sono Roberto Masiero, Fondatore e Presidente di TIG – The Innovation Group, docente di Data Science presso l’Università di Milano-Bicocca, già presidente di IDC International, e Maurizio Décina, Professore emerito di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, già direttore Ricerca e Sviluppo di Italtel e commissario AGCOM, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Life Fellow, Institute of Electrical and Electronics Engineers
L’intervista affronta il rapporto tra data center e Comuni da due prospettive complementari: quella degli enti che acquistano servizi informatici e quella delle amministrazioni chiamate a confrontarsi con nuovi insediamenti. Con un’attenzione particolare ai piccoli Comuni che devono governare scelte tecnologiche complesse con personale e bilanci limitati.
Trovi video integrale del confronto a piè di pagina o puoi guardarlo qui
Data center e Comuni: conoscere il fabbisogno prima di investire
La dimensione economica spiega perché il tema sia così attuale. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel triennio 2023–2025 gli investimenti hanno raggiunto 7,1 miliardi di euro. Per il 2026–2028 risultano annunciati 83 progetti infrastrutturali, dal valore potenziale di 25,4 miliardi. Sono prospettive rilevanti, ma gli annunci non equivalgono a impianti realizzati.
Per i Comuni, la crescita dei data center in Italia comporta scelte urbanistiche e ambientali da valutare insieme alle ricadute economiche per le comunità locali.
Quanto di questa capacità servirà alla Pubblica Amministrazione? Masiero invita a distinguere il patrimonio informatico esistente dal suo utilizzo effettivo e dalla domanda futura. Il censimento promosso da AgID e dal Dipartimento per la trasformazione digitale costituisce una base conoscitiva importante. Per Comuni e altre amministrazioni centrali e locali, il termine indicato per compilare il questionario è il 30 ottobre 2026.
Nell’intervista emerge però un passaggio ulteriore: contare le infrastrutture non basta per programmare gli acquisti. Occorre conoscere carichi di lavoro, consumi, capacità utilizzata e possibilità di condividere i servizi.
L’interoperabilità può ridurre attività ripetitive e duplicazioni evitabili. Applicare il principio once only significa permettere il riutilizzo delle informazioni già legittimamente disponibili, attraverso scambi autorizzati e sicuri. Non comporta necessariamente creare un unico archivio nazionale. Restano inoltre indispensabili le copie e le ridondanze che assicurano continuità operativa e recupero dei dati.
Décina distingue poi tre esigenze spesso confuse: conservare documenti, consultarli con un assistente intelligente e affidare a sistemi di intelligenza artificiale una pratica articolata. Il fabbisogno di elaborazione cambia sensibilmente. Prima di dimensionare una fornitura, un ente deve quindi capire quali operazioni intende svolgere, con quali volumi e tempi di risposta.
Piccoli Comuni, cloud e sostenibilità dopo il PNRR
Per gli enti più piccoli, una delle questioni decisive riguarda ciò che accade dopo la migrazione. Il finanziamento iniziale non esaurisce il costo della trasformazione digitale: canoni, licenze, manutenzione e assistenza continuano a pesare sui bilanci.
Décina richiama la necessità di una programmazione pluriennale dei costi complessivi, capace di considerare anche i benefici e i risparmi ottenuti. La valutazione di una soluzione non può fermarsi al prezzo di avvio: deve comprendere la gestione ordinaria e le condizioni per cambiare fornitore.
Nella conversazione trovano spazio la gestione associata dell’ICT, il coordinamento tra amministrazioni e l’acquisto di capacità adattabile alle necessità. Sono prospettive particolarmente rilevanti dove mancano professionalità specialistiche sufficienti per affrontare autonomamente ogni scelta.
Il tema si collega alla sovranità digitale. Masiero osserva che ospitare un’infrastruttura in Italia non significa, da solo, controllarne tecnologie e servizi. Per la PA conta conservare competenze sufficienti a definire gli obiettivi, valutare le offerte e verificare i risultati. Esternalizzare un’attività richiede comunque la capacità pubblica di governarla.
Energia, acqua e ricadute locali: che cosa verificare
Un Comune interessato da un nuovo impianto deve poter distinguere i benefici del cantiere da quelli dell’attività a regime. Masiero sottolinea che un investimento consistente non si traduce automaticamente in un numero altrettanto elevato di occupati permanenti.
La valutazione dovrebbe quindi comprendere formazione, forniture locali, riqualificazione delle aree e opportunità per altre imprese. Nell’intervista propone impegni misurabili e verifiche periodiche, distinguendo gli obblighi di legge dagli accordi volontari con l’investitore.
Sul versante ambientale, Décina richiama indicatori di efficienza energetica, utilizzo dell’acqua e recupero del calore. Quest’ultimo va valutato rispetto alla presenza di utenze e infrastrutture che possano effettivamente utilizzarlo. Anche la localizzazione e il riuso delle aree dismesse incidono sul bilancio territoriale.
La Banca d’Italia evidenzia che la concentrazione dei data center può avere un’incidenza significativa sulla domanda elettrica locale. È un elemento in parte confutato, sostiene Masiero, che resta comunque da valutare, senza trasformarlo nella previsione automatica di un aumento delle bollette per ogni nuovo insediamento.
Il confronto si chiude con uno sguardo al 2036: servizi condivisi, amministrazioni meno frammentate e infrastrutture dalle prestazioni confrontabili. Per i Comuni, la questione attraversa bilanci, organizzazione e governo del territorio.
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Nel video integrale di VisionePA, Roberto Masiero e Maurizio Décina approfondiscono questi nodi e le scelte che attendono le amministrazioni nei prossimi anni:
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